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(Algemesì, Valencia, 6-IX-1664; Valencia, 29-IV-1712)

Anche Cabanillas o Cavanilles. Fanciullo cantore della catterale di Valencia, ne divenne primo organista sostituendo il suo maestro Jerònimo de la Torre. Sacerdote e musicista fecondo: circa 230 tientos, 160 versos, e, inoltre, toccate, battaglie, gagliarde, sempre sostenute da spiccata fantasia. Seppe valorizzare le ance “en chamade” di cui disponeva e che caratterizzavano molti strumenti spagnoli, controllando un procedere polifonico sempre chiaro e cantabile.
(Castelnuovo d’Asti, 11-I-1838; ivi, 28-II-1926)

Sacerdote, fu il primo cardinale della Società di don Bosco. Delegato apostolico dell’America Latina, fondò case salesiane in più paesi europei. Musicista, è caro a molti organisti per le sue pastorali di spontanea ispirazione e dal caratteristico modo italiano di illustrare il Natale.

(Inzago 1930 - 2000)
Compie i primi studi musicali con R. Mojoli e G.B. Magni, a questi affianca gli studi universitari prima di perfezionarsi in Composizione con A. Soresina. Nel 1952 fonda e da quella data dirige fino alla Sua morte il Coro "Valpadana" di Inzago (MI) e contemporaneamente è attivo quale compositore, sia nel repertorio popolare corale che in quello sacro, con messe, mottetti ed oratori, sia in campo strumentale, con brani per organo, pianoforte, orchestra.

(Imola 1872; Ravenna 15-I-1962)

Si diplomò al Liceo Musicale di Pesaro con Pietro Mascagni, dedicandosi fin dagli inizi alla musica sacra.
Nel 1897 fu nominato organista e direttore del coro della cattedrale di Imola. Nel 1905 si trasferì a Ravenna e su proposta di M. E. Bossi fu nominato organista e maestro di cappella nella chiesa metropolitana di quella città.
Fu insegnante di armonia all’Istituto “Verdi” di Ravenna dal 1923 al 1930.
Come compositore pubblicò numerose composizioni di musica sacra presso editori italiani e stranieri.
Ha scritto anche alcune “cante” popolari e canzoni per bambini.
(Parigi 1863; Torino 1952)

Diplomato in pianoforte, canto e composizione, ha fatto per qualche tempo vita d’artista nella capitale francese, a Buenos Aires, a Milano.
Poi si fissò a Torino, occupando il posto di maestro di musica nel Real Collegio Carlo Alberto di Moncalieri, e collaborando con “Musica Sacra” di Milano, con “Santa Cecilia” di Torino, “Schola Cantorum” di Bergamo e “Les maitres contemporains de l’orgue” di Parigi.
Compose musica sacra tra cui l’ “Ave Maria” a 4 voci miste, op. 221, Ed. M. Capra. e un consistente numero di pezzi per organo o armonio
Nato in Sicilia, si trasferisce in giovane età a Roma dove, insieme agli studi di filosofia, segue anche quelli di composizione e pianoforte.  Nel 1962 inizia ad insegnare Educazione Musicale nella scuola Media per ,poi, diventare docente di Pedagogia della Musica al Conservatorio "S.Cecilia" di Roma.
(Anversa, 1830; ivi, 1901)
Compositore, organista e organologo, ma anche sinfonista e operista.
Le sue pagine d’organo spesso risentono del pensiero orchestrale e si esprimono con densità di accenti e di ricerca armonico-accordale di ampie dimensioni. Educato nel coro della cattedrale di Anversa, terminò i suoi studi al Conservatorio di Bruxelles sotto la guida di Lemmens, a quei tempi considerato un capo-scuola della musica organistica europea. Fu per tutta la vita organista titolare del Duomo di Anversa. Nel 1890 inaugurò il nuovo organo della sua chiesa insieme a Widor e Mailly impegnati con lui su uno Sceyven dall’accentuato carattere romantico-sinfonico che ben si addiceva alla emergente letteratura organistica di fine secolo. La moderna musicologia organistica, dopo anni di oblio, lo rivaluta oggi come uno dei fondatori del moderno linguaggio organistico e come didatta di grande sensibilità. La sua espressione è solidamente ancorata alla scuola tedesca e alla tradizione germanica ottocentesca alla quale il compositore aggiunge spunti di carattere melodico irrorati su un catalogo organistico di un centinaio di titoli. (gnv)

(prob. Milano - sec. XIX)

Un’ interessante ed estrosa scoperta di Andra Macinanti, porta alla pubblicazione della “Prova di un organo moderno” data alla stampe da Bertuzzi in Milano (s.d.) e riproposta per i tipi Carrara nel 2001. Alfiere dell’organo serassiano, emergono nei tre offertori presentati dal Calvi, ancora sconoscito alla moderna ricerca musicologia, gli elementi tipici del compositore teso ad illustrare gli elementi coloristici dello strumento insieme allo stile caro all’epoca con “li tanto variati accenti della moderna musica”. Occasione concertistica per organisti alle prese con uno strumento attrezzato con fondi robusti, cono inglese, flauti, fagotto, tromboni o bombarde e registri d’eco, tutte invenzioni “fatte dal genio de’ valenti fabbricatori italiani”. (gnv)

(Longana di Ravenna, 26-VIII-1986; Fermo, Ascoli Piceno, 12-VI-1966)
Non vedente dalla tenera età, frequentò gli studi nelle varie discipline musicali prima presso l’Istituto Serafico di Assisi per poi diplomarsi al Liceo Musicale “Rossini” di Pesaro in Organo (1919) e in Composizione e Canto Corale (1920). Per tre anni, a partire dal 1923, fu il secondo organista della Basilica di S. Francesco in Assisi. Nel 1926 si trasferisce a Fermo dove per quarant’anni, fino alla morte che lo colse subito dopo un servizio organistico prestato alla Chiesa del Carmine, fu insegnante di organo, canto corale e musica in vari istituti e nei seminari cittadini (quello dei Frati Minori e quello Arcivescovile). Insegnante titolare di pianoforte presso l’Istituto Civico Musicale di Fermo, dal 1928 fu l’organista titolare della Cattedrale. Amico di Lorenzo Perosi, legato alla famiglia bergamasca dei Carrara, scrisse moltissima musica in parte edita, lasciando altrettanti manoscritti in “Braille” oggi di difficile decifrazione a causa dell’adozione di una tecnica del tutto personale di scrittura (da "Le Firme dell'Organo).
(Vodnany 1572;  Praga 1622)
Umanista e compositore formatosi presso l'Università di Praga, ne divenne Rettore nel 1621 e diede alle stampe una celebre raccolta di Psalmi Poenitentiales (1604). Gli stessi testi furono poi musicati quali Sacrarum Odarum nel 1611 con tracce di modalità ed elementi prebarocchi.
(Mantova, 16-IX-1822; ivi, 4-XI-1914)

Il conservatorio di Mantova è a lui intitolato. Nella sua città svolse opera di compositore, organista, direttore d’orchestra, didatta e organizzatore della cultura cittadina. Per 50 anni maestro di cappella e organista del duomo (messe, mottetti, vespri, inni, salmi e litanie, nel suo catalogo), non tralasciò di comporre per il teatro; numerosissime le sue pagine per pianoforte, le romanze e le opere destinate alla musica da camera. Apprezzato da Rossini che lo ebbe allievo al conservatorio di Bologna, rifiutò le offerte di importanti cappelle musicali e di prestigiosi conservatori italiani pur di rimanere nella sua Mantova.

(Milano, 28-XI-1958)

Diplomata in composizione con Fellegara al Donizetti di Bergamo, ha poi approfondito i suoi studi con Paccagnini. Porena e Donatoni. Si è inoltre diplomata in musica e canto corale a Verona. Docente presso il conservatorio di Novara ha diretto il gruppo vocale “Harmoniae Mundi”. Ricco il suo catalogo musicale dove ha trattato in diverse forme la voce, il pianoforte , l’organo e il clavicembalo. Non mancano le composizioni per nastro magnetico.
(Lavagna, Genova 20-I-1892; Chiavari 11-V-1958)
Compì gli studi musicali (pianoforte, organo e composizione) sotto la guida dei maestri don Stefano Ferro e Simplicio Gualco.
Dal 1914 tenne il posto di organista e maestro di cappella nel duomo di Chiavari, dove fu promosso canonico nel marzo 1953.
Insegnò canto sacro e storia dell’arte nel seminario diocesano e fu Presidente della commissione diocesana d’arte sacra.
Compose numerose Messe e un notevole numero di pezzi per organo o armonio, facili e gradevoli.
La sua vena inventiva e il suo misticismo lo portarono ad essere considerato “un poeta della musica sacra”



Codroipo, 1809; Cividale del Friuli, 1876
Fu un raffinato cultore della musica sacra nonostante fosse per lo più un autodidatta in questo campo. Attivo come maestro di cappella del duomo di Cividale, svolse tale servizio come successore di Giovanni Battista Rizzotti e ricoprì questa carica fino alla morte, quando prese il suo posto il suo allievo Jacopo Tomadini (che Candotti amava definire come il suo più grande capolavoro), anch'egli sacerdote. Candotti, assieme al suo allievo, promosse una riforma della musica sacra, eliminando o quantomeno riducendo gli interventi solistici dei cantanti e facendo sparire ogni forma operistica che in quel tempo dilagava abbondantemente nelle chiese, cosa che si può notare in particolar modo nei brani scritti dopo il 1845-'50.

Nel secondo periodo della sua vita fu estremamente autocritico anche nei confronti della sua stessa musica e stilando un catalogo cronologico delle sue opere non mancò di annotare, accanto a molte delle sue opere giovanili, dei commenti sarcastici circa la scarsa qualità di tali brani.

(S. Martino Buon Albergo, Verona 13-IV-1865; Verona 17-IV-1933)

Studiò col maestro Achille Saglia organista della cattedrale di Verona. Conseguì la licenza di pianoforte al R. Liceo musicale di Pesaro il 27 luglio 1897 (presidente della commissione Pietro Mascagni) e l’anno seguente il diploma di magistero.
Si dedicò con passione all’insegnamento privato e suonò l’organo in varie chiese della città e della diocesi, fissandosi definitivamente a Soave, titolare del grande organo Trice; quello strumento che nel 1889 richiamò i più illustri musicisti italiani a discutere sulle sorti della musica sacra. Fu lì che si organizzarono in “Comitato permanente per il decoro ed il progresso della musica sacra in Italia”.
Scrisse, oltre a varie Messe, anche una buona quantità di pezzi per organo o armonio.
(Cadro, Canton Ticino, 1927)

Sacerdote allievo di Luigi Picchi e di Luigi Agustoni al Pontificio di Milano dove consegue la licenza “summa cum laude”. Compositore prolifico, mostra un catalogo ricco di composizioni liturgiche quasi totalmente votato alla coralità: mottetti in lingua latina a più voci, messe e brani per l’ordinario, mottetti in lingua italiana, un grande numero di antifone, acclamazioni e inni, canti mariani, una serie di armonizzazioni ai corali e ai canti popolari, armonizzazioni e rielaborazioni di celebri melodie religiose e di canti natalizi. Meno numerosi i quartetti per archi e i brani destinati al pianoforte o alla banda.

(sec.XVI-XVII)
Scarsi i cenni biografici su questo musicista. Monaco benedettini, fu attivo soprattutto a Milano tra il 1580 e il 1627. Organista in varie chiese cittadine, tra cui il Duomo, San Simpliciano, S.Giovanni in Conca. Risultano tracce della sua presenza in Venezia intorno al 1592. La sua musica fu apprezzata oltre che a Milano, anche in Baviera, in Prussica, in Pomerania e in Slesia. (mr)


(Montenero, Grosseto 4-VIII-1921; Brescia 29-XI-1994)
Entrò nell’Ordine Olivetano nel 1931, fu professo nel 1938 e sacerdote nel 1946.
Studiò musica presso il Pontificio Istituto di Musica Sacra di Roma, diplomandosi in canto gregoriano nel 1953 e in composizione principale nel 1958. Insegnò esercitazioni corali nei Conservatori di Matera e di Brescia.
La sua produzione musicale, sempre distinta, cominciò negli anni preconciliari e si intensificò nel periodo seguito alla riforma liturgica del Concilio vaticano II: 13 Messe, parti singole di Messa, mottetti per ogni circostanza, servizi completi per i vespri, le lodi... per il matrimonio, per la liturgia funebre; un servizio completo per la Settimana Santa a 3 voci uguali (in latino); un buon numero di composizioni organistiche, trascrizioni di musiche del Banchieri, ecc
.
(Brescia 8-IX-1874; ivi, 29-XII-1944)

Allievo di Chimeri, Mascardi, Mapelli e Mattioli, si diplomò in composizione al Liceo Musicale di Bologna. Vinto il concorso presso l’Istituto Civico musicale di Brescia, vi insegnò armonia, solfeggio e pianoforte complementare e principale. Come pianista fece parte del Trio e del Quintetto bresciani.
Ma qui il Capitanio è da ricordare soprattutto come organista della prepositurale di S. Agata e come compositore di musica organistica e vocale per la liturgia
(Roma 11-V-1840; ivi 25-VII-1911)

Allievo del padre Gaetano (1811-1898), fu primo organista della basilica di S. Giovanni in Laterano dal 1875; poi maestro di cappella, subentrando al padre, dal 1898 alla morte. Contemporaneamente prestò servizio in altre chiese (S. Ignazio, S. Maria di Monserrato) e insegnò organo all’Accademia di S. Cecilia e alla regina Margherita.
Non potè invece, nonostante la nomina, insegnare nella neonata Scuola Superiore di Musica Sacra a causa della malattia che lo portò alla tomba.
Il suo posto fu preso da Ernesto Boezi.
Filippo Capocci fu definito “il più grande organista dopo un lungo periodo di umiliazione” (Corrado Moretti). Scrisse circa 150 composizioni per il suo strumento, quasi tutte pubblicate all’estero, oltre a varie composizioni di musica vocale liturgica. Di lui ha detto Ernesto Boezi, suo amico: “Ciò che colpisce è la semplicità, la chiarezza del suo discorso musicale che proviene dalla spontaneità dell’idea musicale e dalla evidenza di forma”.

(Saguedo di Lendinara, Rovigo, 6-X-1945)
Ha studiato a Venezia con Gino Gorini, Egida Giordani Sartori, Gian Francesco Malipiero, Ugo Amendola e Franco Ferrara. Dopo aver svolto attività di pianista, clavicembalista, direttore d’orchestra, è stato fino al 1998 Direttore del Conservatorio Statale di Musica “Antonio Buzzolla” di Adria.
Sono oltre 170 i numeri d’opus, 60 dei quali pubblicati dalle maggiori case musicali (oratori, cantate, opere liriche, opere per strumenti solistici ed orchestra).
Di rilievo l’attività di saggista e letterato (con la pubblicazione di quattro volumi di prosa e poesia), di conferenziere e musicologo (si veda il saggio “Le Stagioni colorate” sulla scoperta dell’arte “fonocromatica” attuata da Antonio Vivaldi).
Diplomato in Strumenti a Percussione, Musica Corale e Direzione di Coro e Didattica della Musica presso il Conservatorio G.Verdi di Milano.
Docente di Strumenti a percussione presso SMIM di Varese e docente di Pre-solfeggio e Propedeutica musicale presso l’Istituto Superiore di Studi musicali “G.Puccini” di Gallarate.
Svolge attività come Direttore di coro ed Ensemble strumentali.
(Como 16-I-1877; ivi 16-X-946)

Ottenne i diplomi di pianoforte e composizione all’Accademia di Bologna nel 1900, di organo e di canto corale al Conservatorio di Milano nel 1905 e 1911, di direzione d’orchestra a Bologna nel 1913.
La sua attività fu varia e multiforme come insegnante, organista in S. Fedele per un ventennio, direttore d’orchestra e compositore: lasciò una vasta raccolta di composizioni per organo, molte Messe e vari pezzi sacri. Va ricordato che nel 1911 in Francia fu vincitore di un concorso internazionale di musica organistica
(Roma,1956)

Diplomi al S.Cecilia e Magistero in canto gregoriano al Pontificio di Roma. Compositore e direttore di coro, ha scritto testi didattici e curato sezioni musicali per dizionari di importanti editori italiani. Titolare della cattedra di armonia al “Morlacchi” di Perugina, ha curato trasmissioni per Radio Rai e un ciclo completo di Storia della Musica Polifonica per la Radio Vaticana. Alcune sue composizioni sono state scelte quale prova d’obbligo in importanti concorsi corali nazionali ed internazionali.

(Roma, 3-III-1891; ivi, 19-IV-1964)

Si diplomò in Organo e Composizione nel 1916 dedicando poi la sua attenzione al teatro con operette, balletti e musica per film. Molta la musica di scena e pregevoli alcune opere sinfoniche. Fu scrittore e critico musicale. Partecipò alla Grande Guerra e in quel periodo ottenne successo con il “Preludio” per grande orchestra scritto in zona di guerra (1916) mentre in trincea compose anche un “Inno dei Granatieri” cantato dai commilitoni durante un assalto. Da un epistolario con Lorenzo Perosi si rilevano, nel periodo post bellico, angustie finanziarie con reiterate richieste d’aiuto all’allora maestro della Sistina. (da "Le Firme dell'Organo")
Giuseppe (Crema, 1703- Piacenza, 1779)

Maestro di cappella agli Incurabili a Venezia prima di passare a Piacenza in cattedrale. I notisti del tempo lo consideravano un valente musicista di teatro altri consideravano le sue composizioni tecnicamente corrette ma prive di uno stile personale. Al teatro e alle opere di ispirazione mitologica, aggiunse 35 mottetti, salmi, un paio di oratori insieme a musica strumentale con sinfonie per strumenti ad arco.
Torre Pellice, Torino, 24/VI/1945
Studia Organo da privatista con il M° Clemente picco, già organista titolare della Cattedrale di Pinerolo e si diploma presso il Pontificio Istituto di Musica Sacra di Roma sotto la guida di Raffaele Manari.
Successivamente si diploma in pianoforte con Ferruccio Busoni.
Studia armonia con Luigi Donorà, docente presso il Conservatorio "G.Verdi" di Torino sostenendo presso lo stesso Istituto la licenza di Teoria, solfeggio e Dettato Melodico.
Dal 1965 al 1970 è organista titolare presso la Parrocchia di S.Martino in Torre Pellice.
Nel 1981 viene chiamato a prestare servizio presso la Parrocchia di San Martino in Torre Pellice.
Nel 1981 viene chiamato a prestare servizio presso la Parrocchia di San Secondo in Torino, incarico che ricopre ancora oggi. 
(Marino, Roma, 18-IV-1605; Roma, 12-I-1674)

“Una esistenza serena e modesta, senza storia”, scrisse di lui Riccardo Allorto. Alcune tappe della sua vita di “impiegato della musica”: cantore e organista nel duomo di Tivoli, maestro di cappella del duomo di Assisi, maestro di cappella in Sant’Apollinare e nel contiguo Collegio Germanico.
Con lo scioglimento della Compagnia di Gesù, andarono disperse moltissime sue composizioni distrutte insieme all’archivio di San’Apollinare. Autore di “Historiae”, cioè componimenti simili all’oratorio, mostra una innovativa duttilità nel recitativo, una capacità di trattare il coro con potenza drammatica, di aprirsi ad un lirismo personalissimo e coinvolgente. Aveva capacità drammaturgica e si elaborava da sé i libretti giocando su efficaci interpolazioni nelle storie bibliche. Aveva una natura poetica epico-drammatica. Accorsero a lui da tutta Europa e tra gli allievi non mancano nomi importanti: Krieger, Kerll, Charpantier. Il suo corpus di composizioni è numericamente immenso. Sepolto nel pronao della Basilica di Sant’Apollinare, ceneri e lastra tombale di Carissimi andarono disperse nel rifacimento settecentesco della chiesa.
(Codognè, Treviso, 1-VII-1962)

Allievo di De Pieri, si diploma a Venezia in Organo, Composizione organistica, Prepolifonia Gregoriana. Consegue poi i diplomi di Clavicembalo, Pianoforte, Musica corale e Direzione di coro. Concertista e compositore, già titolare della Basilica S. Maria della Salute e della Chiesa Evangelica Protestante di Venezia, è organista titolare di S. Maria delle Grazie in Conegliano e membro della commissione per la tutela degli organi storici della Diocesi di Vittorio Veneto.
(Carpentras, Valcluse, 1745 ca. – Avignone 1548)

Polifonista attivo presso la Cappella Giulia in Roma al servizio Di Giulio II prima e Leone X poi. Trasferitosi in Francia alla corte di Luigi XII, pubblicò messe, mottetti, inni e alcune bellissime lamentazioni. Scrittore dalla prosa polifonica trasparente e di immediata gradevolezza, è autore di chansons e frottole su testi petrarcheschi sentendo nel suo periodo italiano l’influenza del Bembo.

1760-1831)

Compositore, organista e editore, si è formato musicalmente a Londra, tra i suoi didatti anche Samuel Wesley. La sua attività musicale prosegue poi in America soprattutto nel settore librario in collaborazione con I suoi fratelli Joseph e Thomas.
Carr compose oltre 275 opere profane e 85 sacre tra cui inni, salmi, messe, anthems e cantate. Tra le opere non si deve dimenticare l’aspetto pedagogico con la pubblicazione di The Analytic al Instructor (1826), Lessons and Exercises in Vocal Music (1811), and Short Methods of Modulating from One Key to Another.
Fu anche organista  a Filadelfia della chiesa cattolica di S. Agostino e  della cheisa episcopale di S. Pietro. Nel 1820 fondò la Musical Fund Society di Filadelfia.
(Bergamo, 25-12-1920; ivi 12-06-2006)

Pseudonimo utilizzato per le proprie composizioni dal Comm. Vinicio Carrara.
(Roma ,1715; ivi, 6-VII-1792)

Polifonista dalla scrittura lineare e dalla melodia espressiva e accattivante pur nel rigore di una scelta contrappuntistica che si rifà allo stile sodo. Fu maestro in S.Maria della Vallicella e, dal 1759 fino alla morte, in S.Giovanni in Laterano. Non mancano tra le sue composizioni opere teatrali di più sciolta ispirazione e oratori con riferimenti narrativi biblici. Ma il cuore della sua opera sono 24 messe, 10 magnificat, 43 inni, 150 antifone, 60 salmi, 110 graduali, 20 mottetti e 90 offertori, secondo l’autentico lavoro che in Roma veniva richiesto ad un maestro di cappella.

(Wurburg, 1807; Firenze, 1881)

Ovvero l’uomo dei primi interventi sulla necessità di riformare anche il suono dell’organo. Egli, infatti, nel 1844, scrisse  sulla “Gazzetta Musicale di Milano” uno studio intitolato “Del retto modo di suonar l’organo durante le sacre funzioni”, denunciando la superficialità degli organisti quali esecutori di motivi operistici e di  ballabili, affrontando anche temi di organaria. Deprecava ancora la mancanza di “scuole speciali d’organo” presso i conservatori italiani. Musicologo, consigliere comunale a Firenze nel 1859, fondò l’istituto musicale cittadino che sarebbe poi diventato l’attuale “Conservatorio Luigi Cherubini”. All’istituto fece annettere il “Museo degli Strumenti Musicali” facendo dono della sua importante collezione. Fu anche compositore di opere per il teatro, di sinfonie e di musica da camera; non mancano messe (anche organistiche) e manuali didattici tra cui il “Corso di Canto Corale” e il “Manuale d’Armonia” del 1876 pubblicato a Firenze. Tra le sue scoperte più importanti, il ritrovamento del Codice Squarcialupi.
(Ferrara, 1971)

Diplomato in Organo e Composizione Organistica presso il Conservatorio di Ferrara.
A fianco di una intensa carriera di concerti ha ottenuto diversi riconoscimenti in concorsi nazionali di composizione. E' organista della Chiesa Arcipretale di san Paolo di Mirabello (Ferrara).

(Roma, 9-XI-1697; ivi, 18-I-1760)

Polifonista  della Congregazione dei Musici e dell’Accademia di Santa Cecilia nella sua città natale dove svolse la sua attività di compositore e di maestro di cappella in S.Damaso. La sua produzione è squisitamente sacra: 7 messe a 3 e a 4 voci, una messa a 14 voci, 2 requiem, 2 stabat mater, un “passio” a 4 voci (“Ad honorem et gloriam  Domini nostri Jesu Christi”). Infine salmi, sequenze e responsori.
(Torino 1912; ?)

Nato a Torino nel 1912, ha frequentato la scuola d’organo presso il locale Conservatorio, uscendone diplomato. E’ stato organista presso il santuario Madonna della Libera in Pratola Peligna (Aquila)
(Gualdo Tadino, Perugia, 3-XI-1880; Roma, 15-IV-1943)
Sacerdote, musicologo, maestro di cappella e compositore. Diresse le cappelle delle cattedrali di Calvi, Teano, Caserta, Capua, Perugia e Vercelli prima di S. Giovanni in Laterano a Roma dal 1911. Grande musicologo (a lui si devono i “Monumenta Poliphoniae Italicae” e i primi 15 volumi dell’opera omnia di Palestrina insieme al lancio della rivista “Psalterium” nel 1907 e “Note d’Archivio” nel 1924). Quasi “rimossa” dalla memoria la sua vasta produzione sacra tra cui messe, mottetti, inni, raccolte di pagine per voci e organo (“Sacri Concentus” in 8 Voll.), laudi spirituali e alcune famose canzoncine dal delicato spirito devozionale.
(Firenze, 1652; ivi, 1719)

Sacerdote, fu l’organista titolare al Primo Organo del Duomo di Firenze  a partire dal 1685. Raffinato polifonista dallo stile rinascimentale, guardò nel suo comporre, a Frescobaldi e alla struttura palestriniana come riferimento strutturalistico della pagina musicale. Interessanti i suoi “Responsori della Settimana Santa” a 4 voci e i più conosciuti “Pensieri per l’organo in partitura” del 1714.
(Villasola, Cisano Bergamasco 13-V-1876; Bergamo 19-I-1970)

Sacerdote bergamasco, in gioventù studiò pianoforte con Airoldi e Previtali e dopo l’ordinazione sacerdotale (1902) ottenne di frequentare per 4 anni il Conservatorio di Milano: si diplomò così in organo e composizione sotto la guida di L. Mapelli. Tornato in diocesi, ricoprì vari incarichi; la guerra lo vide anche cappellano militare. Fu poi curato a Martinengo, organista a Chiari (Brescia) e cappellano di S. Lucia dal 1922 al 1938; trascorse gli ultimi anni presso la chiesa di S. Tommaso.
Scrisse in semplicità, con vena popolare. Pubblicò assai poco e, generalmente, a proprie spese.
(Milano, 5-XI-1939)

Ha studiato a Milano diplomandosi in Organo e Composizione organistica, Pianoforte e Canto corale avendo, tra gli altri, docenti come Galliera e Montani. Perfezionatosi in organo con Germani, è stato docente al Conservatorio di Piacenza dal 1971, a Brescia dal 1978 fino al 2000 quando è stato nominato alla cattedra di Organo Principale al “Verdi” di Milano. Docente al Pontificio Istituto Ambrosiano di Musica Sacra dal 1964, è organista titolare in S. Gregorio Magno a Milano.

(Castelfidardo, Ancona, 23-IV-1937)
Dopo gli studi pianistici si dedica all’organo, dal 1959 al 1962 è organista presso la Chiesa di St. Hildegard a Berlino, ove studia con Karl Foster; dal 1984 al 1987 è organista e direttore di coro della Basilica della Santa Casa di Loreto, incarichi che attualmente ricopre presso la Collegiata di S.Stefano in Castelfidardo. Ha pubblicato motetti polifonici, una messa e brani per organo.


(Lucca 1854-Milano 1893)        
Catalani  respirò in famiglia l'aria musicale. Conseguita la licenza liceale entò al Liceo musicale di Lucca, studiando composizione con Fortunato Magi. Proseguì gli studi a Parigi e al Conservatorio di Milano; aderì al movimento della Scapigliatura milanese operando con originalità sul fronte teatrale, senza trascurare la creatività cameristica e sinfonica.
(Napoli, 18-III-1920)
Giorgi e Zandonai sono i suoi primi maestri a Pesaro. Si trasferisce a Milano dove studia composizione con Ghedini e direzione d’orchestra con Antonino Votto. Si laurea inoltre in Filosofia alla Statale di Milano discutendo una tesi su Nietzsche. Nel 1948 entra come docente al Conservatorio “G. Nicolini” di Piacenza e tiene, negli anni, le cattedre di Teoria e Solfeggio, Armonia, Esercitazioni Orchestrali, Direzione di coro e Musica corale, Arte Scenica e, infine, Composizione. Dirige in Italia e all’estero concerti sinfonici e opere liriche; scrive, nel 1982, il volume “Il Teatro di V. Bellini” continuando l’attività di compositore.
(Buenos Aires, Argentina 14-VI-1902; Milano 1967)

Organista e compositore, ha studiato nel Conservatorio di La Plata; si diplomò poi in violino al Conservatorio di Bologna; ritornò poi nuovamente nelle aule del Conservatorio di Milano per studiare organo e composizione con G. Ramella e orchestrazione con A. Pedrollo.
Dal 1930 è stato organista e responsabile della musica in S. Calimero e in S. Maria del Paradiso a Milano.
Musicista dall’ispirazione tenue e vagamente impressionistica Catel è stato frequentemente pubblicato per le sue musiche sia vocali che organistiche.
( ? – Milano, 1800 ca.)

O anche Catenazzi. Frate minore visse la sua vita di compositore e musicista presso il convento di S.Angelo in Milano. Doveva essere particolarmente conosciuto ed apprezzato in città se è vero che lo troviamo come giudice per il posto a maestro di cappella del Duomo di Milano il (concorso dell’anno 1779), post mortem di Gian Andrea Fioroni. Casa Carrara ha pubblicato alcune sonate organistiche di gradevole fattura (curate da Gian Nicola Vessia), elaborate secondo la maniera ecclesiastica milanese di fine ‘700, cioè sui principi di correttezza, di attenzione a non cadere nell’accento teatrale, di giusta dimensione per non contraddire i concetti curiali che raccomandavano concisione ai compositori di chiesa. L’Archivio Musicale della Fabbrica del Duomo di Milano conserva alcune composizioni tuttora manoscritte (credo, magnificat, salmi e lucernari).

(Ferentino, 14-I-1911; Padova, 27-X-1975)

Frate Minore Conventuale. Studiò a Roma presso il Pontificio Istituto di Musica Sacra dove conseguì il diploma in composizione. Viene ricordato per lo scrupolo liturgico sia nell’esecuzione sia nella stesura dei suoi brani sempre attenti al taglio cultuale in ordine al testo e all’approccio stilistico (si vedano i mottetti, le litanie, gli inni e le messe). Nominato maestro nei santuari antoniani di Camposanpiero (Padova), lavorò tenacemente alla nuova liturgia. La morte lo colse mentre preparava le musiche per le festività natalizie. I santuari antoniani erano e sono luogo di attrattiva e oasi di spiritualità per i pellegrini attratti dalla devozione al Santo. Ricordiamo il Santuario del Noce, S.Giovanni Battista dove Antonio ebbe la visione di Gesù Bambino e il Convento dei Frati Minori Conventuali.
(Bergamo, 1-IV-1953)
Si diploma in Composizione a Bergamo con Vittorio Fellegara e si perfeziona ai corsi estivi dell’Accademia Chigiana di Siena con Franco Donatoni e Witold Lutoslawsky. Segue i corsi di direzione d’orchestra con Franco Ferrara e Bruno Martinotti oltre a laurearsi al DAMS di Bologna. Insegna composizione a Bergamo dove ha fondato il “Gruppo Fiati Musica Aperta” e con Fellegara dirige l’Associazione Musica Aperta. Compositore eseguito a livello internazionale, ha lavorato con Radio Rai, con la Radio Ungherese e ha collaborato con il Festival di Cracovia. Per Casa Carrara è co-direttore editoriale dell'Opera Omnia di Daniele Maffeis.
(Castiglione Torinese 4-XII-1878; ivi 29-VII-1963)
Rimasto orfano all’età di 3 anni fu affidato all’Istituto salesiano, dove fu allevato e dove trovò anche il suo primo maestro di musica in Giuseppe Dogliani.
Poi si trasferì a Milano, sempre ospite dei salesiani, per studiare al Conservatorio: organo con L. Mapelli e composizione con V. Ferroni. Qui si diplomò nel 1907.
Nella tarda estate del 1907 giunse a Cremona per prendere possesso del posto di primo organista e di maestro di cappella nella cattedrale, posto regolarmente vinto in un apposito concorso. In quel posto rimase fino alla morte (1963).
Agli impegni in cattedrale aggiunse l’istruzione della Schola del seminario, la direzione della corale “A. Ponchielli” e della banda cittadina.
Legato fin dagli inizi all’editore Carrara da vincoli di amicizia e di sintonia artistica, ne diresse autorevolmente i periodici: “Choro italico” (1932), “Musica orante”, “L'Accademia Musicale” (1937-1943).
Compose e pubblicò un grandissimo numero di mottetti e altre composizioni vocali e una quantità imprecisata di pezzi per organo e armonio
Alla quantità di musica si accompagnava indubbiamente la facilità e la gradevolezza della stessa. Le composizioni uscivano dalla penna del Caudana con estrema naturalezza e con altrettanta immediatezza venivano recepite e godute.
(Bergamo, 1556 ca.; ivi, 11-VIII-1626)

Cantore della cappella del Duomo di Bergamo e poi maestro direttore della stessa. Dal 1589 ricoprì lo stesso incarico alla cappella di S.Maria Maggiore nella sua città natale. Operò nella composizione vocale sia sacra che profana (belle e spigliate le sue canzonette a tre voci) ma espresse il meglio nei brani cembalo-organistici dove non mancano, nella gravità degli accenti, arditezze armoniche e intervalli cromatici desueti ai compositori coevi. La sua raccolta musicale più significativa porta il titolo “Sudori musicali” ad accertarne lo sforzo di ricerca stilistica avanzata rispetto ai tempi. Messe, salmi e madrigali fanno degna corona alla sua musica strumentale.

(Urbino, 1510 ca. – Mantova, 1565 ca.)

Detto “Girolamo d’Urbino”. Visse a Mantova, organista del duomo e consulente artistico per la costruzione dell’organo di Santa Barbara affidata a Graziadio Antenati. Le sue intavolature segnano un momento decisivo nello svolgimento dell’arte organistica italiana. Ai ricercari di tipo toccatistico del padre Marco Antonio, contrappone un severo ricercare contrappuntistico politematico. Inoltre offre la prima vera testimonianza dell’elaborazione contrappuntistica di melodie liturgiche che culminerà nella grande arte frescobaldiana. (ra)
(Bologna, 1485 ca. - ?, dopo il 1569)

Scarse le notizie sulla sua vita. A Bologna faceva parte, probabilmente, degli allievi di S.Petronio. Lo ritroviamo ad Urbino e alla Cappella Marciana in Venezia come contraltista. Fu anche a Roma come “sonatore di gravicembalo” al servizio di Leone X. Tra il 1536 e il 1537, risulta organista alla Cattedrale di Chioggia. Suo figlio lo ricorda “ammalato già da molto tempo” nel 1569. Poi si perdono le notizie sul suo conto. Amico di Pietro Bembo, Francesco Cornaro, Pietro Aretino, ci lascia un’importante raccolta organistica dove emerge il pensiero musicale di un compositore di grande esperienza polifonica insieme ad una indubbia capacità discorsiva sostenuta da una severa logica costruttiva.
(Bologna, 5-IX-1965)

Organista e compositore, ha al suo attivo pagine d’organo destinate alla liturgia (fantasie, pastorali, preludi e toccate) oltre a numerose composizioni per tromba e organo tra cui la “Raccolta di undici pezzi per tromba e organo). Ha studiato a Bologna diplomandosi in organo e composizione. E’ organista presso la Basilica di S.Maria dei Servi nella sua città natale.

(Carate Urio, Como, 17-VII-1912; ivi 04-XI-2008)

Sacerdote e musicista, è stato “l’ombra” di Luigi Picchi in tutti gli anni di attività e di permanenza del maestro a Como. Insegnante in seminario, vicario a Cermenate, coadiuvò Picchi nella preparazione musicale della cappella che per anni era formata dai seminaristi comaschi. Fu l’anima organizzativa della “Edizioni Musicali Schola” di Como. Lascia alcune candide pastorali per organo, un genere particolarmente amato e trattato con genuina semplicità.
(Noale, Venezia 19-VIII-1931)

Ha compiuto gli studi musicali al Liceo pareggiato “C. Pollini” di Padova e al Conservatorio “B. Marcello” di Venezia, diplomandosi in pianoforte (1953), organo (1955, con i maestri Dalla Libera e Dalla Vecchia) e composizione (1957, con il M° Pedrollo). Ha poi frequentato i corsi di perfezionamento per l’organo con F. Germani presso l’Accademia Chigiana.
Dal 1960 ha insegnato organo al Conservatorio di Bari e, attualmente, tiene la stessa cattedra al Conservatorio di Roma.
All’intensa attività concertistica ha unito talvolta l’interesse per la composizione organistica e liturgica.
(Monturano, Ascoli Piceno 21-II-1904; Porto S. Giorgio 3-I-1986)

Studiò nel seminario di Fermo, ricevendo l’ordinazione sacerdotale l’8 dicembre 1927. Nel 1930 seguì i corsi del Pontificio Istituto di Musica Sacra di Roma, riportando i diplomi relativi nel 1934 e ’35.
Successivamente ottenne il diploma in composizione presso il Conservatorio di Bologna e frequentò il corso di perfezionamento del maestro I. Pizzetti, all’Accademia di S. Cecilia di Roma.
Nel 1944 fu nominato insegnante di musica nel seminario di Fermo e direttore della cappella musicale del duomo.
Con padronanza tecnica e originalità di ispirazione C. Celsi ha affrontato con ottimi risultati tutti i generi di musica: sinfonica, lirica e sacra.
Ha scritto almeno 20 messe, di cui 8 edite ed alcune premiate, come la “Missa in honorem S. Leopoldi” a 3-4 voci miste e organo (1936), o la “Missa Mater misericordiae” a 4 voci miste e organo (1951).
(Monza, Milano, 30-XI-1903; ivi, 26-I-1997)

Si è diplomato in organo a Milano nel 1925, a Bologna in composizione nel 1927 e a Parma in pianoforte nel 1930. Ha insegnato nei Conservatori di Piacenza (1932-35), di Parma (dal 1937), di Torino (dal 1947) e di Milano (dal 1964 al 1974).
E’ stato direttore, dal 1962, del Liceo Musicale di Monza. In tanti anni di attività musicale si è meritato la fama di grande didatta e notevole concertista d’organo.
Dal 1927 fino allo scoppio della guerra ha retto le sorti della rivista “Musica Sacra”, divenuta sua proprietà. Scrisse 7 Messe (tre a 1 voce, due a 2, una a 3, una a 4), molti Mottetti e numerosa musica per organo; inoltre “Didattica organistica” (Milano, 1941), “Pedalazione organistica” (ivi, 1958), “Liber organi” (ivi, 1958)
(Ischia di Castro, Viterbo 1946)

E' stato Direttore Pastorale Giovanile della Diocesi di Viterbo.
Con le sue canzoni l'autore ha dato un contributo originale alla Pastorale della comunicazione nel mondo giovanile. Fondatore dell'Associazione "Il mio Dio canta giovane" . Ha ricevuto il premio Golden Graal ed il "David Mondiale". Le sue canzoni sono utilizzate nella Catechesi, nella Liturgia, nelle attività dei gruppi giovanili.
Da alcuni anni si esibisce con "I Parsifal".
(Sinalunga, Siena 1767; Siena 24-VIII-1834)

Nominato organista della Cattedrale di Siena il 15 giugno 1787, ottenne nove anni dopo la carica di maestro di cappella della stessa Cattedrale. Apprezzato cembalista e pianista, fnon disdegnò l'utilizzo del violoncello che gli consentì di effettuare molte rappresentazioni teatrali nell'Orchestra del Teatro comunale senese.
Musicista multiforme, ebbe incarichi come la direzione dell'Accademia dei Ravvivati, fu direttore della musica da chiesa di San Vigilio e anche direttore della Banda del Comune.
(Torino, 1803 – ivi, 1869)

Allievo del padre che era un chitarrista. Dapprima cantore e poi dal 1831 e, probabilmente fino alla sua morte, organista del Duomo di Torino. Collaborò con Casa Ricordi per la quale trascrisse per l’organo numerose melodie appartenenti all’opera lirica secondo la moda del tempo. Rimangono di lui alcuni fascicoli dal titolo “Trentasei versetti scelti concertati pe’ registri più comuni”.

(Budrio, 17-VIII-1879; Bologna, 27-VII-1952)

Virtuoso del violoncello e compositore. Apprezzato da Toscanini di cui fu primo violoncello, si dedicò alla rinascita della musica strumentale italiana e alla sua riscoperta. Ebbe la fortuna di collaborare ad una sorta di cenacolo musicale con figure di musicisti italiani di rilievo a partire da Ottorino Respighi, per passare a Bruno Mugellini, uno dei didatti italiani più conosciuti al pianoforte per finire con i violinisti Mario Corti e il Fantuzzi. Sua è la suite “Cinque pezzi per violoncello e pianoforte” del 1920 dove viene, attraverso un percorso virtuosistico, rivisitato il viaggio musicale del preludio, della canzona, della stravaganza, della cantilena e della burlesca. A lui Respighi dedicherà una raccolta di variazioni per il suo strumento con l’accompagnamento del pianoforte. Fu un appassionato collezionista di dipinti, stampe e disegni di autori emiliani e bolognesi che costituiscono oggi una preziosa reliquia artistica del ‘600 e del ’700 bolognese. (gnv)
(Casirate d’Adda, Bergamo 18-II-1869; Varese 21-IV-1916)

Ebbe come primo maestro il vecchio Zelioli di Caravaggio; poi studiò al Conservatorio di Milano contrappunto e fuga con L. Mapelli, composizione con A. Catalani, organo con P. Fumagalli, riportando i diplomi di organo e composizione.
Fu organista al santuario di S. Maria presso S. Celso e alla basilica Ambrosiana, finché non vinse il concorso di maestro di cappella e organista nella chiesa di S.Vittore.
Ebbe un incarico straordinario in organo al Conservatorio di Milano e insegnò musica corale nell’Istituto Salesiano di S. Ambrogio di Milano.
L. Cervi fu considerato ottimo organista e accompagnatore; e certamente anche buon compositore. Consistente e valido fu il suo contributo alla realizzazione delle “Melodie Sacre” curate da L. Perosi.
(Marsiglia 1874; ivi 9-XII-1962)

Ebbe per maestri D. G. Battista Grosso dei Salesiani, Messerer e Caune del Conservatorio marsigliese e Dom A. Mocquereau dei benedettini di Solesmes.
Fu per molti anni insegnante di musica nel seminario locale e maestro di cappella nel duomo di Marsiglia, di cui fu anche canonico.
Compositore fecondo e “facile” scrisse una dozzina di Messe a più voci, numerosi canti popolari e volumi di composizione per organo.
In Italia si fece conoscere con le “Mélodies religieuses” (edizioni Carrara), raccolta di musiche organistiche che godettero di una certa fortuna per la semplicità e chiarezza di stile.
(Ferrara, 19-I-1920; Milano, 24-XII-2002)

Ha conseguito i diplomi di violino (Ferrara), composizione (Milano, con R. Bossi), e la laurea in lettere (Bologna). Ha pure seguito un corso di perfezionamento per la composizione con Paul Hindemith a Salisburgo nel 1948.
E’ stato capo settore musica alla Direzione generale della Radio-Televisione Italiana in Roma e direttore artistico presso importanti istituzioni musicali (Scala di Milano, Teatro Regio di Torino, Angelicum di Milano, Ente Arena di Verona, Opera di Genova).
Dopo aver insegnato al “Morlacchi” di Perugia, dal 1968 è passato al Conservatorio di Milano.
(Parigi 1634-1704)

All'età di 15 anni si trtasferì a Roma dove fu allievo din G. Carissimi. Rientrato a Parigi nel 1662, collaborò con Molière.
Maestro di musica della principessa di Guisa nel1680, divenne nel 1684 maestro di cappella nella Chiesa dei Gesuiti (St.-Louis) e, nel 1698, della Ste.-Chapelle.
Scheda al momento non disponibile
(Parigi, 21-I-1855 – Limay, 10/-VI-1899)

Eleganza e cultura francese. Il suo salotto accolse il meglio delle arti di una Francia che a fine ‘800 andava risvegliando la sua anima intellettuale. Allievo di Massenet e Franck, è ancora oggi ricordato per il suo “Poème” in mi bemolle maggiore per violino e orchestra e per la sua opera vocale piena di preziose sfumature armoniche. Fu Segretario della Società Nazionale de Musique per un decennio, fatto che gli consentì do avvicinare il meglio dei musicisti francesi del suo tempo. Morì anzitempo per un banale incidente in bicicletta la cui caduta gli fu fatale.
(Lima, 1899 - ivi, 1950)

Sacerdote. Allievo al Pontificio in Roma di Perosi e Refice. E’ stato maestro di cappella e organista della cattedrale di Lima. Autore di musica sacra, si è distino anche in pagine pianistiche spesso ispirate alla tradizione incaica. Rimane di lui un’operina buffa e qualche canzone su testi peruviani.
Carrara ha pubblicato un suo brano per organo (Entrata all’antica) di immediato effetto.

(Parma, 1686 – Cassel, 1775)
Italiano di Nascita ma europeo di adozione. Fu in Spagna dove divenne celebre con le sue opere, poi a Wurzburg come consigliere musicale del vescovo locale. Carlo I° lo chiamò come maestro di cappella di corte e come direttore musicale. Trasferimento in Inghilterra per circa cinque anni e infine consulente artistico di Federico I° di Svezia. Girovago della musica. Rimane nel ricordo la sua opera “L’innocenza difesa”.
(Pistoia, 1647 – ivi, 1704)

Fu maestro di cappella a Ferrara e a Pistoia nelle rispettive chiese cattedrali. Molta la mottettistica pubblicata vivente l’autore. Nel suo catalogo gli si attribuisce anche una sonata per organo. Ma ancora più significativa è la sua opera teatrale e soprattutto gli oratori la cui composizione è concentrata negli ultimi 20 anni del ‘600. Sua la Passione di “Giesù Cristo” scritta nel 1677.

(Firenze, 14-VIII-1760; Parigi, 15-III-1842)

In un medaglione di Piero Mioli, il sintetico ritratto del musicista fiorentino:” Partito presto per Parigi, fu severo insegnante e poi direttore al Conservatorio, compose quartetti ineccepibili e messe di drammatica solennità, lavorò per “l’Opéra” e per “L’Opéra-Comique” forgiando un teatro pieno d’azione, denso di strumentale (anche descrittivo), plastico di canto (e non belcantismo), ora mitologico ora favolistico e più spesso riferito alla “pièce à sauvetage”. Tale è la sinistra “Lodoiska”, ma il capolavoro di “Médée”, coi suoi recitativi parlati (poi musicati da certo Lachner), sembra dar corpo musicale all’antica voce di Euripide e di fatto erige un monumento quasi privato di passato e di futuro. Un italiano fortunatamente transfuga”.
(Sassari, 1971)

Compositore, pianista, virtuoso di musical saw e di dan bau vietnamita, chitarrista e banjoista, direttore di cori gospel, declamatore di poesia sonora futurista, produttore di concerti, musicologo: proteiforme può esser considerata la carriera di Luciano Chessa.
Dal 1999, nella carica di Coordinatore degli eventi musicali dell’Istituto Italiano di Cultura di San Francisco, città in cui risiede abitualmente, promuove l’opera dei maggiori compositori e interpreti italiani in collaborazione con le istituzioni concertistiche e le università americane più prestigiose.
La prestigiosa Biennale delle Arti di New York, gli ha commissionato il primo progetto completo di ricostruzione degli intonarumori di Luigi Russolo. L’evento è stato celebrato a San Francisco e a New York con una serie di concerti curati da Chessa e che includevano brani scritti espressamente per questa occasione da compositori fra cui Mike Patton, Blixa Bargeld, Ellen Fullman, Elliott Sharp, Pauline Oliveros, Ulrich Krieger, Carla Kihlstedt, John Butcher, oltre che un nuovo lavoro di Chessa, L’acoustique ivresse, scritto per voce recitante e ensemble di intonarumori.
Chessa ha insegnato e tenuto conferenze presso il St. John’s College di Oxford, la Columbia University, Stanford University, i Conservatori di Bologna, Sydney e Melbourne, l’Università della California a Berkeley, l’Università della California a Davis, EMPAC (RPI). Dal 2006 insegna Composizione, Storia della Musica Contemporanea e Pratiche d’Improvvisazione presso il Conservatorio di San Francisco.
Fra le sue composizioni sono da ricordare, tra le altre, il duo per pianoforte e percussioni Petrolio da Pier Paolo Pasolini (2005), Il pedone dell’aria (2006), per orchestra e doppio coro di voci bianche, Louganis (2007), per pianoforte e video,
Recitativo, aria e coro della Vergine (2008), per due soprani, coro gospel, quartetto madrigalistico, chitarra, harmonium, celesta, archi e sette percussioni, e Amadou (2008) per sola chitarra.
(Brescia, 1717 ca.-Cremona, dopo il 1765)

Detto “Il Brescianino”. Pochissimi gli elementi biografici attorno a questo compositore attivo in campo teatrale prima a Venezia e poi a Cremona. Scrisse su testi del Metastasio e del Goldoni. Alcuni documenti lo citano come maestro di cappella a Cremona. Oltre alle opere teatrali, affiorano arie e sonate per clavicembalo e organo intorno al 1765. Due suoi intermezzi, “L’amor fa l’uomo cieco” e “Il geloso schernito”, furono per molto tempo attribuiti a Pergolesi come si potrà evincere dal Walcker in “Two centuries of Pergolesi forgeries and misattributions” (gnv)

(Milano 12-V-1885; Einsiedeln in Svizzera 22-VIII-1965)
Alla scuola del maestro Mapelli, nel Conservatorio milanese, si diplomò nel 1912 in organo e composizione organistica.
Fu nominato insegnante di armonia al Liceo Musicale “G. Frescobaldi” e successivamente vice direttore del medesimo istituto; seguendo le orme del padre Federico fu organista in S. Eustorgio e nel 1939 nella stessa basilica-santuario di S. Celso. Per vari anni diresse la corale “V. Bellini” con la quale collaborò all’esecuzione degli oratori di L. Perosi.
Tenne molti concerti d’organo, collaudando anche strumenti nuovi e, come organista dell’orchestra della Scala, suonò con Toscanini, tra l’altro nella sinfonia di Saint-Säens.
Acquisì, inoltre, competenza e fama come didatta di canto, e in questa veste entrò nella Scuola di avviamento al canto del Teatro alla Scala; usufruirono delle sue lezioni cantanti come Cesare Siepi, Giuseppe Di Stefano, Lina Pagliuca, Maria Erato... per citare i più noti.
Cesare Chiesa è anzitutto autore teatrale di discreto successo e annovera nel suo catalogo lavori di ispirazione religiosa di ampia struttura (oratori, cantate per soli coro e orchestra). Scrisse oltre 200 pezzi per organo o armonio.
(Cuggiono, Milano, 27-I-1858; Milano, 1939)

Iniziò lo studio della musica col padre, compositore e organista nella chiesa milanese di S. Pietro Celestino, e li completò al Conservatorio di Milano con i maestri Panzini e Dominiceti, diplomandosi in composizione nel 1883.
Fu organista della basilica eustorgiana di S. Stefano Maggiore, e nel 1907 vinse il concorso a maestro di cappella in S. Celso, sempre a Milano.
Con la composizione e con le esecuzioni della sua Schola Cantorum aderì volentieri al movimento di riforma della musica sacra; si trovò quindi al fianco dei pionieri G. Amelli, G. Terrabugio, A. Nasoni, A. Andreoni.
(sec. XVIII)
A Firenze o a Milano? Contrasti sulla nascita. Di sicuro la sua attività fu ambrosiana e sulle sue composizioni vocali di metà ‘700 appare la scritta: ”Milano, luglio 1758”. E almeno fin qui ci siamo. Altre notizie ci confermano la sua presenza in chiese ancor oggi care ai milanesi: San Satiro e San Giorgio a Palazzo, Sant’Eustorgio e San Lorenzo. Ma lo sappiamo anche in S.Maria Fulcorina e in Santa Maria alla Scala, la chiesa abbattuta sulla cui area si pensò ad un teatro destinato poi a diventare nel tempo un simbolo cittadino. Non si scandalizzi il lettore: i musicisti da chiesa milanesi avevano il vezzo di moltiplicare le collaborazioni e dove c’era da suonare, da dirigere e da raccogliere soldi, erano di efficiente presenza sottraendo spesso cantori e organisti allo stesso Duomo. Era al cembalo quando ci fu la prima al Palazzo Ducale di “Mitridate re del Ponto”. Dicevano bene di quel ragazzo che già scriveva opere e si chiamava Volfango, all’italiana. Forse si parlarono per acconciare alla meglio i recitativi. Era altresì amico di Sammartini e videro insieme il fiorire della musica a Milano, dove giravano Lampugnani, Piazza, Fioroni, Sarti, Giulini e Galimberti. Musica nei palazzi, nelle chiese, nelle corti. Le sue composizioni sono distribuite in una sorta di percorso misterioso. Manoscritti non solo a Milano o a Genova, ma a Dresda, Vienna, Karlsruhe. L’editore Welcker di Londra gli pubblico “Sei Trio” per due violini e basso continuo. Dal 1784 di lui si perdono le tracce. Come per la nascita, contrasti sull’anno di morte. (gnv)
(Roma, 22-I-1939)
I cultori della buona musica lo possono riconoscere per la sua carriera concertistica come valentissimo pianista spesso in duo con la moglie, il mezzosoprano  Patricia Adkins Chiti a sua volta presidente della notissima “Fondazione Adkins Chiti: Donne in Musica”, da lei stessa creata.
Uscito dalla scuola di Santa Cecilia in Roma e dai corsi di perfezionamento con Arturo benedetti Michelangeli e Carlo Zecchi, Gian Paolo Chiti assomma alla carriera di esecutore quella del compositore eseguito in sedi prestigiose. Studiare il suo catalogo consente di vedere come il musicista ami indagare aree creative diversificate per tipologia estetica e per strumentazione. Non solo pianoforte, dunque. Organo, clavicembalo, flauto, sax, fagotto, chitarra, violino e violoncello, vengono giocati nella loro sfera solistica. Ragguardevole il numero delle composizioni di musica da camera anche qui trattata con diverse formazioni strumentali, oltre alla musica per orchestra. Il coro ha le sue espressioni sia a cappella che con accompagnamenti particolari, aderenti ad una originale testualità. Interessante anche il lavoro di trascrizione e di revisione su autori del periodo classico spesso non conosciuti se non alla musicologia specialistica. E’ stato docente di composizione al Conservatorio di Santa Cecilia e per dieci anni vicedirettore della istituzione romana.
(Zelazova Wola, 22-II-1810; Parigi, 17-X-1849)

Il romanticismo al pianoforte. Polacco di nascita, conserva nella sua musica il ricordo della patria lontana e  infelice, evocandone i canti e i ritmi agresti uditi durante la fanciullezza con le sue mazurche, i temi marziali e le parate pittoresche della nobiltà che si riversano nelle polacche anche quando l’accento si fa più drammatico e politicamente urgente. E infine, del suo popolo, viene evocato nelle ballate, il gusto epicamente fantasioso e a volte di tenero rimpianto. Tedesco di formazione, svela un senso istintivo della strumentalità, una naturale disposizione all’equilibrio formale che travasa non solo nei concerti per pianoforte e orchestra e nelle sonate, ma anche in tutti gli aspetti della sua attività creativa, sino a quegli aforismi sonori di immacolata bellezza che sono i preludi. Francese di elezione, è l’artista di massimo rilievo nel quadro del romanticismo europeo che prese stanza a Parigi dopo la rivoluzione del 1830, accentrando attorno al pianoforte le componenti della ispirazione dolce e tumultuosa al contempo. La note preminente della sua anima è il pessimismo accanto al bisogno di una confessione melodica, di un dettato confidente e della ricerca di una via liberatrice. Per cui, come si legge nell’abbondante letteratura dedicata al maestro polacco, egli è il cantore  di un dolore sereno, è il padrone di una melodia nobile e spontanea, supportata da un’armonia di squisita fattezza e con una percezione precisa della scansione psicologica dell’anima.
(1767 - 1833)    

Fu allievo del musicista napoletano Antonio Maria Ammone, maestro di cappella della Basilica di S: Francesco in Assisi. Vestì l'abito talare e fu maestro di cappella e organista a Tolentino (Cattedrale), Macerata (Cattedrale) e nella Collegiata del suo paese natale.
Tra le sue molte composizioni sacre si annoverano anche alcuni oratori.
(Palmi, 23-VII-1866; Varazze 20-XI-1950)

“Adriana Lecouvreur” è la sua opera più nota, quella che lo mise in evidenza dinnanzi al pubblico internazionale insieme alla meno fortunata, ma non per questo meno amata dal compositore, “L’Arlesiana”. Dopo La rappresentazione della tragedia in tre atti “Gloria” (Teatro alla Scala, 15 aprile 1907, direttore Toscanini) la sua attenzione di compositore si rivolse alla musica da camera, al sinfonismo, alle pagine per pianoforte e alla musica vocale. Fu direttore dei conservatori di Palermo e di Napoli, in quel S.Pietro a Macella dove aveva studiato da giovane mettendosi in luce con alcune sue composizioni premiate e con il melodramma “Gina “ lì rappresentato e dove già era possibile intravedere la forte tempra vocazionale per l’opera lirica

(Milano, sec.XVI)

Fratello del più noto Gian Paolo, operò a Milano in S.Maria della Rosa e successivamente in S. Maria Maggiore in Bergamo. Mancano altri elementi per rendere meno labile la sua biografia alimentata da alcuni libri e raccolte d’epoca (attorno al 1630) dove appaiono alcune sue composizioni tra cui una messa a 4 voci.

(Milano, 1570 – ivi 1630)

Storico organista e maestro di cappella del santuario mariano milanese di S.Maria presso S.Celso.
Sostituì Ottavio Barriola già organista in S.Marco in Milano. Ottenne la carica di organista nel 1595 e quella di direttore del coro nel 1614 senza mai ottenere il più prestigioso incarico di maestro di cappella. Sono ancor oggi noti alcuni suoi mottetti dalla pregevole scorrevolezza, “stringati e buoni” scrivevano i cronisti del tempo, oltre alla musica strumentale di dotta ricercatezza.

(Aversa 1749 - Venezia 1801)

Studiò al Conservatorio di Santa Maria di Loreto a Napoli.
Dopo aver indirizzato inizialmente la sua vena creativa nell'ambito della musica sacra, fece rappresentare al Teatro Fiorentini di Napoli la Sua prima opera comica. La fama di compositore geniale e fecondo varcò ben presto i confini italiani. Nel 1787 si trasferì a Pietroburgo, dove restò quasi quattro anni come Maestro di Cappella e insegnante di musica di due nipoti dell'imperatrice Caterina II, componendo due opere serie, drammi, cori e cantate. Rientrato in Italia aderì alla rivoluzione napoletana, fu incarcerato, perseguitato e condannato a morte dai Borboni. Salvato per intervento del cardinale Consalvi, abbandonò il Regno delle Due Sicilie e morì a Venezia. Oltre ai lavori teatrali, è da ricordare per le composizioni vocali profane, i componimenti per tastiera, flauti, clavicembalo e orchestra.
(Vicenza1780-Venezia1850)

Studiò in patria, iniziando la sua carriera artistica come organista della chiesa di S. Corona e nel Santuario di Monte Berico. In seguito fu a Cittadella e a Padova.
Fu nominato organista in Sant'Antonio Nuovo a Trieste nel 1836 per suonare l'appena costruito strumento di Giovan Battista De Lorenzi.
Non potendo sopportare il clima della città, nel 1849 lasciò il posto al figlio Guido (Vicenza 1804 - Trieste 1878) e si ritirò a Venezia.
Una copiosa raccolta di sue musiche manoscritte è custodita ne "Fondo Gonzati" della Biblioteca Bertoliana di Vicenza.

(Camerota, 24-III-1928; ivi, 12-XI-1977)
Un suo “Momento spirituale” è rintracciabile tra le composizioni premiate del Primo Concorso “Vittorio Carrara” del 1969. Una pagina semplice, impostata su un ostinato in tempo ternario con un suo risultato finale ci voluto raccoglimento spirituale. Insegnante, era in possesso di creatività melodica che lo portò a produrre molte pagine di musica sacra e profana. Poeta e pittore, lascia alcuni libri di versi, dipinti a olio su tela, sculture in gesso.
(Brescia, ?-X-1867; 9-VI-1948)
Si diplomò a Milano studiando con Saladino (insegnante anche di Lorenzo Perosi) e con Alfredo Catalani che lo introdusse alla composizione. Dopo un periodo veneziano dove fu supplente di Oreste Ravanello all’organo di San Marco, si trasferì in Piemonte come docente dell’ Istituto di Musica di Savigliano del quale, nel tempo, divenne direttore.
Organista della Metropolitana a Torino e della chiesa di Sant’Agostino, fu un attivo compositore per la liturgia con messe, mottetti e brani organistici. Sconosciute e probabilmente ancora le sue composizioni per orchestra, le cantate e la sua opera in tre atti “Cecilia”.
(Milano, 15-1-1894; Mandello del Lario, Lecco, 30-X-1967)
Diplomato a Milano, svolse attività di insegnante al Liceo Musicale “Frescobaldi”. In una rivista mensile, “L’Antologia Musicale”, diretta da Gino Valori e stampata a Milano in via Chiossetto, sul numero di agosto del 1931 viene segnalata la sua collaborazione alle collezioni di musica classica pubblicate dall’Istituto Editoriale Italiano oltre alle sue composizioni di musica da camera e ai premi ottenuti dall’Università Popolare di Milano per l’inno “La vittoria del grano” e per la canzone patriottica “Leggenda Adriatica”. Nel 1946 si ritira a Mandello del Lario e fino alla morte svolge attività di insegnante privato soprattutto di armonia, contrappunto e composizione.
(Campoli Appennino, Frosinone, 12-X-1932)
Da ragazzo si dilettava ad essere “organaro accompagnatore” dei contadini del paese natìo che lo volevano a sostenere, con l’organetto, le melodie e i canti del popolo, ora amorosi, ora satirici o ricreativi. Ordinato sacerdote fra i Padri Missionari Redentoristi, sostiene anche la fiammella della vocazione musicale e segue i corsi al Pontificio di Roma con Edgardo Carducci per armonia , contrappunto e fuga, e con Cardine e Baratta per il canto gregoriano. Si diplomerà con lode a Milano, presso il Pontificio Istituto Ambrosiano di Musica Sacra sotto la guida prestigiosa di Migliavacca, Molfino, Agustoni. Collaboratore storico di Casa Carrara, direttore di coro, ha al suo attivo centinaia di pagine destinate alla liturgia.(gnv)
(Forlì, battezzato il 20-IX-1711; ivi, 13-VII-1787)

La sua vita e legata totalmente alla città natale. Sacerdote e musicista, fu maestro di cappella del duomo della sua città dal 1759 al 1780. Fa parte della schiera dei musicisti sacri settecenteschi che il Mompellio definiva “produttori” di musica. Affiora nei carteggi qualche critica alla ripetitività di contenuti e ad una sostanziale uniformità compositiva peraltro sostenuta da un apparato tecnico corretto. Copiosa la produzione manoscritta dove rimangono oltre alle conosciute sonate per organo, numerosi salmi, inni, due messe insieme ad altre composizioni di carattere liturgico conservate all’Archivio Capitolare della Cattedrale di Forlì.
(Varena,  22-IX-1875; Varsavia, 10-IV-1911)
Studiò dapprima col padre poi fu inviato a Varsavia per il diploma in composizione. Diplomato anche alla Scuola di Belle Arti, fu pittore di successo ad inizio ‘900 come precursore di una estetica che guardava all’astrattismo.
Trasferitosi in Lituania, fu l’animatore della rinascita della musica in quel paese e il creatore di una indipendenza artistica della musica lituana. Scrisse per orchestra, per coro, cento pezzi per pianoforte, musica da camera e per organo. Sue anche le rielaborazione di canti popolari e dei canti studenteschi lituani raccolti e pubblicati a Varsavia nel 1908.
(1510? – 1556 ?)

Bruges, la cattedrale e il 1544 sono i primi dati certi della vita del compositore insieme ad alcune chansons pubblicate da Attaignant a Parigi verso il 1540. Di linguaggio fiammingo, non subì influenze italiane e i suoi oltre 230 mottetti, le sue 15 messe e una ottantina di chansons ne sono la controprova. Caratteristici i salmi destinati all’uso domestico e scritti in lingua tedesca. Il soprannome “non Papa” voleva distinguerlo da Papa Clemente VII e dal poeta Jacobs Papa entrambi di Ypres oggi nell’attuale Belgio.

(Roma,1752 – Evesham, 1832)
A 14 anni era già titolare all’organo di S. Damaso a Roma. Un ricco uomo inglese se lo portò via per offrirgli una  migliore opportunità di vita artistica, Dal 1770, dopo il suo primo importante concerto, inizia una carriera di pianista, compositore, didatta, editore e costruttore di pianoforti.
Se andiamo a leggere i nomi dei suoi allievi, ci accorgiamo di quale spessore fu il risultato della sua scuola: Field (che influenzò Chopin), Cramer, Meyerbeer, Moscheles, Czerny. Nascono 110 sonate per pianoforte, il “Gradus ad Parnassum”, le sinfonie per orchestra, preludi, esercizi e altri metodi per la tastiera. La sua opera è ricca di magistero formale ma anche di invenzione e fantasia. Londra lo amò. Se non gli diede i natali gli diede almeno onorata sepoltura a Westminster scrivendo
Sulla sua tomba.”Padre del pianoforte”.
(Potenza Picena 2-II-1894; Ascoli Piceno, 27-XII-1984)
Compositore e organista ha studiato al Conservatorio di Pesaro sotto la guida di Zanella, Cicognani, Matthey e Barbieri, ed è stato organista e maestro di coro in S. Nicola a Tolentino, in S. Emidio di Ascoli Piceno (1924) e nel duomo della stessa città.
Nel 1934 cominciò ad insegnare negli Istituti Magistrali e a fare il maestro di cappella anche nella chiesa di S. Francesco.
Nel 1950 ha vinto il concorso bandito dalle Edizioni Carrara con la “Missa jubilaris Anni Sancti MCML” a 3 voci miste (A.T.B.).
Nelle stesse edizioni bergamasche ha pubblicato parecchi pezzi per organo.
(Parigi, 19-XII-1676; ivi, 26-X-1749)

Figlio di un violinista di corte, studiò con Raison succedendogli nel 1719 alla chiesa dei Giacobini. Al servizio di Madame de Maintenon, fece una progressiva carriera fino ad arrivare all’organo di Saint-Sulpice ed alla casa reale di Sain-Cyr in qualità di direttore artistico. La sua produzione è notevole e va dall’opera all’oratorio, dalla cantata al mottetto, dalle arie al cembalo alla musica da camera, e naturalmente alle pagine per organo dove risplendono le sue “suites”.
(Montiglio, Asti, 23-XII-1943)

Artista versatile, è organista, pianista e clavicembalista. Dopo gli studi musicali e universitari a Torino, si è dedicato al concertismo e alla didattica. Maestro collaboratore presso la sede RAI di Torino, è stato direttore artistico del Piccolo Regio dal 1974 al 1977. Scrittore e saggista, ha inciso numerosi dischi e si è distinto in trasmissioni televisive quali
“Pickwick” e “Opera quiz”. Di notevole pregio alcune sue incisioni di motivi d’opera eseguite all’organo.

(1875-1912)
Scheda in preparazione
(Pamplona, 25-I-1934)
Sacerdote, musicista e direttore di coro. Ha studiato al Pontificio Istituto di Musica Sacra in Roma specializzandosi all’estero in Direzione Corale (Conservatorio di Bucarest sotto Marin Constantin) e al Dams di Bologna.
Tra i suoi incarichi: Canonico e Maestro di Cappella Emerito in S.Pietro al Vaticano; Accademico e Direttore dei Cori dell’Accademia Filarmonica Romana e dell’Accademia Tiberina. Al suo attivo numerosi concerti in Europa e negli Stati uniti e una copiosa discografia.
Nato a Bergamo nel 1954, si è diplomato in Pianoforte e Composizione presso l'Ististuto Musicale Pareggiato
"G.Donizetti" di Bergamo ed in Organo presso il Conservatorio "L.Marenzio" di Brescia.
Ha svolto intensa attività come pianista collaboratore, organista e direttore di coro.
Ha composto ed elaborato diverse pagina di musica corale o per strumenti vari e l'orchestra (alcuni brani sono stati pubblicati dalla Casa Editrice Carrara di Bergamo).
Come esecutore ha partecipato alla Primavera Organistica Bergamasca, Florilegio Musicale, G.d. O, Marataona Organistica presso il Duomo di Bergamo ed altre.
Nle 2009 e 2012 ha tenuto concerti sul grande organo della Cattedrale di Messina, essendo stato premiato durante un Master tenuto dal grande M° Massimo Nosetti.
Ha effettuato l'orchestrazione di un Offertorio di Salieri, eseguito dall'orchestra e coro "La Verdi" in occasione della grande Messa celebrata da SS.Benedetto XVI a milano, durante l'incontro mondiale per le famiglie nel 2012.
E' docente di armonia (Corso Pré-accademico) e Pratica pianistica (Corso accademico) presso l'ISSM "G. Donizetti" di Bergamo.
 
(Saint-Brieuc, 1864 – Rennes 1838)

Vissuto in una famiglia di musicisti, studiò alla scuola di Niedermyer e fu allievo di Baille, Loret, Lefévre e Gigout. . La sua vita è legata alla consolle di Nostra Signora di Rennes alla quale fu fedele per tutta la sua vita, dal 1884 sino alla sua morte. Oltre alle pagine organistiche, egli conta al suo attivo oratori, cantate, alcune messe e composizioni minori dove spesso ritorna l’attaccamento agli echi melodici della sua Bretagna. “La sua produzione organistica è tutta improntata alla massima praticità melodica, prerogative queste che distinguono l’arte del fecondo maestro e lo rendono sempre più simpatico non solo nel campo professionale e concertistico ma anche in quello modestissimo dei dilettanti di buon gusto. Con questo genere (che si può dire da lui prediletto) ha collaborato in tutte le principali riviste della Francia e del mondo……(da: “I Maestri dell’ Organo”, Carrara, anno terzo, 1931)

(Bologna 1637-1695)

Figlio di un organaro bresciano, a metà del XVII secolo si trasferì a  Roma dove studiò contrappunto con G. Casimiri, O. Benevoli e A.M. Abbatini. Dopo aver esercitato come organista a Roma, venne assunto stabilmente in San Petronio.
Negli ultimi anni divenne anche maestro di cappella dei Canonici Lateranensi in San Giovanni in Monte a Bologna. E' tra i cofondatori dell'Accademia Filarmonica di Bologna.
Oltre che compositore perpetuò la tradizione famigliare dell'arte organaria costruendo anche organi  in chiese del modenese e della provincia bolognese.
(Oleggio, Novara 28-X-1890; Novara 20-XII-1979)
Compiuti gli studi classici, si iscrive in successione a diversi Conservatori: a Parma ottiene il Diploma d’Organo; a Milano consegue il diploma di Magistero per l’insegnamento nelle scuole medie del Conservatorio; a Torino ottiene il Diploma di Composizione; e al Pontificio Istituto Superiore di Musica Sacra di Roma consegue il Diploma in Canto Gregoriano. Di ritorno dalla guerra, nel 1919 viene assunto come Organista Titolare presso la Chiesa Collegiata di Domodossola, nella stessa città, nel 1921, insegna pianoforte al Collegio Rosmini, carica che tiene fino al 1930. Nel 1931 previo concorso viene nominato Organista e Direttore di Cappella alla Cattedrale di Novara, incarico che terrà fino alla sua morte. Dal 1943 ottiene anche la cattedra di Organo Complementare e Canto Gregoriano al Conservatorio di Milano. Scrive parecchie messe e più di duecento brani fra mottetti, inni e salmi; le opere “Beatrice Cenci” (Teatro Coccia, Novara, 1932), “Sagre Ampezzane” (Teatro Coccia, Novara, 1941), “Balthassar”, “Jane”, e 3 Misteri Sacri (Oratori), per soli, coro e orchestra. Compone pure musica da camera e sinfonica e collabora con giornali e riviste. (da "Le Firme dell'Organo")
(Garbagnate Milanese, 15-X-1921; Milano, 20-I-1992)
Sacerdote guanelliano, crebbe alla scuola di Luigi Picchi che lo volle come collaboratore alle Edizioni Schola di Como. Ingiustamente oggi dimenticato, ebbe modo di scrivere pagine organistiche di buona fattura pervase da un profondo senso di spiritualità che proveniva da un sapiente uso della modalità e della tematica gregoriana. A metà degli anni ‘70 lavorò come direttore di coro in S. Adele a Corsico (Milano) coadiuvato da Marco Doni all’organo Mascioni. Qui scrisse alcuni mottetti e alcune pagine per coro tuttora inedite tra cui due composizioni in memoria del Card. Angelo Mai, “Le Beatitudini”, a tre voci e organo, due Gloria e altre pagine che si aggiungono ai mottetti pubblicati da Picchi e oggi conservati anche in manoscritto nell’Archivio Storico Carrara a Bergamo. Si ritirò negli ultimi anni presso l’Istituto S. Gaetano di Milano. (da "Le Firme dell'Organo")
(Fiandre, 1440; Saint Quentin, 1518)
Cantore e compositore fiammingo, fu a Milano come cantore della cappella di corte quando nella città si respirava un clima di fervore musicale che preparava l’ascesa di Gaffurio, quella di Josquin e di altri polifonisti che trovavano a corte o nel duomo, la dimensione di una musica più “umana” e meno artificiosamente costruita. Fu poi “chantre ordinaire du roy” a Parigi. Precorritore delle composizioni profane “alla jannequin”,
seppe guardare nella maturità, ad una sintesi estetica tra i modi di Dufay e le nuove e più dolci tendenze italiane.

(Camerino, 1730; Fermo, 1790)

Marchigiano, studiò a Napoli presso il Conservatorio della Pietà e in quella città lavorò come insegnante di contrappunto fino al 1764. Ebbe poi l’incarico come maestro di cappella alla chiesa
Metropolitana di Fermo. Nella collana “Organum Italicum”, ricca di pagine rare, è possibile leggere una tipica pastorale italiana (“a mo’ di zampogna”, si potrebbe scrivere) proveniente dal “Fondo Malerbi” di Lugo, nei pressi di Ravenna.
(Licciana Nardi, 1934)
 

Nato in terra di Lunigiana, fu accolto nel 1946 nell’ Ordine dei Padri Scolopi a Firenze completando la sua formazione religiosa nel Seminario Calasanctianum di Roma. Consegue la laurea in Lettere Classiche a Firenze discutendo una tesi dal titolo:” La riforma della musica sacra e liturgica nella seconda metà del sec. XIX fino al Motu Proprio di Pio X del 1903”. In tutti gli anni di seminario coltiva sia lo studio musicale che il servizio liturgico all’interno degli istituti di Roma e Firenze. Viene supportato per la liturgia dall’insegnamento dello scolopio P.Secondo Mazzarello, per il pianoforte e la composizione dal maestro Vittorio Taborra. Ricca di spunti melodici è la sua abbondante produzione destinata alla liturgia con particolare attenzione alle parti dell’Ufficio Divino (inni, antifone, responsori), alla celebrazione eucaristica e alla devozione mariana. Altrettanto ricca di giochi melodici e di colori poetici è la produzione destinata ai piccolissimi, con preciso intento didattico e introduzione al canto.

(Montonate di Mornago, Varese, 1-IV-1907; Varese, 26-III-1971)
Si è diplomato in Pianoforte presso il Conservatorio di Milano, in Organo e Composizione organistica presso il Conservatorio di Torino e in Musica corale presso l’Accademia “S. Cecilia” di Roma. La sua ampia attività artistica fu dedicata alla composizione, alla direzione della Cappella Musicale di S. Vittore in Varese e all’insegnamento presso il Civico Liceo Musicale varesino, del quale fu tra i fondatori.
(Roma, 1961)

Pianista, compositore e didatta. La sua formazione si giova dei contatti con Teresa Procaccini, Walter Branchi (per la musica elettronica) e Edoardo Ogando. Valente pianista accompagnatore, è autore di musica vocale, cameristica e corale, e ha il dono di un eclettismo che lo porta a produrre composizioni per la didattica con vario strumentale, musiche di scena (si veda la derivazione shakespeariana de “La Tempesta”), trascrizioni di canzoni del mondo contemporaneo (si vedano le sperimentazioni sulle melodie di Battiato) oltre a pagine quali “Sonatine” (1982) per pianoforte e “Composizione” (1985) per arpa.

(Arezzo, 17-II-1881; Sesto Fiorentino, Firenze, 24-VIII-1972)

Sacerdote, studente al Seminario Vescovile di Arezzo, dopo l’ordinazione mise a frutto gli studi musicali da autodidatta seguendo le orme di Casimiri: dapprima lo sostituì a Perugia, poi, dopo una esperienza ad Anagni, lo affiancò alla direzione di cappella in S. Giovanni in Laterano a Roma (1915-1921). Tornato ad Arezzo fondò la cappella musicale del Duomo, insegnò gregoriano presso il seminario e animò il Concorso Polifonico “Guido d’Arezzo” quale membro della direzione artistica. Da rileggere alcune sue interessanti messe: “In Nativitate Domini”, “Assumpta est”, “Jubilaris”, “Missa Festiva”.
(Palazzago, Bergamo 24-VI-1924; Bergamo, 13-V-2009)
Sacerdote della diocesi di Bergamo, ha studiato al Pontificio Istituto di Musica Sacra di Roma, licenziandosi in canto gregoriano e in composizione sacra sotto la guida di Domenico Bartolucci.
Nel 1956 assunse la direzione del “Coro dell’Immacolata” col quale svolse una intensa attività liturgica e concertistica; con la sezione “Voci bianche” ha collaborato con grandi maestri - come Abbado, Muti - e ha partecipato a varie stagioni liriche all’Arena di Verona e al Donizetti di Bergamo.
Dal 1967 insegna musica nel seminario diocesano e dal 1962 dirige l’Istituto Diocesano di Musica Sacra S. Cecilia, dove tiene ogni anno un corso d canto corale per maestri di coro e cantori.
La formazione musicale e liturgica e le prime esperienze compositive di E. Corbetta appartengono al pre-concilio; ma la produzione più importante, per la nuova liturgia, si colloca negli anni successivi.
(Venezia, 1700 – Udine,1757)

Lasciato il saio francescano su dispensa papale, si dedicò alla carriera operistica rappresentando a Venezia molti dei suoi lavori. Fu, dal 1735, maestro di cappella a Udine. A fine ‘800 i ceciliani riesumarono alcune sue composizioni sacre scritte con sobrietà e in uno stile corale omofonico di facile presa sul pubblico chiesastico. Lascia in quest’ambito 119 salmi, 60 parti di messe, mottetti, inni, antifone e litanie. Suo l’oratorio “S.Romualdo” scritto in giovane età nel 1724.

(Fusignano, 17-II-1653; Roma, 8-I-1708)

Riposa nel Pantheon a Roma. Giusto così. La sua fama si era sparsa in quello che allora era considerato “l’universo”. Egli era il barocco, era il concerto grosso: si era inventato una forma dialogica basata sull’alternanza dei tempi, sulle sezioni che rispondevano l’una all’altra per finire con il “tutti” che in maniera lussureggiante facevano udire un’armonia spesso venata da ricercatissime dissonanze che lasciavano stupiti la regina di Svezia, gli Ottoboni, i Pamphilj e tutti i mecenati che lo volevano nei loro palazzi. Affrontò anche la sonata per violino e basso continuo lasciando catare lo strumento così come lui solo sapeva fare a quei tempi. Di pubblicato è rimasto poco rispetto alla mole di lavoro svolta dal nostro,  ma non sappiamo dove siano finite pagine e pagine che egli elaborava come base per il suo comporre che era poi finalizzato nel più assoluto perfezionismo prima che andasse ai torchi di stampa. Nei tempi moderni escono manoscritti che alcuni musicologi gli vogliono attribuire. Il più curioso è quello di una fuga a quattro voci rinvenuta a Firenze e firmata da certo Gallario Riccoleno, anagramma di Arcangelo Corelli. Il brano ricorda il tema dell’alleluia haendeliano. Un tocco di mistero sui rapporti con un altro grande artefice del concerto grosso. (gnv)
(Milano, 16-V-1890; ivi, 2-III-1948)

Suo padre si chiamava Pietro ed era conosciuto a Milano per essere maestro di canto alla Cappella Musicale del Duomo di Milano e alla Civica Scuola di Musica Popolare. Edgardo, il figlio, fece buoni studi al conservatorio milanese sotto la guida di Saladino (maestro di Perosi) e di Orefice. Anch’egli come il padre insegnò alla Civica Scuola di Musica, quindi fu docente di composizione e direttore dell’Accademia di Musica nell’Istituto d’Arte e Cultura. Rispetto al padre, più incline alla musica, sacra, Edgardo scrisse per il teatro (“Liuba”, commedia musicale), la cantata “La Morte di Ofelia”, un poema sinfonico pagine per organo, per pianoforte, musica da camera e molte liriche.
Diplomato in pianoforte presso il Conservatorio di Brescia, intensa la sua attività concertistica in Italia ed in Europa. Vincitore del concorso quale maestro collaboratore presso il Conservatorio di Verona e presso il Teatro "G. Verdi" di Trieste , insegna attualmente presso il Conservatorio di Brescia.
(Lecce,1972)
Diplomato in Pianoforte presso il Conservatorio di Matera ha poi conseguito il diploma di Composizione presso il Conservatorio "G.Verdi" di Milano. Ha studiato Organo e Composizione  organistica  presso l'Accademia Internazionale  della Musica di Milano, a cui affianca lo studio della direzione d'orchestra. Dirige il Coro polifonico   "San Mercadante" di Altamura.

(Vicenza 29-VI-1851; ivi 24-III-1933)

Allievo di Francesco Canneti fu insegnante di pianoforte e di composizione nelle scuole della sua città e per tanti anni prestò servizio di organista nella cattedrale. Scrisse musica liturgica e pezzi per organo prima e dopo il Motu proprio di Pio X.
(Cremona, ? – ivi, 25-VIII-1646)

Studiò col Morsellino detto “il Cremonese” e fu nominato organista titolare alla chiesa di S.Pietro in Cremona. Il suo ingresso in cattedrale è probabilmente attorno al 1610 ma la nomina ufficiale data il 9 marzo 1611.
Fu titolare anche alla cosiddetta cappella delle laudi dove venivano officiate le principali festività mariane. Sostituì in questa funzione il grande Tarquinio Merula già celebre non solo a Cremona. Dedicò la sua vita artistica alla composizione sacra e alla sua città anche se la sua fama oltrepassò i confini cittadini e si espanse presso importanti cappelle europee. I fedeli e il clero cremonese gli ricambiarono l’affetto all’ascolto dei suoi “Ricercari” contrassegnati da una ricca politemacità, all’ascolto delle sue “canzoni alla Francese” e alle “suonate” di ricca fantasia.
(Siviglia, 16-IX-1584; Segovia, 31-X-1654)

Giovanissimo era già all’organo della chiesa di S.Salvador a Siviglia. Doveva quindi essere un talento naturale e anche dotato di un certo carattere se arrivò, nella maturità, a cercarsi altri posti di lavoro visto che era entrato in urto con il collegio sacerdotale sivigliano. Eccolo dunque a Segovia, dopo, il 1536,  dove suonò per 14 anni chiudendo la vita in povertà estrema. Era un artista dei “tientos”, di quelle composizioni organistiche, cioè, assimilabili alla “fantasia” tastieristica, pagine tipiche della tradizione spagnola. Il “tiento” era una forma che,  consegnata in mani capaci, esplorava le possibilità dello strumento, una sorta di “studio” ante litteram in cui i soli Cabezon e Cabanilles tennero testa all’arte di Francisco Correa.
(?, 1670 ca. -  dopo il 1733)

Dobbiamo accontentarci di una  “Messa per organo dell’ VIII° modo”, pubblicata a Parigi nel 1703. Altro non è dato di sapere. Nacque a Rouen? Forse. Alcune informazioni ce lo danno organista nella chiesa di St- Herbland. Fu sicuramente a Parigi a partire dal 1720 in poi. Ma anche nella capitale non ci sono tracce intorno alla data della sua morte. La sua messa organistica ricorda la forma di altre composizioni tipicamente francesi che dal Kyrie si espandono nelle forme fugate, nelle pagine ornate con il solo al soprano o al basso, nell’ uso del “Plein jeux” o del “Chromorne en taille” per l’elevazione, oltre alla forma in dialogo che ritroveremo in moltissime altre occasioni della letteratura organistica transalpina.
(Rouen, 1709 – Parigi, 1795)
Figlio di un organista, Gaspard (che scriveva musica per le monache di Chelles dove sua figlia Elisabetta era professa), seguì le orme del padre. Alcuni gli accreditano la tribuna dell’organo dell’Ordine dei Templari a Parigi. Più sicura risulterebbe la sua nomina alla chiesa dei Gesuiti nel 1741 dove rimase fino alla loro espulsione nel 1762. Editore musicale, lascia molte composizioni organistiche prestando grande attenzione anche agli esecutori di non eccelse capacità ma sempre mantenendo gusto e creatività nel suo lavoro. Belli suoi concerti per clavicembalo o organo con orchestra d’archi, avendo presente le pagine di Haendel che certo lo influenzarono. Alla fine dei suoi giorni dovette assistere alla distruzione di molti organi e al saccheggio di molte chiese. Il suono dei suoi strumenti se lo portava via la Rivoluzione Francese. E’ impressionante constatare anche il suo impegno alla didattica. Scrisse, infatti, metodi per canto, flauto, oboe, fagotto, chitarra, mandolino, clavicembalo, arpa, viella, quinton o alto, violoncello, contrabbasso, violino e organo. (gnv)

(Celano, L’Aquila 1630 – Modena, 1690)

Detto “Il Celano”. Non rimangono che 8 mottetti in raccolte d’epoca e un paio di messe manoscritte più una ventina tra arie e cantate di questo autore che ebbe tra i suoi allievi Giacomo Antonio Perti.
Fu maestro di cappella in varie sedi italiane. S.Maria Maggiore, S.Giovanni in Laterano, S.Apollinare e alla Vallicella in Roma. Fu a Loreto, alla Santa Casa poi ancora a Roma dove ebbe problemi con l’autorità papale. Finì la sua carriera di musicista “nomade” prima a Parma e poi a Modena.

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(Tolmezzo, Udine, 21-XI-1863; Chions, Udine - oggi Pordenone, 17-XII-1955)
Autore di oltre trecento composizioni, moltissime delle quali pubblicate dalle Edizioni Carrara. Notevole fu il legame con la sua terra d’origine, numerose le composizioni per organo, coro e per banda, con belle melodie di chiara derivazione popolare, con le quali ottenne riconoscimenti e premi in vari concorsi nazionali. Fu attivo come musicista fin a tarda età.
(Napoli, 25-I-1859; ivi, 4-XI-1952)
Allievo di Beniamino Cesi per il pianoforte e di Salvatore Pappalardo e Giovanni Bottesini per la composizione. Da Napoli si trasferì poi a Roma per approfondire il genere sacro trovando utili le lezioni di Filippo Capocci, Remigio Renzi e P. Angelo De Santi. Il cardinale Di Rende lo volle per più anni maestro di cappella ed organista della cattedrale di Benevento prima di un definitivo ritorno a S. Pietro a Majella dove fu titolare della cattedra di Pianoforte aggiungendovi poi gli insegnamenti di Organo e Canto corale.
(Parigi, 21-V-1759; ivi, 11-III-1826)

Organista alla Cappella Reale, rampollo di una grande dinastia di cembalisti e organisti, fu didatta apprezzato a Parigi e compositore di sonate per violino con accompagnamento di cembalo o pianoforte. La sua opera organistica si racchiude nei “Piéces d’orgue de l’office de Saint-Pierre” scritti nel 1802.

(Chaumes-en-Brie – 1626 ca.; Parigi, 29-VIII-1661)

Membro di una famiglia di importanti musicisti, fu l’organista di St-Gervais a Parigi ma era abile suonatore di viola ed eccellente cembalista. Infatti per il clavicembalo ci sono pervenuti circa 130 pezzi e risultano interessanti certi suoi preludi senza misura e senza indicazione di ritmo. Alla maniera dei liutisti, insomma. Per organo i brani sono pochi: una ciaccona, una fantasia in sol, una passacaglia e un carrillon che tenne banco in St-Gervais per molti anni dopo i vespri di Ognissanti. Scrive Radole:” Louis è un maestro che fa da cerniera tra Titelouze e il mondo sonoreo di Nivers. La sua arte, impregnata di malinconia, si inserisce in quell’atmosfera crepuscolare propria dell’età dominata dal Cardinal Mazzarino”.
(1840-1911)

Per 55 anni fu organista alla cattedrale di Langres nella Francia settentrionale e direttore della scuola musicale della stessa cattedrale. Sacerdote e concertista, fu vicino al Movimento Ceciliano italiano. Molte sue pagine vennero pubblicate da riviste italiane di fine “800 tese a consolidare il rilancio della musica sacra staccandola dalla influenza teatrale. La sua scrittura organistica è spesso di semplice e logica concezione per favorire l’esecuzione di organisti non provvisti di forte bagaglio tecnico. Conoscita anche una sua messa a 4 voci dispari sulla melodia della “De angelis” gregoriana.

(XVI° sec.)
Pochi cenni storici rimasti sulla vita di questo compositore polacco che nel suo nome porta l’impronta della antica Polonia musicale. Era sicuramente organista alla corte di Cracovia e le sue composizioni si ritrovano in alcune “tablatures”del suo tempo dove si mischiavano voci di vari autori impegnati in generi di diversa impostazione: messe, mottetti, canzoni, pagine per la tastiera, danze e brani di derivazione gregoriana. Belli alcuni suoi interludi organistici sul “Salve Regina” del I° Modo.
Si è diplomato giovanissimo in Clarinetto e successivamente in Composizione e in Direzione d'Orchestra presso il Conservatorio "V. Bellini" di Palermo.
Dal 1996 al 2001 è stato direttore del Coro e dei Solisti del "M. Sclafani". Ha diretto l'Orchestra da Camera di Palermo e l'Orchestra Filarmonica Siciliana "F. Ferrara". Ha collaborato con il Teatro Biondo Stabile di Palermo come direttore delle musiche di scena per la rappresentazione teatrale "Il fiore del dolore" di Mario Luzi. In qualità di maestro preparatore e direttore, collabora alle attività dell'Orchestra e del Coro del Conservatorio di Palermo dove attualmente insegna.
Attivo anche in ambito compositivo, ha scritto prevalentemente musica vocale sacra e diversi brani strumentali.
Si è diplomato in Composizione, Pianoforte, Organo e Composizione Organistica, Musica Corale e Direzione di Coro presso il Conservatorio “Benedetto Marcello” di Venezia. Ha svolto in prevalenza attività di insegnante nei Conservatori di Cagliari, Sassari e Verona nonché in qualità di organista e concertista d’organo. Ha al suo attivo circa 300 opere nel campo della coralità, molte delle quali incise su dischi e pubblicate da varie edizioni musicali italiane e straniere. Ha partecipato a vari concorsi nazionali e internazionali. Attualmente è membro della Commissione Artistica dell’Associazione per lo sviluppo delle Attività Corali (ASAC) del veneto.
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(Camerino 1723 ca.-Fermo 1771)    

A Napoli, probabilmente, completò i suoi studi musicali. Nel novembre 1746 fu eletto  maestro di cappella della Cattedrale di Fermo e nonostante fosse stato chiamato a ricoprire analoghe mansioni presso il Duomo di Orvieto, mantenne l'incarico fino alla morte.
Fu attivo sia sul versante sacro (musicò vari oratori, tra cui "Gionata" e "Ezechia") sia su quello profano, componendo per il teatro opere che sono andate perdute.

(Chioggia, 1537; Venezia, 15-V-1609)

Detto il “Chiozzotto”. Contralto della Cappella di San Marco ne divenne maestro di cappella componendo mottetti di alta qualità e di severa impronta polifonica. Fecero epoca i suoi mottetti ad 8 voci “comodi per le voci et per cantar con ogni sorta di stromenti” insieme alle sue Lamentazioni per la settimana santa. Non disdegnò l’opera profana che andrebbe rivisitata ella ricerca degli effetti d’eco e delle imitazioni di carattere onomatopeico (cucù, rosignolo, il canto dei bambini).
Sacerdote assegnato alla parrocchia di Santa Maria Formosa, fu allievo di Gioseffo Zarlino

(Warwickshire, 1678; Somerset, 14-VIII-1727)

Allievo di Blow, sostituì il suo maestro all’Abbazia di Westminster con l’incarico di organista. Fu anche “Master of the children” della Chapel Royal a partire dal 1708. Le sue raccolte di musica vocale ebbero immediata fortuna con il compositore ancora in vita. Nella sua antologia intitolata “Musica Sacra” (1724) emerge un compositore capace di efficacia comunicativa grazie ad uno stile semplice e controllato, definito dalla moderna storiografia come  un “trait d’union” tra il linguaggio prettamente inglese di Purcell e il tratto italianizzante di Haendel. Notissimo il suo “Burial Service” ancor oggi nella memoria della chiesa anglicana, così come alcuni suoi inni entrati nell’uso comune della liturgia britannica. Non mancano composizioni dedicate alla musica strumentale tra cui sonate per violino, sonate cembalo-organistiche e numerosi “songs” dove il compositore eccelle per la contabilità dei suoi brani e per l’innovazione nella struttura di accompagnamento. Profondo studioso, conseguì la laurea in musica al Christ Churc College di Oxford, nel 1713. (gnv)

(Milano, 7-VII-1908; ivi, 4-XII-1993)

Nato a Milano nel 1908, vi ha frequentato il Conservatorio, diplomandosi in composizione e musica corale. E’ stato ordinario di musica e canto nelle scuole e direttore del Coro Gentilino di Milano.
(Gross-Bressen, 9-IV-1598; Berlino, 23-XI-1663)
Lo troverete anche come Kruger. E lo  troverete in molti ritratti del ‘600 con quello sguardo vivacemente arguto e indagatore in un volto decorato da due sottili baffetti e da un pizzetto onnipresente. Quasi un  marchio di fabbrica. Il vero marchio è pero quello del teologo e del musicista e , a ben guardare anche quello del viaggiatore di cultura. Austria, Ungheria, Boemia, Moravia,  Sassonia, prima di approdare a Berlino: Kantor di san Nicola. In un aspetto della sua vita è singolarmente bachiano: cinque figli dalla prima moglie e quattordici dalla seconda! Uomo riservato, dedicò ogni sforzo alla musica quale pedagogo e teorico di elevata preparazione. Le sue composizioni sono ricche di contrappunto e di retaggi veneziani nell’impianto a più cori, si intravvedono i primordi delle cantate, si palesa l’arte di condurre con coerenza le parti strumentali. Ma il patrimonio che ci lascia questo musicista prussiano, é lo splendore “moderno” delle sue melodie per i corale liturgico o per il Lied comunitario destinato ad una felice comunicazione musicale. Ancora oggi, molte assemblee, non sanno che intonando un corale, si affidano al canto elegante di questo prussiano dalla felice e sincera melodia. (vencelius)
Nato a Monza, ha conseguito  il diploma in Organo e Composizione Organistica presso il Conservatorio di Musica Felice Evaristo dall'Abaco di Verona sotto la guida del Maestro Giovanni Walter Zaramella e della Professoressa Laura Zaramella. Dal 1985  è  Organista  Onorario  dello  Storico  grande  Organo  Romantico  Orchestrale della Collegiata Insigne di Sant'Ambrogio di Alassio (Savona), dal 1980 è Organista titolare della Chiesa di San Biagio di Monza. Nel 1985 è risultato vincitore al Concorso  Nazionale  Organistico  "Donato Marrone"  tenutosi sotto gli auspici della Regione Puglia presso l'Auditorium Nino Rota di Bari in occasione dell'Anno Europeo della Musica, partecipando al Concerto Finale dei vincitori registrato e trasmesso dalla Terza Rete Televisiva RAI.
Ha tenuto diverse centinaia di concerti come solista d'organo anche in qualità di Compositore-Interprete, di Pianista  Clavicembalista e in varie formazioni strumentali e corali in qualità di Continuo, suonando per importanti Enti e Rassegne   Musicali in Italia, Austria, Giappone, Germania, Svizzera. E' inoltre autore di musica Vocale Sacra e per Pianoforte.
Ha al suo attivo numerose incisioni organistiche, il concerto organistico tenuto lo scorso 20 settembre 2002 all'organo J.Ahrend della Casals Hall di Tokyo è stato interamente registrato dalla prima rete nazionale giapponese NHK 1 e trasmesso con olte 15 repliche televisive
(Fardella, Potenza, 1936)

Nato a Fardella nel Parco del Pollino, ha frequentato gli studi filosofici e teologici presso i Missionari Saveriani di Parma ed è stato ordinato sacerdote il 16 ottobre 1960. Ha conseguito il Magistero in canto Gregoriano e Composizione al Pontificio Istituto di Musica Sacra di Roma. Da sempre ha coltivato la Musica sia come organista che come Direttore di Coro e di Banda. Ha lavorato a lungo, come missionario, in Giappone, dove ha stampato Messe, Mottetti, Inni e Canti vari per la liturgia. Suo costante impegno è stato quello di utilizzare il canto sacro anche come strumento di evangelizzazione. Le Edizioni Carrara han pubblicato di lui: Speranza delle genti (1997), O vergine Madre (1997), Luce soave (1998), Nell’amore del Padre (1999), In cammino con la Trinità (1999), Al Signore cantate (1999), Sei tu la nostra pace (2000), A lode della Tua gloria (2001), O bellezza incomparabile (2003)
(Vienna, 21-II-1791 – ivi, 15-VII-1857)

Eminente didatta e virtuoso dl pianoforte. Tra i suoi discepoli Franz Liszt. Gli allievi di pianoforte passano ancora oggi tra i più di mille esercizi composti per l’agilità, l’espsressione, l’indipendenza delle mani, fino alla tecnica trascendentale. Preziose le sue revisioni delle opere di Beethoven, Mozart e Bach. Scrisse per organo, per orchestra, cantate e sinfonie. Ancora sconosciute e manoscritte le sue messe per coro polifonico.

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