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Docente titolare di Teoria e Solfeggio al Conservatorio di Musica "Giovanni Pierluigi da Palestrina", Istituzione di alta cultura - Cagliari
(Milano, 3-IV-1938)

Le sue composizioni, di ricercato impasto armonico e di delicato senso melodico applicato alla  liturgia, sono conosciute nella Diocesi di Milano, città dove ha compiuto gli studi al Conservatorio “G.Verdi”. La sua preparazione professionale ha potuto avvalersi della guida di Bruno Bettinelli per armonia, di Fiume per la composizione, Antonino Votto per la direzione d’orchestra e di Montani per pianoforte. Organista della Basilica di Santo Stefano in Sesto San Giovanni, ha insegnato pianoforte al Liceo Musicale “Appiani” di Monza e alla Civica Scuola di Musica di Sesto San Guiovanni.
(Valcava di Carpineti, 1853 – ivi, 1945)

Una vita lunghissima nel silenzio delle valli natie. Lo chiamavano “il pianista dei monti” per questa sua ritrosia pur avendo iniziato la sua carriera dopo aver frequentato il conservatorio di Milano dove era compagno di studi di Marco Enrico Bossi e di Alfredo Catalani. Dopo un brillante diploma in pianoforte con l’ottimo Carlo Andreoli e un anno di intensa attività a Roma dove si mette in luce come concertista,  alla morte del padre, avvenuta nel 1880, si ritira nella sua Valcava dalla quale non si separerà più. Sposa Brigida Fontanesi di Savognatica dalla quale ebbe due figlie.
Impartisce lezioni private, suona in diverse chiese delle sue montagne e compone. Lascia lavori manoscritti: melodrammi, musica da camera, mottetti e pagine dedicate alla liturgia, inni per banda e brani pianistici dallo stile semplice e di carattere intimo, forse destinati ad allievi o ad esecutori di non eccelse capacità tecniche. Molta della sua musica fu distrutta dallo stesso compositore. Per anni fu docente presso il Seminario di Marola.
(sec.XVI)

Cieco dalla fanciullezza (“da i soi teneri anni della puerizia”), visse a Napoli e fu l’organista di Sant’Angelo a Nido dal 1565 al 1580. Nei due volumi di opere che di lui abbiamo conosciuto, si evidenzia il passaggio dalla scrittura cembalistica alla più austera meditazione organistica. Nei
“Versi spirituali sopra tutte le note con diversi canoni spartiti per sonar negli organi Messe, Vespere et altri officii divini” (non si può dire che il titolo non sia illustrativo…la pubblicazione è del 1580 in Napoli), versetti e ricercari si fanno ammirare per stile e cantabilità. Radole è sicuro nell’affermare che, per la purezza classica e la perfezione della scrittura contrappuntistica, Valente può essere annoverato tra i maggiori maestri italiani d’organo del suo tempo.
(Padova, 21-IX-1760 – ivi, 3-IV-1822)

Organista e maestro di cappella alla cattedrale di Padova. Si dedicò prevalentemente al genere sacro componendo inni, mottetti, parti di messa, salmi da 4 a 8 voci. Si segnalano oltre 20 sinfonie e un concerto per organo e orchestra. Più conosciuta ed eseguita è la sua produzione tastieristica con più di cento sonate per organo, pezzi per fortepiano e una sinfonia organistica.

(XVIII secolo)

Poche le informazioni su questo musicista attivo a Milano quale organista presso la chiesa di Santa Maria alla Porta e Santa Maria della Scala. Le notizie sono tratte da una importantissima pubblicazione dell’epoca, l’Almanacco Sacro di Milano del 1775.
Tra le sue composizioni si ha notizia di 7 sonate (in parte conservate presso la Biblioteca di Einsiedeln), alcune triosonate oltre a numerose opere sacre e ouverture strumentali.
(Pellare, Salerno, 18/5/1920 – 8/1/2005)

Si avvicinò alla musica grazie alla banda del paese natìo. Trasferitosi a Cremona iniziò a studiare l’armonium prima di passare a Parma dove ampliò gli studi di pianoforte condotte  termine al conservatorio di S.Pietro a Majella dopo la lunga esperienza bellica. Emigrato in Venezuela, tornò definitivamente in Italia nel 1961 per dedicarsi all’insegnamento e alla composizione. Molte le sue opere ancora in manoscritto.
(Vercelli, 11-VI-1697 – Padova, 10-I-1780)

Secondo solo a padre Martini come teorico della musica nel ‘700, fu grande organista e maestro di cappella al Santo di Padova dove giunse nel 1722 sotto le cure dell’ allora maestro padre Calegari. La sua opera vocale, poderosissima, è quasi tutta manoscritta ed è strutturata su voci accompagnate da un organico orchestrale. Fu minore conventuale.

Ha studiato organo e composizione organistica sotto la guida del maestro Enzo Corti, diplomandosi al Conservatorio "G.Verdi" di Milano. Ha frequentato diversi corsi di perfezionamento e di interpretazione; si è dedicato allo studio del canto,della polifonica vocale e della direzione. Svolge attività concertistica come organista e come direttore.
Alla guida della Cappella Mauriziana di Milano sin dalla sua fondazione, ha tenuto concerti in Italia e all'estero, riscotendo apprezzamenti per le doti di sicura musicalità e coerenza stilistica.Ha realizzato varie incisioni discografiche. E' maestro di cappella e dal novembre 1996 dirige la rinata Cappella Musicale del Duomo di Bergamo.
E' direttore artistico della Rivista Archivuum Concentuum pubblicata dalle Edizioni Carrara.

(Montecchio Maggiore, 11-I-1959)

Si è diplomato in organo, composizione organistica, direzione di coro, composizione e direzione d’orchestra. Ha fondato e diretto i “Paralleli Ensemble” e “Icarus Ensemble “. Docente al conservatorio di Vicenza, ha all’attivo un ricco catalogo di composizioni dove spiccano alcune opere teatrali con il carattere della fiaba musicale (Il ragazzo col violino, 1966, Pinocchio burattino di talento, 2001). Sua la “Sinfonia per organo italiano” e “La luna è tramontata” per organo e percussioni.

(Cornate d'Adda 24/04/1916-19/04/2001)
Primogenito di sei fratelli, Carlo ama la musica e i genitori decidono di farlo studiare in un collegio di frati a Monza.
Prosegue i suoi studi come studente lavoratore, diplomandosi al "Conservatorio Giuseppe Verdi" di Milano.
Diventa organista, per molti anni, della Parrocchia di Cornate d'Adda e del Coro San Giorgio.


Valvasone, Pordenone 1585 - ivi, 1661)

Lazaro Girolamo Valvasensi (Valvasense, Valvasensis) nacque sul finire del XVI secolo in un piccolo borgo della pianura friulana, Valvasone, feudo dei signori omonimi. I registri parrocchiali, attestandone il battesimo avvenuto in data 20 giugno 1585, ci informano che era figlio di un ebreo fattosi cristiano, Giovanni Battista «cognominato Valvason» e di donna Angela.
Divenuto prete, fu a più riprese attivo nel paese natale, in qualità di organista de gl’Illustrissimi Signori Consorti di Valvasone e del duomo (allo strumento costruito nel 1533 da Vincenzo Colombo ed ancor oggi funzionante, unico esempio superstite della scuola organaria veneziana), ed anche in altri centri friulani.
Organista nel duomo di Valvasone negli anni 1606-1607, poi nel duomo di Gemona del Friuli dal 19 giugno 1608 al 4 maggio 1609, di nuovo a Valvasone almeno dal 1613. Il 3 marzo 1617 venne eletto maestro di cappella del duomo di Sacile ma si dimise il 28 febbraio 1619. Rientrato a Valvasone non si fermò a lungo, dal momento che nel maggio del 1622 era già organista della cattedrale di Marano Lagunare (Udine). Ancora a Valvasone nel 1623, forse già nell’anno seguente, passò a Tolmezzo in qualità di maestro di cappella e organista del duomo, e di lì, nell’ottobre del 1626, a Tricesimo come organista della chiesa maggiore. Alla fine del 1628 rientrò nel paese natale, questa volta pare definitivamente, mantenendovi la carica di organista del duomo e dei conti di Valvasone fino alla morte, sopraggiunta il 26 giugno 1661.     
Oltre che prete, maestro di cappella e organista, Valvasensi fu compositore. Delle almeno 16 opere da lui date alle stampe, purtroppo soltanto 9 ci sono giunte (tutte edite in Venezia). Si tratta soprattutto di musica sacra scritta in stile concertato, adatta e in qualche caso dedicata alle comunità presso le quali Valvasensi si trovò a lavorare. Particolarmente nell’opera 3 e 6, intitolate rispettivamente Brevi concerti ecclesiastici alla romana (1620) e Concerti ecclesiastici (1627), al di là del titolo, che richiama i tre libri dei Concerti ecclesiastici (1602, 1607 e 1609) di Lodovico da Viadana, si avverte l’influenza del Monteverdi della «seconda pratica» e si può trovare qualche buona pagina per l’impiego di un’armonia modulante e di virtuosismi melodici.
Secondo un prassi consueta tra XVI e XVII secolo le symphoniae strumentali sono tutte «intitolate» a nobili famiglie udinesi o giunte nella città friulana da altri luoghi: La Manina ai Manin, La Daciana ai Deciani, La Bissona ai Bissoni, La Floria ai Florio. Tutte le symphoniae strumentali sono pubblicate nella raccolta: «Concerti Ecclesiastici a una e due voci con alcune Symphoniae da sonarsi con diversi stromenti e il basso per l’organo. Di Don Lazaro Valvasensi. Opera Sesta. Venezia, 1627»
La produzione profana superstite si riduce invece a due soli libri: il Secondo giardino d’amorosi fiori a una voce accompagnata, op.8 (1634), e il Terzo giardino, a una e due voci, del quale non ci è nota la data di stampa né il numero d’opera, poiché è gravemente mutilo. Essa appare inseribile, senza particolari spunti d’interesse generale, nella vasta produzione di composizioni monodiche accompagnate del primo ’600. Nel Secondo giardino, fortunatamente conservato completo, sono comunque interessanti per la loro particolare struttura compositiva tre cantate e, in sede etnomusicologica, la canzonetta a due voci Gioldìn, gioldìn posta in chiusura del libro: essa ci tramanda una quartina popolare in lingua friulana che Valvasensi dice di aver sentito cantare da due contadine del luogo. (mr)
(Alkmar, (NL) 1938; vivente)
Nato ad Alkmaar (NL) nel 1938 ha all’attivo studi musicali in pianoforte, organo, clavicembalo, composizione e direzione. Dal 1957 vive in Italia dove si è diplomato nel 1962 in Organo e Composizione Organistica al Conservatorio di S. Cecilia a Roma dopo 5 anni di studio sotto la guida di Fernando Germani.
Ha seguito corsi di perfezionamento con Helmuth Rilling, Alan Curtis, Luigi Ferdinando Tagliavini e André Marchal.
Residente ad Amelia, in provincia di Terni, è titolare della cattedra di Organo presso il Conservatorio “F. Morlacchi” di Perugia nonché, dal 1960, organista e direttore del coro della Chiesa Anglicana Inglese in Roma. Dirige, inoltre, la Corale Amerina e The New Chamber Singers di Roma.
E’ Ispettore onorario del Ministero per i Beni Culturali per la tutela ed il restauro degli organi storici dell’Umbria.
Ha dato concerti in tutti i paesi d’Europa, negli Stati Uniti e Canada partecipando a numerosi festival internazionali ed effettuando varie registrazioni discografiche. Svolge corsi estivi e “master-classes”ed è spesso invitato come membro della giuria in concorsi internazionali.
Wijnand van de Pol è inoltre presidente della Accademia Organistica Umbra, Presidente Onorario della Accademia Organistica Campana e Presidente della Associazione Amici dell’organo “Fernando Germani” a Roma.
Dal 1999 è professore ospite della Royal Academy of Music a Londra.

Maestro al liuto e compositore. Come spesso accadeva ai maestri di questo strumento era anche un arrangiatore delle più conosciute melodie del suo tempo. Ma restano di lui anche volumi di composizioni originali  come le sue “Delitiae musicae” stampate a Utrecht nel 1612 o i suoi “Praeludia” del 1616. Ebbe allievi illustri (i principi d’Orange) e viaggiò spesso in Francia e in Italia. Non mancano nel suo repertorio brani per canto e liuto come si addiceva alla musica destinata al concerto domestico e alle feste nelle case nobiliari.
Nato in Belgio, si è laureato all’Istituto “Lemmens” di Malines, dove è stato allievo di Flor Peeters; è stato organista e maestro di cappella a Detroit (USA). Tra le sue composizioni figurano 7 Messe, 2 Suites per organo e 3 Albums di pezzi su temi gregoriani.


(Modena, 20-VII-1930)
Sacerdote nell’Ordine dei Frati Minori Conventuali. Diplomato in Organo e Composizione organistica al Conservatorio “L. Cherubini” di Firenze nel 1964 con Alessandro Esposito. Per 35 anni è stato l’organista titolare della Basilica di S. Croce a Firenze. Ha al suo attivo circa trecento concerti tra Italia ed estero e alcune raccolte di musica organistica prevalentemente di carattere concertistico, sempre poeticamente ispirate ma dalla scrittura accurata e severamente controllata nell’impianto formale. (da "Le Firme dell'Organo")
(Marciano di Romagna, Rimini 26-IX-1908; †1967?)
Prete romagnolo, studiò musica nel liceo Musicale “G. Rossini” di Pesaro, perfezionandosi in musica sacra con Matteo Tosi, al quale successe come maestro di cappella nel Tempio Malatestiano di Rimini.

Nato a Valdobbiadene in provincia di Treviso il 23 dicembre 1933 e abita a Mogliano Veneto.
Compiuto gli studi teologici,letterari e musicali ha insegnato per alcuni anni Latino e  Greco nei Licei Classici.
E' passato po all'insegnamento della Musica prima presso il Conservatorio di Venezia e poi presso quello di Padova, dove attualmente è titolare della cattedra di Musica Corale.
Una intensa attività come direttore di coro ha avuto lusinghieri riconoscimenti in concerti, rassegne e concorsi nazionali.
Collaboratore stabile della rivista di musica "Armonia di Voci" scrive soprattutto musica vocale, cercando di contribuire a una dignitosa ricostruzione del repertorio sacro, secondo le esigenze della Liturgia rinnovata.

(Verola Nuova il 29-01-1933)
Dopo gli studi compiuti nel Seminario meneghino, viene ordinato sacerdote il 27 giugno 1955.
Dotato di straordinarie doti comunicative, studia musica e, divenuto sacerdote, si dedica con grande passione all'animazione dei gruppi giovanili. Egli è fermamente convinto che la musica sia un linguaggio particolarmente efficace per i giovani e che sia il tramite ideale fra l' uomo e Dio.
Da questa passione nasce, inoltre, la collaborazione dell'autore con alcune Case Editrici.

(Milano?, 1530 ca.-ivi, 1604 ca.)
Scarsissime le notizie biografiche su questo polifonista e sacerdote che fu il maestro di cappella di una chiesa milanese allora molto nota: Santa Maria alla Scala, la chiesa che una volta demolita lasciò il suo nome al sorgente teatro lirico milanese. A dispetto degli scarsi cenni biografici, molto è il materiale rimasto del compositore.: messe, salmi, vespri. magnificat, “sacrae cantiones” e anche madrigali. Tutta musica di lombarda scioltezza esecutiva e di felice impostazione armonica.

E' insegnante di Disegno e Storia dell'Arte.
E' disegnatore versato nella grafica umoristica e satirica, qualità che lo contraddistinguono anche come componente dell' "Anonima magnagati", gruppo di musica folk e Teatro Cabaret.  
(Firenze, 1/2/1690 – ivi, 31/10/1768)

Viaggiatore europeo con il suo violino sempre pronto per dimostrare virtuosismo e sfoggio melodico. Tartini ne riconosceva la grandezza e l’Inghilterra amava il suo talento di esecutore a Londra conobbe Geminiani e Haendel). Dresda (qui fu compositore e  virtuoso del re di Polonia) e Praga le sue altre tappe. Scrisse opere e oratori me il segnale del compositore capace lo diede con le “Sonate a flauto solo e basso” (1721), con le “Sonate accademiche per violino  e basso continuo” (1744), con il “Concerto per violino”. Scrisse una “Clemenza di Tito”. Profetico.
(Broni, Pavia, 8 ottobre 1972)

Direttore e compositore, nel 2000 completa il ciclo di studi al Pontificio Istituto Ambrosiano di Musica Sacra in Milano. Maestro di cappella dei SS. Nabore e Felice in Strabella trascorre un biennio in Virginia come Music Minister and Director of Worship nella chiesa cattolica di Norfolk. Tornato in Italia, è direttore di coro e organista a Milano in Gesù Buon Pastore e S.Matteo. Ha composto messe, mottetti, cantate, brani per la liturgia (sia in italiano che in inglese). E’ membro del consiglio direttivo della Associazione Italiana S.Cecilia.

(1813-1901)

Le trascrizioni d’epoca per organo del grande bussetano, sono entrate a far parte dei concerti d’organo con grande successo per la loro rarità d’ascolto presso il grande pubblico italiano e ancor più in ambito internazionale. Reperibili nella collana Organistica, esse rappresentano una sorpresa musicale di consistente valore musicale e sociologico se rapportato all’ ‘800 musicale organistico e un gradevole intrattenimento musicale per gli organisti in grado di riprodurre questa musica su strumenti coevi a Verdi
(Lierre, 1-VIII-1853; Leuven, 30-III-1934)

Detto « l’Abbé Verhelst » perché così si firmava negli innumerevoli articoli che apparivano sulla rivista “Musica Sacra”,   di cui era membro di redazione, della diocesi di Malines in Belgio dove più sensibile era l’attenzione alla espressione liturgica rispetto ad altri paesi nella seconda meta dell’ ‘800. Fu anche compositore: mottetti, “cantiques religeux” (citano le cronache), messe e preludi ed interludi per organo scritti con mano educata e di chiara impostazione chiesastica. Alcuni di questi li raccolse Joubert ad inizio ‘900, altri appaiono nelle raccolte curate dal musicista belga Moortgat che molto si adoperò per far conoscere la cultura organistica della sua terra. (gnv)
Direttore di coro e orchestra,pianista e compositore, è diplomato in Pianoforte, Musica Elettronica, Direzione d'Orchestra, Composizione, Strumentazione per Banda, Musica Corale e Direzione di Coro.
Sue composizioni più volte premiate in concorsi nazionali ed internazionali, sono state eseguite presso numerose istituzioni culturali e pubblicate da vari editori italiani.
Come docente tiene regolarmente Laboratori, Masterclass e Corsi musicali di "Direzione e Cultura Corale" e "Analisi e Composizione" in diverse città italiane.
Attualmente è docente di Esercitazioni Corali presso il Conservatorio di Cagliari. 

 
(Palo del Colle, Bari 22-III-1917, Milano, 5-XI-2005)

Inizia giovanissimo ad occuparsi di musica sotto la guida di Angelo Sangirardi a sua volta allievo di Pietro Magri a Bari.
Studia canto al Conservatorio di Palermo e successivamente in quello di Roma.
Dotato di un timbro chiaro di tenore, una volta trasferitosi a Milano entra a far parte del complesso vocale dei “Madrigalisti Milanesi” diretti da Renato Fait.
Il gruppo raggiunge livelli di eccellenza polifonica culminati con il Concerto alla Piccola Scala di Milano nel 1956 e con l’incisione di un disco di raffinato gusto rinascimentale.
Alla fine del 1958 entra a far parte della Cappella Musicale del Duomo di Milano dove sarà Tenore I° per ben 37 anni coadiuvando il lavoro di Luciano Migliavacca.
Appassionato di composizione lascia una serie di mottetti (alcuni pubblicati) dalla vena ceciliana mai abbandonata per tutta la vita.
Per organo scrive alcuni preludi, ricercari e pastorali che riassumono gli echi della sua prima scuola musicale in cui riaffiorano i cenni delle classiche pive del meridione italiano.
Buon esecutore all’organo lascia anche una piccola serie di valzer pianistici di stampo neoclassico.
Allievo della Cappella Musicale del Duomo di Milano sotto la guida di Luciano Migliavacca, si laurea in Lettere Moderne all'Università Cattolica del Sacro Cuore (Storia della Musica con Giuseppe Vecchi e Sergio Martinotti). Oltre a centinaia di articoli e saggi musicologici, ha scritto «Sei secoli di musica nel Duomo di Milano», il saggio musicologico «Agostino Donini (1872-1937)», ha curato la riedizione de «Inni Ambrosiani” di Luciano Migliavacca e ha lavorato all'edizione di tutta l'ultima produzione mottettistica di Bruno Bettinelli.
Con Vinicio Carrara ha fondato la rivista «Polyphonia» di cui è condirettore e - sempre per le edizioni Carrara - ha diretto per 12 anni la rivista liturgica «Celebriamo», di cui oggi è condirettore editoriale. Numerosissime le sue pubblicazioni e trascrizioni di pagine organistiche e di pagine polifoniche inedite.
Per anni critico musicale di “Terra Ambrosiana”, redattore del periodico “Civiltà Ambrosiana” e della «Rivista Internazionale di Musica Sacra», è stato direttore della sezione musicale del Dizionario della Chiesa Ambrosiana e del Dizionario del Duomo di Milano, cattedrale dove è stato anche organista parrocchiale per 17 anni.
Vive e lavora a Milano, dove è dirigente di una delle più importanti società europee di comunicazione.
E’ presidente di Associnema Italia e Consigliere di Amministrazione del Conservatorio di Como.
(1666 – 1734)

Allievo di Wecker e di Pachelbel, fu organista a Erfurt e poi nella cappella di corte a Rudolstadt. Gli vengono attribuiti circa 200 corali per organo, di cui alcuni sono fugati e altri prevedono il canto al soprano e al pedale. Nel “Myauler- Tabulaturbuch”, sono riportate dieci fughe e una “Aria con variazioni”. La critica moderna, come riporta il Radole, gli attribuisce la paternità delle variazioni sopra “Allein Gott” incluse nell’opera bachiana sub BWV 771.
Gavardo, Brescia, 26-II-1917)
Dopo il periodo bellico inizia la carriera di insegnante scolastico e riprende la sua attività d’organista a Gavardo iniziata nel 1935 e rimasta poi ininterrotta dal 1945 fino ai primi anni del 2000. Dal 1964 inizia a pubblicare le prime composizioni provenendo da una esperienza sostanzialmente autodidattica con il supporto e il consiglio nei primi anni di studio da parte di Nestore Baronchelli.
(Milano, 1-V-1968)
Allievo di Enzo Corti, è organista presso il Duomo di Milano e dirige la Corale “S. Cecilia” di Novate Milanese. Insegna Organo presso il Pontificio Istituto Ambrosiano di Musica Sacra a Milano e Teoria Musicale presso il Civico Liceo Musicale di Varese.
Ha al suo attivo diverse composizioni corali ed organistiche edite da Carrara.

Cremonese di origine ma milanese d’adozione. Fanciullo cantore del Duomo di Milano allora sotto la guida di Pietro Dentella, il musicista bergamasco che precedette Luciano Migliavacca. Sin da giovane impegnato nel campo della musica sacra vocale e strumentale. Organista e studioso d’organaria,  ha costruito tre organi a trasmissione meccanica ma la sua attenzione si è poi rivolta alla ricerca musicologica e alla prassi esecutiva. Divulgatore del canto ambrosiano e gregoriano, ha fondato nel 1981 la “Schola Gregoriana Mediolanensis” istituendo contemporaneamente un corso di avviamento al canto fermo che ha visto negli anni centinaia di iscritti. Per dieci anni è stato direttore della Cappella Musicale della Basilica di S.Marco in Milano promuovendo la “Primavera Musicale in S.Marco”. Organista per vent’anni nella parrochia di S.Tecla nel Duomo di Milano, è inoltre esperto di musica medioevale e rinascimentale attraverso lo studio e l’esecuzione con gruppi strumentali in cui si sono potuti ascoltare salterio e arpa provenzale, dulciana, cromorni, chalmey e flauti diritti, in pagine che poi hanno visto la pubblicazione di questo cammino di ricerca e di vivacità artistica. Ha cantato nelle più suggestive abbazie benedettine e cistercensi di Francia e Spagna e nelle più importanti cattedrali europee. Decine le pubblicazioni di musica vocale sia polifonica che monodica accompagnate da registrazioni volte alla continua promozione del canto dell’antica chiesa.
(Avila, 1548 – Madrid, 20 agosto 1611)
Castigliano, studiò a Roma. Dopo aver preso gli ordini religiosi rientrò in Spagna dove svolse la sua attività di compositore sacro al monastero madrileno de las Descalzas Real. Mistico, coerente al solo messaggio polifonico destinato al sacro, non è inferiore al Palestrina nella costruzione di una architettura musicale che innalza messe a più voci, mottetti e inni e alcune mirabili passioni (dai vangeli di Matteo e Giovanni). La sua influenza sulla penisola iberica fu di grande significato fino a trasferirsi in tempi moderni ai compositori più avanzati e innovativi che ne ammiravano la grande scuola contrappuntistica, non ultimo Igor Sravinskij.
dopo aver conseguito la maturità pedagogica si è diplomato in Organo e composizione organistica (M. Fontebasso), Clavicembalo (I. Grigoletto), Strumentazione per banda (L. Della Fonte) e Composizione (R. Miani) presso il Conservatorio di Stato “J. Tomadini” di Udine.
Si è perfezionato con M. Radulescu, Ch. Stembrige e D. Hunter, L. F. Tagliavini, H. O. Ericsson; inizia così un’intensa attività concertistica come solista all’Organo. Interessato sin da giovanissimo alla direzione ha seguito corsi e seminari sulla musica corale tenuti da A. Albarosa, K. Suttner, G. Acciai, M. Berrini, S. Koesler, M. Crestani, I. Montiglio; è stato per anni Rappresentante Artistico dei Cori della Zona Montana del Friuli e successivamente membro della Commissione Artistica delle Attività Corali della regione Friuli Venezia Giulia; ha diretto diversi complessi corali del Friuli tenendo concerti in Italia, Austria, Svizzera, Belgio, Germania, Ungheria, Bosnia, e America Latina.
Ha vinto diversi concorsi come compositore o direttore di complessi corali ed ensemble a fiato, nel contempo si è avvicinato alla direzione d’orchestra frequentando diversi corsi con illustri maestri: L. Descev e V. Tchiftchian per la scuola russa, J. Kalmar per quella tedesca e S. Gorli per la direzione della musica contemporanea.
Ha collaborato per anni con il Laboratorio Ensemble di Trieste e nel 2003 viene ammesso al Triennio di alto perfezionamento per la Direzione d’Orchestra presso l’Accademia di Pescara studiando con Donato Renzetti.
Nel 2004 vince il primo premio assoluto al “Concorso Internazionale per Giovani Direttori d’Orchestra” di Lanciano (Chieti).
Ha diretto numerosi ensemble da camera e orchestre sia in Italia che all’estero proponendo diverse prime esecuzioni anche di proprie composizioni ( “De Zahrar Meisse” , “Via crucis”, “Colours of a Black Hole” “Giochi musicali”, “Stûck-Choral” ).
Dal 2001 è direttore del Complesso a Fiati “G. Rossini” di Castions di Strada (Ud). Nell’autunno 2008 vince il Secondo Premio alla 3ª edizione del Concorso Internazionale per Direttori d’Orchestra “P. Cappuccilli, G. Patanè, O. Respighi”.
Nell’autunno 2009 viene ammesso all’ «International Conductors Workshop and Competition» presso la Mercer University in Georgia (USA) e successivamente premiato con l’« Honorable Mention Award».
Attualmente, dopo essersi dedicato per anni al concertismo all’organo e al clavicembalo, si presenta quasi esclusivamente in veste di direttore affiancando a questa attività quella della composizione e dell’insegnamento.

(Matzels, 25/1/1750 – Schmalkalden, 22/11/1813)

Visse a Schmalkalden dove fu l’organista cittadino e concertista. Allievo di Tischer, del figlio di Bach Philipp Emmanuel, e di Kirnberger a Berlino, scrisse un grande numero di cantate (ne contano circa 200 in manoscritto), un paio di sinfonie e opere didattiche e teoriche. Resta ben delineato il corpus organistico che comprende una cinquantina di preludi corali, vari pezzi per organo, 5 “trios” sempre per organo, 100 versetti per la liturgia festiva.
(Poitiers, 1870 – Parigi, 1937)

Nacque cieco e a sette anni riacquistò parzialmente la vista dopo una operazione. Peggiorò dopo i quarant’anni quando iniziò il buio totale. Con grande forza di volontà e lucida intelligenza, superò questa menomazione, non così l’ipersensibilità e la suscettibilità che gli procurarono umiliazioni e dispiaceri. Allievo di Franck e Widor, fu organista a Notre-Dame e dal 1911 insegnante d’organo presso la “Schola Cantorum”. Tra i suoi allievi la Boulanger, Bonnet, Dupré e Duruflé. Nella sua produzione, che comprende musica sinfonica e da camera, quella organistica è di gran lunga la più pregevole. Naturalmente Vierne, rimase fedele all’organo sinfonico, come appare dall’elenco delle sue composizioni. Queste infatti sono nate sull’organo a cinque manuali della grande cattedrale di Notre-Dame, e lo stesso maestro ce lo conferma:”E’ nel suo ambiente che io ho scritto quello che ho scritto e in cui mi sono fatto una estetica di organista di cattedrale, sforzando di adattarmi a una realtà sonora, nel quadro grandioso della basilica, con i suoi grandi ricordi religiosi e nazionali, che vi sono legati”. Sono note le sue sei sinfonie organistiche, ciascuna delle quali costruite in quattro tempi:allegro, andante, scherzo, finale. Dufourcq scrisse, a proposito di queste pagine, che si intravedeva una opera più umana che religiosa, il segno di una anima tormentata che riflette un’esistenza dolorosa. Queste parole si riferiscono evidentemente alla progressiva cecità e alla morte in guerra di un figlio e di un fratello. Importanti anche i 24 “pièces” in due volumi, i “Pièces de fantasie” organizzati in quattro suites, il “Triptyque” op.58 del 1936, più altre opere isolate sempre sostenute da geniale creatività. Lascia anche alcune opere letterarie nelle quali Vierne racconta i vari momenti della sua vita artistica e della sua parabola umana. Hanno finalità didattiche un lavoro sulla scuola del pedale ed il postumo “Mèthode d’orgue” stampato a Parigi nel 1987. (gr)
(Jesi, 21-IX-1925; ivi, 9-XI-2014)
Ordinato sacerdote il 27 marzo 1948, dedicò la sua vita alla diocesi jesina arrivando nella parrocchia di San Sebastiano nel 1955. Non solo vicario giudiziale e insegnante, ma anche poeta e musicista. Insieme alle iniziative sportive (aveva una passione per il calcio e Roberto Mancini, jesino anche lui, esordì come giovane calciatore sul prato parrocchiale), coltivò fin da giovane la musica sacra. Non diede ascolto agli insegnanti di musica che gli consigliavano la prosecuzione degli studi durante il seminario, si adoperò, invece,  tutta la vita ad un approfondimento personale della composizione lasciando pagine di buona costruzione destinate alla liturgia e spesso ospitate nelle riviste di Casa Carrara. Fondò la “Corale Pergolesiana” nel 1980 e la diresse fino al febbraio 2011. Un instancabile animatore.
Rio de Janeiro, 5-III-1887, Rio de Janeiro, 17-XI-1959
Cominciò a suonare il violoncello e il clarinetto per poi dedicarsi al sassofono e pianoforte ma un altro strumento gli darà il successo come compositore e innovatore, la chitarra. Arrivò a Parigi nel 1923, dopo aver scritto la Suite popolare brasiliana (composizione dove su un ritmo di danze europee costruiva il tipico linguaggio della musica carioca) per incontrare Andres Segovia, che gli aveva chiesto uno studio per chitarra: Villa-Lobos si presentò con ben dodici studi. Questi dodici studi entreranno nella storia della chitarra grazie al loro moderno approccio allo strumento. Per tutto l'Ottocento la composizione per chitarra si basava sui modelli pianistici, mentre invece Villa-Lobos fu capace di sfruttare le sequenze più ardite tenendo conto delle posizioni delle dita sulla tastiera.
(Milano, 1970)

ha conseguito presso il Conservatorio G. Verdi della sua città i diplomi di Organo e Composizione organistica con Giancarlo Parodi, di Pianoforte con Adriano Giordano, di Clavicembalo con Marina Mauriello e di Composizione con Azio Corghi.
Nel 1995 ha vinto il primo premio assoluto al Concorso Organistico Internazionale di Kaltern (Bolzano). E’ stato inoltre premiato al XIV Concorso Organistico di Noale, al I° Concorso Organistico Internazionale “Isola di Capri” e ha vinto nel 1998 il Secondo premio ed il Premio speciale del pubblico in occasione del IV Concorso Nazionale d’Organo “Città di Viterbo”.
Ha al suo attivo numerosi concerti come solista ed in collaborazione con orchestre, gruppi cameristici e cori, sia come organista che come clavicembalista.
Attualmente è docente di Organo, Pianoforte, Teoria musicale e Composizione presso le Scuole Civiche di Musica dei comuni di Desio (MB), Arese (MI) e Brugherio (MI). Ricopre l’incarico di organista presso le Chiese di S. Maria del Rosario e di S. Luigi Gonzaga a Milano.
(Poitiers, I°-II-1920; ivi, 28-II-2000)
Come onorare, con la musica, la propria città e l’organo della propria cattedrale. Quando morì, al funerale di Villard fu Michel Chapuis a far risuonare i meravigliosi registri del celebre strumento di François-Henri-Clicquot per le note di François Couperin. Non servivano, in fondo, le parole di commemorazione per questo organista maestro di una numerosissima schiera di organisti e compositori francesi. Improvvisatore dalla vena inesauribile e compositore finissimo, il maestro di Poitiers pensava che nella bellezza andasse ritrovata la grandezza misteriosa di Dio. Aveva pensato questo già accostandosi agli studi musicali condotti sotto la guida sapiente di Maurice Duruflé e di Edouard Souberbielle, grande organista dalla cui classe uscirono Francis Chapelet, André Isoir, Michel Chapuis. Philippe Sauvage, Odile Bailleux. Composizione la studiò con  Guy de Lioncourt che proveniva dalla cultura della “Schola Cantorum”, altro uomo di musica e di fede che formò, tra i suoi allievi, anche padre Gelineau. Sull’organo di Poitiers, Villard mise le mani a 11 anni, ma la titolarità allo strumento iniziò dal 1949 e andò avanti ininterrottamente per 50 anni, Il lettore accurato e intelligente, potrà leggere alcune pagine per organo disseminate ne “L’organista d’oggi”. Il direttore di coro di buona cultura, non potrà tralasciare la “Missa brevis”, a due voci e organo, giustamente ripresa e ripubblicata da Gilberto Sessantini nel suo  “Voix Cèleste”, dopo la prima apparizione per i tipi di Carrara, nel 1965. Modernità e intensità musicale racchiuse in pochissime note. (g.n.v.)
(Trieste, 5 -VII-1912; Verona, 29-XI-1984)
Studiò pianoforte e composizione al conservatorio della sua città natale. In quel conservatorio iniziò la sua carriera di docente per la cattedra armonia,  di storia della musica e per l’ insegnamento di composizione. Molto abbondante la sua produzione di musica da camera e per pianoforte prima di affrontare il teatro. La sua opera più riuscita è forse “Sasso pagano”, una lettura del conflitto tra fede e superstizione, ma di valore risultano i suoi concerti dove l’autore mostra la conoscenza strumentale scegliendo formazioni per riuscire ad enucleare uno spazio lirico di particolare intensità. Nel cospicuo catalogo viozziano appaiono pagine per organo, per coro sacro e profano, elaborazioni di canti popolari, liriche per voce e pianoforte e alcune messe per coro misto e organo comitante.
(Carassai, Ascoli Piceno 1902; Roma 22-IV-1976)
Studiò canto gregoriano e composizione nel Pontificio Istituto di Musica Sacra di Roma. Insegnò musiche nel seminario di Fermo e diresse la cappella del duomo, dedicandosi inoltre ad altre attività corali in città. Nel 1934 fu chiamato alla direzione della cappella romana di S. Giovanni Laterano. Ha collaborato alla pubblicazione dell’Opera omnia di Palestrina. Ha composto ogni sorta di musica sacra: Messe, mottetti, salmi, ecc. .. Nelle Edizioni A.I.S.C. si trovano, tra l’altro, “Graduale e Alleluja” per le Domeniche di Pasqua, “Alleluia e Versi” per le domeniche 1, 2, 3 dopo Pasqua.
(Palermo, 12-XI-1973)
Studia al “Bellini” di Palermo dove consegue i diplomi in Pianoforte, Organo, Musica corale e Direzione di coro, Composizione (con Marco Betta) e Direzione d’orchestra con Carmelo Caruso. Concertista come solista al pianoforte e all’organo, come accompagnatore di cantanti lirici e formazioni corali e cameristiche, è organista titolare della Chiesa Madre di Bagheria, direttore del coro “Sancte Joseph”, membro della sezione musica sacra dell’ufficio liturgico della “Arcidiocesi di Palermo”. Ricopre inoltre la carica di Ispettore dell’Ente Autonomo Orchestra Sinfonica Siciliana.
Fabrizio Visentin, ha perduto la vista a otto anni in seguito allo scoppio di un residuo bellico.
Dedicatosi agli studi musicali ottenne a soli 18 anni il diploma d'organo e composizione organistica con il massimo dei voti, a cui seguì quello di pianoforte. Continuò lo studio della composizione e si diede all'insegnamento.
Nel 1960 con la moglie Lidia Bertin, a sua volta diplomata in pianoforte, diede vita all'Istituto Musicale in Oderzo che porta il loro nome. Rinomato Istituto che ora conta oltre  280 allievi.
Autore di innumerevoli composizioni per i più svariati strumenti, per coro e per gli allievi della scuola, tra cui diversi non vedenti.
Ha vinto concorsi di composizione e promosso numerosissime stagioni concertistiche.
Fu fondatore e prezioso collaboratore del Coro “Città di Oderzo” di cui è attualmente Presidente, favorendone lo sviluppo dell'attività sino al raggiungimento di affermazioni Nazionali e Internazionali.
(Cremona, 1957)

Musicista e compositore multiforme, flautista dolce, didatta. Largo è anche lo spettro della formazione al conservatorio di Parma dove avvicina più discipline (dal suono e dalla vocalità barocca alle esperienze del pianoforte jazz e musica elettronica). Tra i precipui interessi vi è la pedagogia e la didattica musicale che porta alla composizione di opere per l’infanzia con le opere sui testi di Gianni Rodari e di numerosissimi quadri musicali di derivizione popolare (filastrocche, versi giocosi e descrittivi e quadri ricchi di fantasia). Variegata anche la parte mottettistica e madrigalistica insieme alle composizioni per flauto dolce. Caratteristiche e originali i pezzi di “Mikokosmos” musica per funghi e pianoforte come si evince dal titolo.
(S. Giorgio in Bosco, Vicenza 29-V-1880; Vicenza 11-III-1954)
Si licenziò, in filosofia e lettere all’università di Padova e contemporaneamente studiò musica conseguendo il diploma in canto corale al Conservatorio di Parma. Approfondì anche la conoscenza del canto gregoriano nell’ambito dell’Associazione di S. Cecilia, quando ancora non esisteva il Pontificio Istituto di musica sacra. Fu ceciliano attivissimo in diocesi e fuori dovunque portando il peso della sua cultura e della sua personalità intransigente. Per oltre quarant’anni insegnò musica e canto corale nel R. Istituto magistrale di Vicenza; nella sua parrocchia di S. Caterina, in città, fu organista e istruttore della Schola cantorum. Sue composizioni si trovano nei cataloghi di parecchie Case Editrici (Chenna, Capra, Bertarelli, Zanibon, SAT, AISC), e tuttavia non sono moltissime, specie quelle vocali. Tra queste c’è la “Messa Regina pacis” a 3 voci miste (Ed. Carrara). Si disse che avrebbe potuto scrivere di più, se non fosse stato “timoroso dei suoi limiti”. Relativamente più numerosi sono forse i pezzi per organo o armonio. Tra questi, “24 composizioni per la Messa letta e la Benedizione col SS.” nel fascicolo di maggio 1920 de “L’Organista italiano” (Ed. Carrara)
(Roma, 18-VII-1921)
E’ stato il primo Responsabile dei Programmi Musicali della Radio Vaticana lavorando all’emittente dal 1950 al 1987 ed è ancor oggi membro decano della Commissione Artistica del medesimo ufficio. Violinista di valore, ha studiato a Roma con Gioconda De Vito, con Giuseppe Matteucci Viola, con Alfredo Palombi Contrappunto, Fuga e Istrumentazione, con Carlo Iachino Composizione e con Bernardino Molinari Direzione d’orchestra. A 13 anni era già titolare dell’organo della Chiesa di S. Carlo ai Catinari. Del compositore, oltre alla vasta produzione musicale liturgica trasmessa da Radio Vaticana, si ricordano alcune grandi paginetra cui l’opera lirica di notevole successo “Davide Re” su libretto di Raffaello Lavagna. Tra le ultime composizioni l’impressione sinfonica “Tertium Millenium in Mundo” (2000) su incarico del Chairman della Korea International Opera & Music Foundation.
(Sepino, Campobasso 11-III-1913; Roma 20-VI-1974)
Sacerdote e compositore, ebbe come primi maestri G. Pagella e A. De Bonis. Ha poi frequentato il Liceo Musicale di Padova e il Conservatorio S. Cecilia di Roma, dove si è diplomato in composizione con Virgilio Mortari. E’ stato insegnante di musica e direttore di coro in diversi Istituti salesiani, nonché docente presso il Conservatorio di Bari e nel Pontificio Istituto di Musica Sacra di Roma. Nel 1948 vinse il 1° premio del concorso nazionale di musica per organo bandito da S.M.C. (Edizioni Carrara) di Bergamo e nel 1950 il 2° premio per la “Messa Filius sapiens” in onore di S. Domenico Savio, a 2 voci uguali. Altre Messe: “Tota pulchra” a 3 voci miste; “Lauda Sion” a 4 voci ineguali (S.C.T.B.); inoltre mottetti, canti per le varie ricorrenze prima e, soprattutto, dopo il Concilio vaticano II. Parallelamente ha sempre composto pezzi per organo, molto personali e linguisticamente aggiornati, come tutto il resto della sua produzione: la raccolta “Lauda Sion”, impressioni gregoriane (Carrara, 1957); “La Messa nuziale” (6 pezzi); “L’organista alla Messa rinnovata dal Concilio” (43 pezzi, Carrara, 1967)
(Pavia 9-IV-1884; ivi 30-XI-1948)
Studiò al collegio “S. Francesco” di Lodi, dove usufruì delle lezioni musicali di E. Pozzoli. Passato al Conservatorio di Milano ebbe a maestri V. Ferroni, A. Galli e C. Andreoli e come direttore G. Gallignani. Un primo incarico lo trovò per breve periodo come maestro di cappella alla prepositurale di Varese. Poi tornò a Pavia e vi rimase fino alla morte, intensamente e quasi esclusivamente dedito alla composizione sia sacra che profana. Nel 1924 fu nominato insegnante e direttore del Civico Istituto Musicale. Uomo religioso, trovò naturale scrivere per la chiesa; e lo fece con continuità e convinzione. Infatti appare tra i primi collaboratori dell’editore Carrara; dal 1915 la sua musica ha sempre impreziosito il catalogo dell’editore bergamasco. Ma aveva scritto e continuò a scrivere per altri editori. In tutto compose 16 Messe per vari organici vocali e organo: “Messa solenne in onore di S. Siro” (A.T.B.), 1909; “Missa secunda in honorem Sancti Joannis Baptistae” (2 voci uguali), 1910; “Missa tertia pro defunctis” (T.T.B.), 1911; “Missa puerorum” (1 voce; esiste anche una versione a 2 voci, A. Br.), 1913; “Messa costantiniana In hoc signo vinces” (C.T.T.B.), 1913; “Missa Sanctae Crucis” (T.T.B.), 1914, tutte di edizione Centemeri di Monza. Inoltre: “Messa settima in onore di S. Rita da Cascia” (2 v. Pari), 1916 ed. Bertarelli; “Missa jubilaris anni sancti 1925” (A.T.B.; esiste anche la versione T.T.B.), 1925; “Missa jucunda” (T.T.B.; esistono anche le versioni A.T.T.B. e A.T.B.), 1932; “Messa gaudiosa in onore della B.V. di Lourdes” (A.T.T.B.), 1934; “Messa Cristo Re” (A.T.B.; esiste anche la versione T.T.B.), 1939; “Grande Messa Tu es Petrus” (A.C.T.B.), 1941; tutte di edizione Carrara. Ancora: “Missa Regina pacis” (A.T.B.; esiste anche una versione a 2 voci bianche), 1946, ed. Ricordi; “Messa Stella Mattutina” (2 v. pari), 1947; “Messa Mater purissima” (per C. oppure C. e Br.), 1948; “Messa Tabernaculum Altissimi” (A.T.B.), 1948; tutte e tre di edizioni Casimiri. Tra i mottetti: “Adoramus Te” a 2 voci pari; “Et dominabitur” a 3 voci miste; “Tantum ergo” a 3 voci miste. Per organo o armonio parecchi coloriti pezzi, pubblicati per lo più nelle varie annate delle riviste Carrara; tra questi “Dodici Pezzi Originali” ne “L’Organista italiano (marzo 1920), 40 composizioni furono riunite nel volume “La Vittadiniana”
(Venezia, 1678-Vienna, 1741)

La grandezza del “Prete rosso”è stata riconosciuta col progressivo crescere, nello scorso secolo, di una più approfondita coscienza musicologia. Le sue composizioni strumentali sono circa cinquecento e tra esse campeggiano “L’Estro armonico,”La stravaganza” “Il cimento dell’armonia e dell’invenzione” che comprende i quattro concerti delle “Stagioni”, “La cetra”, “I concerti a violino principale”. In queste pagine concertistiche si noterà l’accresciuta autonomia del solista insieme alla consolidata suddivisione in tre movimenti dell’opera, lo sfruttamento completo delle possibilità di dialogo tra solista e insieme, le caratteristiche della ritmica degli Allegro contrapposta al lirismo fluido e ampio degli Adagio. Arricchiscono il catalogo una cinquantina di opere liriche, musica sacra, quarantacinque cantate da camera musica vocale sacra e profana di varia struttura. Viaggiò per l’Europa con la sua interprete preferita, Anna Giraud. Ne dissero male. Ebbe trionfi memorabili ma morì in miseria. Contraddizioni di vita d’artista. (gnv)

Palermitano. Docente, organista e direttore di coro, mostra una accurata scrittura mottettistica sempre sostenuta da una vena di sentita spiritualità e di partecipata misura liturgica. Ha studiato al “Bellini”, il conservatorio della sua città (Organo e Composizione organistica, Musica Corale e Direzione di Coro).
(Wurzburg, 15-VI-1749; Darmstad, 6-V-1814)
In genere gli organisti (almeno quelli storicamente preparati...) quando si imbattono in una pagina dell’ ”abate Vogler” ( così lo chiamavano...) girano pagina e passano ad altro autore. Poco sopportano la dottrina, il cenno scolastico e il senso di una musica ibrida tra fine ‘700 e prodromi romantici. Così come ci si poteva risparmiare la fatica di rinvendire pagine sinfoniche ancor più appesantite dal gravame strumentale e dal senso effettitistico ricercato pomposamente in ogni pagina. Eppure il caro “abbé Vogler” ha un suo ruolo e una sua storia che esula dal ponderoso corpo compositivo strutturato su sinfonie, opere e operette per il teatro, musica da camera, messe,  dialoghi musicali, sonate per organo e preludi per pianoforte...Sostanzialmente fu un didatta di livello, un innovatore e animatore degli studi musicali dell’epoca sostenuti in più parti del mondo allora conosciuto (Svezia, Germania, Portogallo, Grecia, Africa...). Veniva dall’eccellente mondo dottrinale italiano avendo studiato e approfondito la materia con padre Martini a Bologna e padre  Vallotti a Padova. I migliori. Non amò nessuno dei due ma da entrambi apprese i fondamenti per un nuovo linguaggio armonico di cui fu propulsore. Buon concertista: usava un organo portatile di sua invenzione e si cimentò a far l’organaro progettando grandi strumenti che furono. alla fine, gli insuccessi della sua vita. Se non si fosse fatto elemosiniere e cappellano alla corte di Mannheim, sarebbe anche figura di rilevante simpatia. (Vencelius)
(Hausen, 23-V-1696; Wiemar, I°-VI-1763)
La cittadina di Hausen era nei pressi di Arnstadt e quindi è facile immaginare che il nostro non potesse esimersi dal prendere lezioni dal giovane Bach, titolare di quel borgo luterano. E quale allievo di Giovanni Sebastiano, lo sostituì alla corte di Weimar nel 1721. Bach lo stimava, lo indicava tra i suoi migliori scolari anche se le composizioni dell’allievo non hanno l’impatto e la potenza creativa del maestro. Anzi, l’eccesso di virtuosismo e di abbellimenti, indeboliscono la sintesi creativa che  era propria dell’insegnamento bachiano.
Non numerose le opere rimaste.  Risulta perduta una “Marcuspassion” che forse meglio ci avrebbe indicato le tracce della formazione bachiana.