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(Olgiate Olona, Milano 2-III-1930; Villa Literno, Napoli, 25-VI-1992)
Divenuto sacerdote tra i salesiani, completò gli studi col M° Luigi Molfino, diplomandosi in organo al Conservatorio di Milano.
Chiamato nello studentato teologico di Salerno e poi a Castellamare di Stabia come maestro di musica, conseguì anche il diploma di composizione principale e direzione d’orchestra presso il Conservatorio di Napoli.
Collaborò con “Armonia di Voci” e con le riviste Carrara, distinguendosi per un linguaggio moderno e personale.
Nel 1955 plasmò a Chiari (Torino) un buon coro di voci bianche col quale e in collaborazione con Dusan Stefani incise in dischi ECO ed LDC una serie di canti liturgici per fanciulli che restano fino ad oggi nella memoria e nella pratica delle chiese italiane

(1873-1943).

Il 15 marzo 1897 ha luogo l’esecuzione pubblica della “Prima Sinfonia” op.13 di Rachmaninov con la direzione di Alexander Glasunov. La recensione del giorno dopo appare su un quotidiano di Pietroburgo ed è a firma di Cesar Cui:”Se esistesse un conservatorio all’inferno e se il suo miglior allievo fosse incaricato di scrivere una sinfonia ed egli scrivesse qualcosa di rassomigliante a questa sinfonia de Rachmaninov, sarebbe una brillante riuscita”. Batosta dura. Quando, esule in America, dove morì nel 1943 a Beverly Hills, ripensava alla sua giovinezza, Serghej cancellava il ricordo di quel periodo. La delusione fu così grande che finì per ricorrere all’ipnosi per riprendersi dalla depressione. E non solo da quella. “Rachmaninov beve”, si diceva  a Mosca. Ci mise del tempo ad uscire dal tunnel. Già di carattere non era un allegrone: le foto che lo ritraggono mostrano un volto nobile, squadrato e perennemente imbronciato, per non usare un altro termine. “Un cipiglio alto due metri”, diceva Stravinskij. Ma non si può dire che la sua non fu una vita con buoni successi. Il suo “Preludio in Do diesis minore” scritto a 19 anni nel 1892, divenne velocemente una delle pagine più eseguite dai pianisti di tutto il mondo.
Tre celebri, pesanti, drammatiche note discendenti, aprono questo pezzo del quale ci è rimasta una incisione discografica dello stesso autore che era anche pianista e concertista oltre che direttore d’orchestra. Chissà quante volte Rachmaninov si è alzato al mattino chiedendosi, prima di mettersi al lavoro:”Sono un compositore, un pianista-concertista o un direttore d’orchestra?” Tra un dubbio e l’altro nascono altre sinfonie (alla faccia di Cesar Cui…), nascono i concerti per pianoforte e orchestra (avete visto il film “Shine”, tutto giocato intorno all’esecuzione del difficilissimo “Rach 3”, cioè l’op.30 del 1909?), nascono pagine corali, liriche e quel   vocalizzo (Vocalise) di struggente malinconia. Lui diceva “La musica è una calma notte di luna, un frusciare estivo di foglie, uno scampanio lontano nella sera. La musica nasce dal cuore e si rivolge soltanto al cuore. E’ amore. Sorella della musica è la poesia e madre è la sofferenza”. Ultimo dei romantici. ( Da “Scampoli di musica” Ed. Carrara)


(1597-1664)
Già giovanissimo era l’organista titolare di Notre Dame a Parigi. Gli storici lo vogliono anche musico di Anna d’Austria e di Maria de’ Medici. Ebbe il plauso e l’ammirazione delle folle del suo tempo. A noi non rimane che la sua nota “Fantasia” per organo commissionatagli dall’amico gesuita Marin Mersenne e una serie di contrappunti d’alta scuola che rammentano i modi di Sweelinck

(Brabana d’Istria 6-II-1921; Trieste 5-XII-2007)
Prete dal 1944, si è diplomato in composizione al Conservatorio di Pesaro nel 1950 con F. Alfano, dopo aver studiato a Trieste con A. Illersberg, V. Levi e C. Tomé; si perfezionò, nel 1952, all’Accademia Chigiana di Siena con V. Frazzi e F. Lavagnino.
Dal 1950 ha insegnato nel Seminario di Trieste e nella Scuola Diocesana di musica sacra.
E’ stato docente di armonia nel Conservatorio dal 1957 al 1986 e direttore della cappella civica di S. Giusto dal 1968 al 1986. All’insegnamento e alla composizione ha sempre alternato l’interesse per la ricerca musicologica, e organaria in particolare.
Autore di musica per la liturgia preconciliare, di musica organistica e di libri di notevole interesse organistico.
(Bucarest, 19-VI-1943)

Organista, clavicembalista e direttore d’orchestra. Concertista di grande valore, non ha tralasciato la composizione sia per il suo strumento che per coro, per musica da camera e per orchestra. Attento alle allusioni della musica antica modernamente rivissute nella personale concezione estetica del maestro, è direttore della Accademia Bach a Porrentruy, in Svizzera. Ha curato le edizioni di pagine di Hofhaymer, Bruns, Muffat e di musica medioevale dedicandosi inoltre alla ricostruzione della cantata bachiana BWV “Hir Tore zu Zion”. Le sue composizioni risentono del linguaggio di Messiaen, Lieti, Webern e del discorso hindemithiano.

(Roma, 1952)

Ha studiato pianoforte con il maestro Luciano Gante e con la signora Pia Tallon Baschiera (allieva di Carlo Zecchi). Mi sono diplomato brillantemente in Composizione, presso il conservatorio “C. Pollini” di Padova sotto la guida del maestro Wolfango Dalla Vecchia e in Musica Corale e Direzione di Coro presso il conservatorio “G. Tartini” di Trieste con il maestro Bruno Cervenca.
Svolge attività concertistica come direttore di coro in Italia e all'estero e si dedica alla realizzazione di programmi Sinfonico-Corali di autori classici e contemporanei. Recentemente ha tenuto una serie di concerti a San Pietroburgo in occasione del festival di Musica Internazionale.
Collabora inoltre con diversi enti ed associazioni per favorire la divulgazione della musica contemporanea, realizzando concerti corali e sinfonico-corali con i Cantori di S. Tomaso di Canterbury Gaiarine-TV, di cui è direttore. Da alcuni anni si dedica, insieme all'amico pittore Zhou Zhiwei, all'affascinante ricerca espressiva tra la luce e il suono.
(Laroque-Timbaut Lot-et-Garonne, 1868; Nérac, 1932)
 
Numerosissimi i suoi pezzi per organo e per  harmonium che hanno costellato  la bibliografia degli organisti francesi parrocchiali a cavallo tra ‘800 e ‘900. L’obiettivo di Raffy, che suonava all’organo di Nérac (costruito da Magen de Agen nel 1862), era quello di offrire una raccolta di brani destinati all’utilizzo pratico, “ à l’usage du service divìn”, raccolte che potessero mantenere un rilievo effettistico e sentimentale insieme alla facilità di esecuzione e di chiarezza espositiva come voleva il clero francese del tempo. Non mancano nelle sue raccolte opere didattiche e metodi, antologie di autori classici spesso rivisti con discutibile gusto anche se resta di questo fecondo compositore una coerenza e una attenzione alla formazione dell’organista liturgico che molto influenzò l’estetica di quegli anni.
(Chiuro, Sondrio, 11-VI-1935)
Maestro di Cappella del Duomo di Como, docente di musicologia in vari istituti italiani, responsabile della Scuola Diocesana di Musica Sacra di Como intitolata a Luigi Picchi, è compositore ed è autore di una cospicua produzione liturgica prevalentemente vocale.
(sec. XVIII)

Il nome di questo musicista appare nel Libro di Suonate d’Organo, di Diversi Autori. Ad Uso di Giacomo Poffa Da Cremona, l’anno 1743.
La sonata in re maggiore è forse una delle poche opere di cui si ha conoscenza nella produzione musicale del compositore di aera milanese. Al di là della assoluta mancanza di informazioni sulla vita musicale del Rainone, il suo nome appare nella ricchissima raccolta di opere strumentali della prima metà del Settecento conosciuta come «Fond Blancheton» (Parigi, Bibliotheque National de France). Nella raccolta ove si trovano molti musicisti italiani, il Rainone compare a fianco di Lampugnani, Paladini, Piazza, Sammartini, Scaccia, and Zuccari.
(1640-1719)

In due libri d’organo è condensato il suo sapere organistico. Mostra in alcuni casi una tecnica più avanzata al pedale che inizia a svincolarsi dal puro ruolo di fondamento armonico. Sempre collegato alla tradizione francese, non disdegna la mescolanza tra lo stile prettamente organistico e la tecnica  cembalistica, ottenendo così un certo successo di pubblico. Il fatto più curioso e storicamente significativo: un suo “Trio en passacaille” del secondo tono pubblicato sul primo libro, mostra un ostinato delle quattro battute iniziali, identico a  quello della passacaglia di Bach.
(1683-1674)
A quarant’anni non aveva ancora prodotto molto e tanto meno si era avvicinato al teatro. Faceva l’organista in provincia e i quell’ isolamento d’artista si dedicava anche allo studio della scienza armonica. Con altri scritti minori, da questo periodo sortì il suo “Trattato d’armonia” pubblicato nel 1722. Trasferitosi a Parigi attorno al 1730, fa il suo ingresso artistico nell’arengo musicale cittadino suscitando scandalo per l’audacia delle sue armonie con l’opera “Hippolyte et Aricie, ricca di una orchestrazione giudicata anch’essa troppo colorita. La battaglia sul campo fu tra “Lullistes et Ramistes”, il vecchio e il nuovo, insomma. Solo più tardi (con “Castor et Pollux”, 1737, e “Dardanus”, 1739) il pubblico parigino colse la novità del linguaggio e la varietà dell’invenzione melodica sostenuta da una ricchezza armonica ancora inascoltata. Fu musico da camera del re per il quale scrisse i suoi “pièces de clavecin”.
Si è diplomato in musica corale e direzione di coro ad Alessandria presso il conservatorio “A.Vivaldi” e, successivamente al “Verdi” di Milano in composizione. Tra i suoi docenti: Walter Marzilli, Luigi Toja, Giampiero Taverna. Ha studiato Canto Gregoriano al Pontificio Istituto Ambrosiano di Musica Sacra in Milano. Compositore, ricercatore e trascrittore, direttore di coro, ha al suo attivo numerosi studi di storia ed analisi della musica, soprattutto polifonica vocale, italiana e di epoca rinascimentale. E docente di armonia al “Giuseppe Martucci” di Salerno.
(Pontevico, Brescia 25-XII-1873; Milano 29-XII-1940)
Al Conservatorio di Milano studiò composizione e organo con i maestri Ferroni e Fumagalli, uscendone brillantemente diplomato. Rimasto a Milano svolse attività musicale varia, ma è solo dal 1904 che egli diede prova delle sue capacità vincendo il concorso al posto di organista primario della Metropolitana milanese (dove rimase per un ventennio).
Insieme ai maestri Bentivoglio, Cervi, Donini, Mapelli e Pozzoli collaborò con Lorenzo Perosi alla realizzazione delle “Melodie sacre”, la raccolta in più volumi ancora oggi non dimenticata.
Chi lo ascoltò assicura che Ramella, oltre che eccellente interprete - tra l’altro, preferito da Arturo Toscanini - fosse anche un eccezionale improvvisatore su tema dato.
Compose Messa, mottetti, opere strumentali, pezzi per organo e per Grand’Organo.
La sua musica, fortemente legata alla tradizione e corroborata da tecnica sicura, è tuttora viva e portatrice di emozioni.

(Santa Fe, 1921- Buenos Aires, 2010)
Musicista argentino che trasferisce gusto e creatività in composizioni che ricreano l’atmosfera dei gauchos e dei creoli. Gli approfondimenti personali sul folk, si accompagnano agli studi accademici presso il Conservatorio Nacional di Buenos Aires. Tra le sue composizioni: “Missa Criolla”, “Nadividad Nuestra”, “La  Peregrinaciòn”, tutte opere ascrivibili al 1964. Singolare la formazione per la “Missa Criolla”: due solisti, coro misto, percussioni, tastiera e strumenti andini.

Titolare della Cattedra di Esercitazioni Corali presso il Conservatorio di Rovigo, si è formato alla scuola di Luigi Agustoni per il Canto gregoriano e di Luigi Molfino per l’Organo, all’Istituto Pontificio Ambrosiano di Musica Sacra e Canto Gregoriano di Milano.
Dedito esclusivamente alla musica sacra, è stato cantore solista della “Nova Schola Gregoriana” fin dalla sua fondazione,  con Luigi Agustoni e successivamente con Alberto Turco. Ha istituito e diretto la “Schola Femminile gregorana Aurora surgit” e l“Ensemble  Antiphonia”. Presta regolare servizio di Organista nella Chiesa di San Francesco Grande  in Padova e di Maestro  della “Schola Cantorum de Sancta Maria” della Basilica Cattedrale della stessa città.
L’attività didattica, concertistica, i premi internazionali attribuiti a sue incisioni discografiche, lo vedono protagonista nell’interpretazione semiologica del repertorio gregoriano.
Organista titolare della Cattedrale di Trento, si è diplomato con il massimo dei voti e la lode in Organo e Composizione Organistica nella classe di Giancarlo Parodi, e si è successivamente laureato cum laude in “Organo Antico” sotto la guida di Federico Maria Recchia. Si è in seguito perfezionato con Stefano Innocenti e Christopher Stembridge per la musica antica, con Antonio Zanon per la composizione e con Fausto Caporali, Günther Kaunzinger, William Porter e Loïc Mallié (Haarlem, NL,  Londra e Smarano) per l'improvvisazione. Docente esterno di improvvisazione organistica ai Conservatori di Mantova e Trento e presso i corsi annuali organizzati dall’Associazione Italiana Organisti di Chiesa, ha insegnato la materia al Pontificio Istituto Ambrosiano di Musica Sacra di Milano. E’ titolare per concorso della cattedra di Musica presso l’Istituto “Aldeno-Mattarello” di Trento.
Particolarmente attento alle problematiche relative alla formazione critica del pubblico, ha ideato e conduce a Trento la "Scuola d'Ascolto della Musica Organistica". Da anni approfondisce il repertorio per ottoni e organo, quale membro dell'Ensemble En Chamade, da lui costituito. Critico musicale per il quotidiano "L'Adige", figura tra i soci fondatori dell'Associazione Organistica Trentina Renato Lunelli, ed è direttore artistico del Centro Culturale Carlo Serassi. E' membro della Commissione Organi della Diocesi di Trento e della Commissione Artistica del Festival di Musica Sacra di Trento e Bolzano
(Venezia 25-VIII-1871; Padova 2-VII-1938)
L’attivissima esistenza di Ravanello si svolse tutta tra Venezia e Padova, con qualche capatina in altre città a collaudare organi.
Dopo aver studiato al Liceo Musicale di Venezia - dove ebbe il P. Angelo De Santi come insegnante di storia della musica - si trovò in S. Marco come organista, succedendo al suo maestro Andrea Girardi, accanto al giovane responsabile della cappella, L. Perosi e al servizio del Card. Giuseppe Sarto. Il suo destino di musicista di chiesa e di sostenitore della causa riformista era pertanto segnato.
Ai suoi ideali tenne fede nella attività di compositore, di insegnante d’organo al “B. Marcello” di Venezia dal 1902, e di maestro di cappella al Santo di Padova dove fu chiamato nel 1898.
Nell’anno 1912 assunse anche la direzione del Liceo Musicale di Padova, senza mai interrompere l’attività di apprezzato concertista e improvvisatore.
Enorme è la quantità di opere liturgiche composte dal Ravanello, tutte di fattura formalmente ineccepibile e di solida dottrina contrappuntistica, non tutte ugualmente ispirate. Ma forse sarebbe più esatto parlare di ispirazione “fredda”, costantemente dimessa e priva di particolare forza coinvolgente e commovente; di una ispirazione mancante di quell’ineffabile che rende vitale e perenni le musiche.
Alla quantità non corrisponde l’adeguata qualità artistica che ne faccia dei capolavori.
Oltre 30 le Messe, per tutte le combinazioni vocali, per tutte le esigenze delle diverse comunità parrocchiali e religiose e una infinità di altre composizioni destinate a coprire ogni più remota richiesta della pratica liturgica. Una autentica enciclopedia repertoriale, pubblicata un po’ su tutte le edizioni del suo tempo.
Non meno ricca la collezione delle musiche per organo e le opere didattiche



(Ciboure, 7-III-1875; Parigi, 28-XII-1937)
“Fu per lungo tempo considerato un epigono di Debussy e si tardò a distinguerne le differenze sostanziali e profonde, nonostante certune affinità esteriori. Ma basta pensare alla ferma volontà costruttiva, alla precisa visione dell’architettura sonora, alla predilezione per gli schemi classici, alla tematica basata su linee melodiche nettamente definite, infine alla sua attenta vigilanza degli impulsi emozionali per comprendere come il suo stile se ne diversifichi inequivocabilmente. Un virtuosismo tecnico trascendentale che non intacca la freschezza del risultato artistico impronta la sua produzione, che, anche quando si rfifà a modelli del passato, cela con magistrali trasfigurazioni la fonte ispirativa.....Un musicista di istinto...”(Riccardo Allorto)
(ca. 1685/86 – 1764)

Compositore, organista copista è stato celebre come arrangiatore e trascrittore di numerose partiture. Cantore della Chapel Royal, fu allievo di John Blow con cui partecipò alle celebrazioni funebri di Henry Purcell e della Queen Mary.
Organista presso il Dulwich College fu poi attivo presso la Lincoln Cathedral diventando maestro di cappella nel 1703 e in seguito nelle chiese di St Mary Woolnoth e St Mary Woolchurch Haw in Londra.
Importante fu il suo ruolo di copista in un periodo di cambiamento del gusto musicale quando la grande influenza del repertorio italiano di Vivaldi e Corelli e la fonica degli organi francesi stavano irrompendo in Inghilterra.
Grande fu il lavoro di trascrizione che portò Reading a raccogliere numerosi volumi di salmi, musica per cembalo, anthems per organici vari. Sempre molto curata l’indicazione dei registri. Curioso notare che il musicista soffrisse di epilessia che, si diceva, fosse stata causata dall’uso del registro di Vox Humana dell’organo della chiesa di St Mary Woolnoth!
(Londra, 1486 ca.-ivi,1547)
Ovvero “l’antico organo inglese”. Non solo musicista, ma anche poeta e drammaturgo. Organista a S. Paolo dal 1519, dove divenne anche maestro direttore. Abile compositore sulla tematica gregoriana che viene trattata in una polifonia trasparente gli vengono attribuite  decine di composizioni per la tastiera, pagine sempre lineari ed eleganti facendolo un capo-scuola degli albori dell’arte organistica d’oltremanica.
(Patrica, 12 febbraio 1883 – Rio de Janeiro, 11 settembre 1954)

“Refice sarebbe il più grande operista del nostro tempo se non fosse per quella tonaca!”, Così si esprimeva Arturo Toscanini che di compositori se ne intendeva. La grande vena lirica di don Licinio fu soffocata dalla sua scelta religiosa alla quale fu fedele fino alla fine componendo moltissimo per la liturgia cosa che lo portò ad essere considerato un contro altare di Lorenzo Perosi da cui era distante per accuratezza di stile e per scelte linguistiche nonostante il comune progetto di rinascita della musica sacra. Maestro di cappella alla Liberiana e docente al Pontificio di Roma, trascurò spesso questi incarichi per assolvere al compito di compositore di oratori e opere liriche e per viaggiare con i suoi Cantori Romani di Musica Sacra allo scopo di far conoscere il meglio della sua produzione sia al nord che al sud America. Il catalogo è vasto con tre opere liriche, una serie di oratori e una grande quantità di mottetti e messe scritte con grande attenzione formale in funzione di una liturgia pensata in modo fortemente intellettuale ed elitario.

Reger, Johann Baptis Joseph Maximilian detto Max, Brand,19-III-1873 – Lipsia, 11-V-1916)

Non solo organista, Le sue composizioni spaziano in generi multiformi sconosciute ancor oggi al grande pubblico. La sua opera organistica improntata al più severo contrappunto segna la fine dell’epoca e dell’influenza bachiana sul mondo della grande musica tedesca. Epigono anche di Brahms per quanto attiene all’opera pianistica. Fatta eccezione per l’opera lirica, in tutte le sue composizioni è rintracciabile l’attrazione per la forma fugata (“Gli altri scrivono fughe, io ci vivo dentro). Fu il successore di Rheinberger all’Accademia della Musica in Monaco. Trasferitosi a Lipsia fu direttore musicale della locale università e professore di composizione al Conservatorio Felix Menelssohn.

(Shul, Turingia, 26/8/1749 – ivi, 26/2/1810)

Vita di organista che più organista non si può. Il suo papà faceva il sagrestano nella sua città natale. Dopo i suoi studi d’organo con Kellner, fece attività di concertista eseguendo soprattutto Bach, tra Olanda e Francia. Dal 1772 tornò al paese e, fino che poté, fu l’organista della Kreuzerkirche. Un concerto ogni tanto, giusto per gradire. Compose piccole ma seriose pagine d’organo: fughette, trii e corali fugati. Per non smentirsi. Fino alla fine. (gnv)
(Fiesse, Brescia 26-IV-1850; Torino 22-I-1928)
Compiuti gli studi al Conservatorio di Milano, allievo di A. Mazzuccato, L. Rossi, R. Boucheron e A. Ponchielli, restò per qualche tempo a Brescia, lavorando nelle scuole e nelle chiese locali, compreso il duomo.
Si trasferì poi in Sicilia come maestro di cappella nella cattedrale di Piazza Armerina (Enna); infine si fissò a Torino come insegnante nel Liceo Musicale e organista in Nostra Signora del Carmine.
Prendendo parte con convinzione alla restaurazione della musica sacra, si dedicò particolarmente alla musica organistica. Vanno ricordati per primo il gran numero di pezzi per organo pubblicati nelle riviste musicali e soprattutto i “167 Studi per la pedaliera ovvero Gradus ad Parnassum”, opera didattica ben nota
Allievi di Remondi furono Don Giocondo Fino, Ulisse Matthey, Achille Schinelli.
(Ratisbona 17/II/1868- ivi 17/VII/1934)

Organista e compositore, dopo gli studi nella città natale, compì un periodo di perfezionamento a Monaco con J. Rheinberger in quella Akademie der Tonkunst. Fu attivo come direttore di coro dal 1887 al 1893 a Bludenz (Austria) e quindi, organista nel Duomo di Ratisbona, posto che tenne fino alla morte.
(Coriano, Forlì 1883; 1927)
Sacerdote della diocesi di Rimini; studiò con A. Abbati, A. Galli, A. Cicognani diplomandosi al Liceo Musicale di Pesaro. Scrisse e pubblicò parecchia musica per la liturgia.

(Bologna, 9-VI-1879 - Roma, 18-IV-1936)
Compositore, violista, pianista, uno dei massimi esponenti del Novecento musicale italiano. Figlio d’arte - il nonno era organista e violinista e il padre, Giuseppe, noto pianista e didatta - si formò al Liceo Musicale di Bologna dove studiò violino e viola con Felice Sarti, organo, contrappunto e fuga con Cesare Dall’Olio, composizione con Giuseppe Martucci e Luigi Torchi. Nel 1901 tornò a Bologna per diplomarsi in Composizione si recò poi Berlino per studiare con Max Bruch.
Nel 1911 succedette a Torchi nella classe di composizione del Liceo bolognese; due anni dopo venne nominato docente di Composizione al Conservatorio di S. Cecilia a Roma. Dell’istituto romano fu poi a sua volta direttore dal 1924 al 1926, anno in cui si ritirò dall’insegnamento per dedicarsi esclusivamente alla composizione e alla docenza nel corso sperimentale di composizione da lui fondato già nel 1915.
Fra i suoi allievi più celebri si annoverano Fernando Germani, Antonio Pedrotti e Daniele Amfiteatrov.

(Vaduz, Liechtenstein 17-III-1839; Monaco 25-XI-1901)
Grande e fecondo compositore tedesco, impegnato in vari campi della creazione musicale, esercitò una notevole influenza sui musicisti di chiesa del primo novecento; va ricordato, quindi, in questa sede, benché sia fuori dagli anni di nostra considerazione.
Anche perché fu conosciuto ed eseguito in qualche cattedrale italiana.
Ogni dizionario è ricco di informazioni sulla sua vita, sulla sua attività, sulle sue opere. Ricordiamo soltanto le 18 messe, alcune delle quali di un “cecilianesimo” severo e grandioso; e con le messe una quantità enorme di altre composizioni liturgiche.
Non meno numerosi e allettanti i titoli relativi alla produzione organistica.
Le edizioni Capra hanno pubblicato: “Missa puerorum”, a 1 voce; “Missa in La maggiore”, a 3 voci uguali; “O salutaris Hostia” a 1 voce; “Justorum animæ” a 2 voci uguali.


(Como, 17/5/1732 – ivi, 7/11/1817)

A 27 anni, ordinato sacerdote, divenne maestro di cappella e organista della cattedrale di Como. Racconta Oscar Tajetti che, in quel periodo, era anche direttore di una accademia musicale a Milano. Mantenendo il suo posto, viaggiò in Europa esibendosi all’organo, suonando il violino, il salterio e il clavicembalo. Non disdegnava di esibirsi anche come cantante. L’Aja fu la sua seconda città e i Paesi Bassi la sua seconda patria. Nascono le sue sinfonie, i suoi trii, le sue sonate per clavicembalo, violino e violoncello. Il “Dies irae” gli consegnò fama in Inghilterra. Manager, editore e venditore di opere musicale a stampa, era un “Quarto Grado della Loggia Massonica Veritable Zele “ all’Aja, dove i membri erano musicisti ed editori. Attorno ai cinquant’anni fu richiamato a Como dove riprese il suo vecchio incarico arricchendo la città della sua trascorsa esperienza musicale con l’esecuzione di oratori e cantate. Trascorse gli ultimi anni a Loveno di Menaggio.
(Hainaut ca. 1480 – Bruges 1547/1548)

I biografi hanno cercato di ricostruire la vita di questo musicista rincorrendolo per l’Europa attraverso i pochi documenti rimasti. Fu maestro probabilmente a Malines attorno al 1507. Poi per oltre un ventennio non si sa nulla della sua attività: lo si vorrebbe alla corte francese e successivamente a Roma. Per certo esercitò a Bruxelles al servizio di Maria d’Ungheria nel 1531 prima di ritornare come magister a Bruges. Autore di mottetti da 3 a 9 voci e di una bella messa da requiem a 6 voci, subì il fascino di Josquin dimostrando buona tecnica nello sviluppo del mottetto sul cantus firmus al tenor e utilizzando in alcune pagine i bicinia alternati alle 4 voci in polifonia proprio alla maniera di Josquin.

(Parigi. 1621; ivi,1629)
Organista e compositore. Si distinse con il fratello alla tastiera di St.-Nicolas des Champs, a St.-Jaques de la Boucherie e a St.-Martin des Champs. Lavorò per la corte reale come “maestro di spinetta” e come cembalista di Enrichetta di Inghilterra. Rimane di lui una raccolta di brani per strumento a tastiera.
(Tichvin, 18/3/1844 – Ljubensk, 18/6/1908)

Il grande pubblico lo ricorda per il “Volo del calabrone” e “La grande Pasqua russa”. Ma poi c’è “Shéhérazade”, l’opera “Il Gallo d’Oro”, la “Liturgia di San Giovanni Cristoforo” per il culto ortodosso e molte altre pagine dove l’orchestratore è principe davanti alla pagina pentagrammata.
Era un giovane ufficiale di marina, secondo la tradizione di famiglia, ma già sognava musica e la componeva. Anzi, in quel periodo stese una a sinfonia che viene considerata come primo numero d’opus nella tradizione della musica russa rispetto alla forma sinfonica. Già nel 1871 era docente al conservatorio di S.Pietroburgo per composizione e orchestrazione. Confessò, in un suo scritto, di essere arrivato a quella cattedra senza avere le necessarie basi tecniche, ma da studioso e pignolo fino all’esasperazione del particolare, divenne velocemente un punto di riferimento fino ad insegnare i misteri dell’orchestrazione e la trasparenza di nuovi timbri ad un giovane e raffinato artigiano delle note il cui nome era Stravinskij, per non parlare di Glazunov, Prokoviev, Grecaninov e l’italiano Respighi, tutti musicisti che gli sono debitori sul come maneggiare una massa orchestrale frazionata, suddivisa e poi rimpastata sul suono diversificato degli strumenti. Ebbe su di lui influenza la moglie Nadezda Purgold, pianista e anch’essa compositrice di buona musica. Si possono ancora leggere il suo “Trattato d’armonia” del 1884, il “Trattato di orchestrazione”, pubblicato postumo nel 1913 e le sue memorie intitolate “La mia vita musicale”. (gnv)
(Elgersburg, 18-II-1770 – Darmstadt, 7-III-1846)

Kittel, allievo di Bach, trasferì a questo compositore, divenuto suo alunno, l’amore per il contrappunto bachiano e per l’ornamentazione del corale secondo i canoni della liturgia luterana. Organista di fama, concertista, didatta, in una sua autobiografia (Breslau, 1833) racconta del suo sereno rapporto con la musica e soprattutto con la composizione organistica che assorbe gran parte del suo catalogo. Non mancano però le composizioni di più ampio respiro quali cantate messe, mottetti e molti brani per pianoforte.
La scuola ceciliana europea utilizzò moltissime delle pagine da lui composte per introdurre i giovani organisti all’arte liturgica.

(Cherso, Istria 27-V-1891; Rivoltella del Garda, Brescia 23-I-1968)
Frate minore conventuale. Per un paio di anni studiò alla Scuola Superiore di Musica Sacra di Roma (1917-19) con Dobici e Refice, poi completò la formazione musicale all’istituto “C. Pollini” di Padova con Oreste Ravanello. Dal 1922 al 1932 visse e lavorò intensamente a Cracovia in Polonia, componendo, organizzando, dirigendo cori e orchestre.
Tornato in Italia nel 1934 fondò una Schola a Camposanpiero (Padova), ma tornò ben presto a peregrinare in varie città finché trovò occupazione presso la chiesa dei Frari a Venezia dal 1940 al 1964.
Negli ultimi anni si ritirò sul lago di Garda.
Scrisse: 19 “Messe” a 2-6 voci (1949-1967); 2 raccolte di “Melodie sacre” (Padova, 1950 e 1970); 2 raccolte di “Vesperi” (ivi, 1955 e 1963); una raccolta di “Pastorali” a 1 e più voci (Venezia, 1956); “Responsori della Settimana Santa” a 3, 4 e 6 voci maschili (Padova 1954); mottetti di vario genere nelle edizioni Carrara.
Per organo: “Sonata” (1949); “Il trittico della Trinità” (1952); “Tre improvvisazioni” (1958); “25 fughe”; ecc.

(Melfi, Potenza; 1940)

Cresciuto a Civitavecchia, Gaeta, Lanuvio e Roma nel 1964 torna definitivamente a Melfi.
Vegetariano e pacifista dal 1968 ha insegnato nella scuola statale fino al 1975.
Oggi vive di lezioni di musica.
Dal 2003 ha pubblicato con la Casa Musicale Carrara raccolte per pianoforte e partiture per orchestra.
Ha studiato composizione con Sergio Lanza e Matteo Pittino e pianoforte con Domenico Piccichè.
Ha ottenuto, sin da giovanissimo, una serie di successi in concorsi pianistici nazionali.
Si esibisce costantemente in qualità di pianista solista e pianista accompagnatore.
(Parigi, 1624 – Auffargis, 1680)

Sul frontespizio della sua opera che ci è stata tramandata  c’è scritto:” Fughe e Capricci a quattro parti messe in partitura per l’organo”.  L’autore mostra un trattamento della polifonia di prim’ordine e, sebbene il contrappunto sulle note lunghe non sia da virtuosi, lo stile e il rigore dell’opera denotano un musicista capace di elaborare il dettato musicale degli italiani e la dottrina dei brani organistici in stile contrappuntistico della scuola organistica francese. Era parente di Jean-Henry D’Anglebert, famoso, a quei tempi, sul “mercato” francese dei tastieristi. Buon docente, fu organista presso Notre-Dame de Victoires e presso la chiesa dei Petits-Pères. Mentre era nel villaggio di Auffargis, vicino a Parigi, una epidemia se lo spazzò via. In contrappunto. (gnv)
(Segovia, 1510 – Saragozza, 22-XI-1586)

Maestro di cappella alla chiesa del Pilar a Saragozza e poi della cattedrale di Tarragona. Probabilmente attivo anche a Roma, possedeva la severità di Victoria. La sua musica profondamente devota, è votata alla messa, ai mottetti, ai salmi e ai magnificat secondo la migliore tradizione iberica. Interessanti e ancora sconosciute due passioni (Matteo e Giovanni). Attento alla parola e al significato del testo, usò spesso la tematica gregoriana per la costruzione della sua architettura polifonica. La sua composizione più nota in pieno ‘500, era la “Missa a 5 super voces musicales Do-La-Sol-Do-Re-Mi”

(Sagunto, 22-XI-1901; Madrid. 6-VII-1999)
Nacque nel giorno di Santa Cecilia. Un predestinato. Cieco dall’età di tre anni, studiò pianoforte e  armonia prima di arrivare alla cattedra di Paul Dukas per affrontare seriamente la composizione a Parigi. Storico della musica e musicologo di vaglia, sbaraglia il campo nel 1939 con il “Concerto d’Aranjuez”. Basterebbe questo a classificarlo. L’adagio del secondo movimento è una icona del ‘900 musicale. Da quel momento piovono le commissioni per ritrovare nelle sue ispirazioni il successo del concerto per chitarra e orchestra. Nascono altre pagine sotto il titolo di “Concierto”:....”Madrigal” ...”Andaluz”...”Heroico”... tutte di buona fattura ma senza più il miracolo di quella pagina che rimane non solo nella storia della musica ma anche nell’immaginario collettivo, trasportata dalla pubblicità e dalle rielaborazioni “leggere” di alcuni cantautori. Notevole è anche la sua produzione vocale dove è possibile ritrovare una “Ave Maria” di ridottissime dimensioni ma di incanto spirituale con i suoi accenni gregorianeggianti e il moderato uso di cluster. Per cori preparati e per maestri intelligenti...Professore di Storia della Musica a Madrid, lascia un ricchissimo catalogo  di composizioni per lo più non conosciute. Sposò Victoria Kamhi, una pianista turca.
La figlia, nata nel 1941, la chiamò Cecilia. A proposito di predestinazione...(vencelius)
(Pavia,1757-Milano,1841)

Violinista, violista e compositore. Fu, nei, primi trent’anni dell’ ‘800, l’acclamato direttore dell’orchestra del Teatro alla Scala. Docente al conservatorio di Milano per violino e viola, ne divenne poi direttore.
Enorme è il numero di lavori a catalogo. Compose musica per grande orchestra, musica da camera, balletti, manuali didattici di importante spessore tecnico. E’ ancor oggi considerato l’autore più prolifico di duetti per violino e viola.
Di origine calabrese e milanese di adozione,ha scelto di vivere gli anni della sua maturità in Brianza.
Dalla sublimazione  della sofferenza per la perdita, prima del marito e poi del figlio giovanissimo, nasce la sua passione per l'arte figurativa e poetica.
(Bergamo, sec. XVII)

Non abbiamo notizie della sua vita se non che fosse di origine nobiliare così che lo si può veder presentato come “conte Roncalli”. Ci è pervenuta una sola sua opera:”Capricci armonici sopra la chitarra spagnola”, (Bergamo, 1692). L’autore minimizzava il suo lavoro descrivendo quasta sorta di suite come “primi aborti della mia debole cetra”.

(Roma, 1956)

Ha studiato flauto traverso e ha svolto attività in ensembles di musica antica. Compositore, ha scritto e diretto pagine per il teatro, ha composto brani vocali e strumentali per l’infanzia e Rai International gli ha dedicato un programma relativo alla sua opera didattica. Notevole la sua attività di divulgatore culturale con stages e campus musicali rivolti alla musica contemporanea, di docenza in corsi di aggiornamento e formazione per gli insegnanti e di dirazione di ensembles vocali e strumentali.

(Villate, Vercelli 3-III-1901; Vercelli 7-VII-1985)
Diplomato in composizione all’Accademia di S. Cecilia e in canto corale e strumentazione per banda al Conservatorio di Milano, insegnò per molti anni al Liceo Musicale “Viotti” di Vercelli, passò poi alla cattedra di canto corale all’Istituto magistrale statale “Cairoli” di Pavia.
Ha tenuto molti concerti con i “Madrigalisti di Vercelli” da lui fondati.
Compose: “Sette parole di Cristo in croce” per soli e coro; “Introiti principali dell’anno liturgico” per coro a 1 voce; mottetti vari e numerosi pezzi liturgici per organo, pubblicati nelle riviste Carrara.

Scheda al momento non disponibile
(Muesterlingen, Svizzera, 1865)
Studia fisarmonica a Costanza prima di trasferirsi in Italia dove consegue il diploma di chitarra al conservatorio “Giovanni Paisiello” di Taranto. Successivamente completerà gli studi di fisarmonica a Bari sotto la guida di Francesco Palazzo. Compositore (diverse le sue raccolte per chitarra), tiene concerti come solista e in formazioni da camera.

(1929-2004)

Di origine milanese, padre camilliano, fu musicista di grande sensibilità e deciso innovatore nel campo della musica liturgica per la quale compose pagine sempre tese ad un felice accostamento tra musica e parola. Ha compiuto i suoi studi al Pontificio Istituto Ambrosiano di Musica Sacra in Milano e al conservatorio di Bolzano, studiando composizione con Renato Dionisi. Per i tipi di Carrara, ha diretto la rivista “Lodiamo il Signore”. E’ poco noto che sia stato uno dei pionieri della musicoterapia in Italia, coniugando il talento musicale alla sua vocazione di servitore dei sofferti nell’ordine ospedaliero di S.Camillo.
Pianista, organista e soprattutto didatta sopraffino, ha lasciato una delle opere teoretiche più importanti del '900 musicale italiano. La sua Teoria musicale è ancora oggi tra le opere più apprezzate nel panorama didattico italiano.
Organista titolare nella Parrocchia di S.Anna a Bergamo è stato per molti lustri organista del prestigioso "Coro dell'Immacolata" di Sant'Alessandro della Croce in Bergamo.
Numerosi gli allievi affermatisi nel variegato mondo esecutivo nazionale e internazionale.
Milano, 13-VII-1960
Due diplomi e una laurea in Architettura che compensa una creatività imbarazzante (pianista, cembalista, continuista, unosguardo sul jazz e sull'operetta). Concertista, venti Cd, qualche decina di saggi musicologici e qualche centinaio di edizioni musicali.
Docente storico al Conservatorio di Como. Una lunga storia professionale al Piccolo Teatro di Milano: da Strelher a Ronconi, dalla Scuola per Attori agli spettacoli. Milano è il centro dell'operatività, ma il Friuli, terra d'origine, è l'angolo della poesia e dell'espressione musicale
(Genova, 1600 ca. – Roma, VII/1656)

Detto Michel Angelo del Violino. Ma fu anche  organista e compositore. Allievo di Frescobaldi ne traduce la scuola in brani per la tastiera di intelligente grazia musicale. Ma fu soprattutto operista di stile barocco impugnando il suo violino in alcune rappresentazioni dove suonava “ con sì dolce grazia e armonia” da lasciare estasiati gli ascoltatori. Importanti le sue “Toccate e correnti per intavolatura d’organo e cimbalo” per l’originalità del disegno e delle idee musicali. Esse furono già stampate a Roma nel 1567 e   più evidente si fa sentire in quest’opera, la tendenza alla sensibilità armonica e tonale. Dal 1639 fu maestro di cappella a Forlì.
(Osimo, Ancona, 3/3/1890 – ivi, 6/8/1975)

Sacerdote  (ordinato il 14 agosto 1913) e musicista. Studiò a Roma dove ebbe l’incarico, nel 1918, di organista in S. Maria in Cosmedin, antichissima basilica universalmente nota poiché sulla sinistra del suo portico è ben visibile la famosa “Bocca della Verità”, così come al suo interno sono visitate ancor oggi le spoglie di S.Valentino. Chiamato dal superiore dei Missionari Scalabriniani a recarsi a New York, fu nominato organista e maestro di cappella nella cattedrale di Pittisburg e poi in S.Giuseppe in New York. Compositore e soprattutto “editor”, raccolse il meglio della produzione italiana per organo che convogliò in volumi musicali editi da una prestigiosa editoriale americana. Si preoccuparono, in quei tempi, i vertici dell'editoria italiana che videro i loro migliori autori e le loro più belle pagine “saccheggiate” dall'attivo sacerdote italiano che, tra l’altro, ottenne un grande successo commerciale. Oggi sappiamo che quei proventi finirono in favore degli emigrati italiani e per una istituzione che aiutava gli orfani della città natale del sacerdote-musicista (...quando la musica faceva i miracoli!...). Fu Segretario Generale dell’Associazione S.Cecilia con nomina avvenuta nel 1949. Si spense in Italia, nell’Istituto S.Carlo della Congregaziomne Scalabriniana in Osimo. (gnv)
(Pesaro, 29 febbraio 1792 – Parigi, 13 novembre 1868)

La storia della musica lo annovera trai più grandi compositori di opere liriche. La sua prorompente creatività lo portò a sperimentare il genere buffo, dalla farsa alla commedia, dalla tragedia all’opera seria e semiseria. Lo chiamavano “il tedeschino” vista la sua passione per Haydn e Mozart durante il periodo dei suoi studi a Bologna. Di fattoli suo stile esulò dai due grandi tedeschi imponendosi invece per una unicità difficilmente replicabile da altri compositori. Il suo catalogo spazia dall’opera lirica alle cantate, dagli inni e cori (spesso politici e laudativi), alle romanze e alla musica vocale, dalla musica strumentale agli affascinanti “Péchés de vieillesse”, fino alla musica sacra con lo “Stabat mater” e la “Petite messe solennelle”. Ritiratosi anzitempo dalla musica teatrale e dalle lusinghe della fama, fece del suo salotto parigino uno dei luoghi di incontro più ricercati della cultura musicale europea, e della sua raffinata cucina una delle scuole culinarie altrettanto ricercate ed ambite.

Bergamo, 16-I-1969
Si è diplomato in organo e composizione organistica sotto la guida del M° Giovanni Walter Zararnella (1992) ed in composizione principale sotto la guida del M° Vittorio Fellegara (19%) presso l’Istituto Musicale “Gaetano Donizetti” di Bergamo. Attualmente studia Direzione d’orchestra presso il Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Milano sotto la guida del M° Vittorio Parisi. Svolge attività sia come concertista d’organo che accompagnatore di gruppi corali e da camera collaborando con strumentisti e cantanti di musica lirica.
Lavora presso diversi studi di registrazione nella realizzazione di colonne sonore per film, musiche per cartoni animati e jingle pubblicitari per la TV e la Radio (ha al suo attivo numerose sonorizzazioni di spot TV per fa RAI, Mediaset e la TV Nazionale Svizzera).
Ha realizzato arrangiamenti per dischi di musica leggera per etichette Nazionali ed Internazionali quali “Polygram records”, “S. Isidro” e altre.
Nel 1996-1997 ha collaborato in qualità di autore ed arrangiatore realizzando alcuni dischi di musica leggera per la nota etichetta discografica “Su Lai Music Production” di Taipei in Taiwan.
Ha preso parte in qualità di copista all’allestimento dell’opera di G. S. Mayr “La prova dell’accademia finale” commissionatagli dal Teatro G. Donizetti di Bergamo (1996). Ha concorso ottenendo il 2° premio per la sonorizzazione dello spot pubblicitario commissionato dalla “Swatch” per la campagna pubblicitaria dell’autunno 1997. Ha vinto il 1° premio sonorizzando un breve cartone animato al “Concorso Italiano di Computer Grafica” nella sezione premio immagine per animazione in 3D presso Milano (1998).
E’ autore degli originali e degli arrangiamenti per quartetto d’archi della colonna sonora del film: “Figli di Annibale” di Davide Ferrario con Diego Abatantuono e Silvio Orlando con la quale ha ricevuto la nomination per il Ciack d’oro (1998). Vincitore del 3° premio al Concorso Internazionale di composizione per chitarra “Benvenuto Terzi” città di Clusone (BG) (1° e 2° premio non assegnati) che gli è valsa la pubblicazione del brano “Rintocchi” .

(Milano, 1911 – Roma, 1979)

Sempre sorridente, modesto, di spontanea, soave vaghezza, Nino Rota ha attraversato il mondo e la vita “come una farfalla che cerca di uscire dalla finestra, avvolto come era da una atmosfera magica, irreale”. Sono le parole-ricordo di Federico Fellini, il regista con cui Rota si sentiva in immediata e totale sintonia umana ed artistica. Fellini diceva di lui che era affascinante per la sua estrema disponibilità e nello stesso tempo per la sua totale assenza. E’ l’assenza dell’artista “tutto musica” che non si vergognava per l’aspetto considerato leggero della sua produzione per il cinema. Lui non vedeva barriere o limiti invalicabili tra il modo di comporre per la colonna sonora o per la sala da concerto più austera e solenne:”Non credo a differenze di ceti e di livelli nella musica. Secondo me la differenza di musica leggera, semileggera, seria, è del tutto fittizia. Gli spartiti di Offenbach saranno leggeri finché si vuole ma di una leggerezza che dura nel tempo. Mentre c’è tanta musica della stessa epoca che, rispettabilissima, erudita e serissima, ci rompe le scatole e basta!”.
Aveva innato il senso dell’umorismo in musica, sapeva essere sinuoso nella melodia de “Il Padrino”, rinascimentale e pittorico in “Romeo e Giulietta” di Zeffirelli, dolente e caustico in tutta l’opera felliniana, meditativo e drammatico nei suoi oratori, teatrale e godibile sulle assi del palcoscenico e sull’onda dell’opera lirica, eversivo nella canzonetta televisiva di Gianburrasca, semplice e soave nei piccoli mottetti per la musica liturgica. Era convinto del suo creare spesso disdegnato dalla critica ufficiale, cosciente e pervicace nella sua ricerca del semplice che, quando è ottenuto, arriva al cuore dell’arte, allontanando il rischio del semplicismo:”Credo che ogni artista ambisca alla semplicità - diceva –
ambisca a comunicare a tutti…”.Quando il 10 aprile del 1979, qualcuno ha lasciato aperta la finestra, la farfalla è volata via senza ritornare….
(da “Scampoli di musica” di Gian Nicola Vessia)
(Bolzano, 26-XI-1932)

Ha studiato violino presso il conservatorio della sua città natale. Trasferitosi a Bologna, ha svolto lì la sua carriera come docente al conservatorio della città felsinea, come concertista e come fondatore del “Gruppo Cameristico di Bologna”. Oltre al bellissimo scritto pubblicato da Casa Carrara, è possibile leggere di lui altri notevoli contributi musicologici: “Prassi vocale e strumentale in Baldassarre Galuppi” (Galuppiana, 1985), “Grammatica della musica (1741) di Carlo Tesserini”. Suoi i contributi su Paganini, Legrenzi e Marco Uccellini e all’opera etnomusicologica “Strumenti musicali e tradizioni popolari in Italia”.
(17/9/1891-?)

Mancano molti dettagli alla vita di questo compositore inglese che trascorse la fanciullezza nel Madagascar dove viveva con la sua famiglia.
Rientrato in Inghilterra, studiò presso la Royal Academy of London. Convertitosi nel 1914, partecipò alla Prima Guerra Mondiale dove fu fatto prigioniero dagli austriaci. Ordinato sacerdote francescano nel 1926, si dedicò alla composizione di inni, messe, cantate e brani per organo di elegante fattura e di saporeanglosassone. Molte opere furono composte per la cattedrale di Canterbury. Nella maturità fu docente di canto gregoriano presso Ashtown per le suore di Notre Dame.

(1829-1894)
Dopo gli studi musicali a Mosca dove si produsse giovanissimo in concerto, si stabilì a Pietroburgo dove diede inizio a grandi attività culturali: pianista di corte, diresse la “Società della Musica Russa” (1859), fondò il conservatorio musicale di cui fu anche direttore (1862), iniziò una importante attività concertistica dove presentò anche sue composizioni. Oltre a opere liriche, scrisse 5 sinfonie, concerti per pianoforte e orchestra, quartetti, quintetti e trii con e senza pianoforte, molti pezzi per pianoforte e liriche soprattutto su testi russi.
(XVII Sec)
Maestro di Cappella del Duomo di Como nella seconda metà del Seicento, musicista sicuramente importante per le sue valenze compositive, è ancora oggi poco conosciuto anche se, dopo anni di oblio, nel corso del 2004 una serie di eventi è stato a Lui dedicato nella provincia di Como.

Nato nel 1949. Contemporaneamente a studi classici e teologici ha compiuto anche studi musicali, diplomandosi in Organo e Composizione Organistica presso il Conservatorio di Piacenza. In seguito ha conseguito il Magistero in Musica Sacra e Canto Gregoriano presso il Pontificio Istituto Ambrosiano di Musica Sacra di Milano, completando poi gli studi con il Dottorato in Composizione Sacra. Conseguite due abilitazioni all’insegnamento, si è poi laureato in Discipline della Musica presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Bologna. Dopo 30 anni di ministero sacerdotale in parrocchia, ha vissuto una breve esperienza come Maestro di Cappella del Duomo di Milano. Avendo desiderato di ritornare alla vita parrocchiale, attualmente è preside del Pontificio Istituto Ambrosiano di Musica Sacra e parroco a Sirone (Lecco).
Sacerdote, si è diplomatoin Composizione ed in Organo e Composizione Organistica presso il Conservatorio "B.Marcello" di Venezia. Dal 1979 è titolare della classe di Organo e Composizione Organistica presso il Conservatorio "G:Tardini" di Trieste.
E' organista e maestro di cappella nel Duomo Concattedrale di Portogruaro (VE) ed insegna musica presso lo "Studio Teologico2 del Seminario Vescovile di Pordenone. Come compositore ha al suo attivo una consistente produzione, soprattutto nel repertorio sacro, con musica per organo, coro ed orchestra.
(Milano, 12/04/1972)

Cantore della Cappella Musicale del Duomo di Milano per più di 10 anni, proviene dagli studi presso il Pontificio Istituto Ambrosiano di Musica Sacra sotto la guida di Luigi Molfino, Alberto Turco, Fulvio Rampi e Giorgio Bredolo. Organista della Parrocchia di Santa Tecla del Duomo di Milano, è compositore, trascrittore e arrangiatore. Tra le sue composizioni, spesso costruite con uno stile di ricercata modernità e di raffinata tabulatura armonica, possiamo ritrovare pagine per organo, mottetti, salmi. Interessante la produzione di trascrizioni ed elaborazioni dalla tastiera al complesso strumentale in pagine di storica importanza tratte da Clementi, Bach e Rheinberger. E' membro del Comitato Editoriale della collana “I Maestri di Cappella del Duomo di Milano”. (gnv)