Papa Ratzinger invita a cambiare partitura
Alcuni dati: 15mila i canti liturgici censiti dalla CEI
Circa 100 quelli più eseguiti
384 quelli approvati dal repertorio nazionale
Assoli di chitarra, cori africani e rock’roll: per decenni è stata la colonna sonora delle messe. Ora il Papa INVITA a cambiare partitura e a tornare all’antico.
Ogni giorno, nelle chiese italiane, si ascoltano canti che i religiosi per primi giudicano “desolanti, lagnosi, bizzarri.” Dall’”alleluia delle lampadine” all’”Osanna del Santo africano”, viaggio nella liturgia contemporanea ridotta a un Sanremo che ha fatto
storcere il naso ai grandi musicisti. E al Papa.
E’ ora di mettere al bando le “armi di distruzione della messa”
Nella Chiesa italiana, spesso divisa, c’è un argomento che mette d’accordo tutti, un po’ più scandalizzati i tradizionalisti, un po’ più ironici i progressisti: le canzoncine devote che si ascoltano ogni domenica in tutte le parrocchie della penisola tra l’introibo
e il missa est sono quasi sempre desolanti, banali, lagnose o bizzarre, talora ridicole e a volte persino sbadatamente eretiche. Tanto che nessuno giurerebbe che lo strepitoso rap che la regista Alice Rohrwacher, appena acclamata a Cannes, fa cantare ai catecumeni
nel suo film Corpo celeste(“mi sintonizzo con Dio/è la frequenza giusta/mi sintonizzo proprio io/e lo faccio apposta”)sia del tutto inventato, e non magari ascoltato veramente in qualche oratorio di periferia.
Non si può dire che gli allarmi non siano risuonati, è il caso di dire, molto in alto. già venticinque anni fa l’allora Cardinale Ratzinger fu spietato con la playlist degli altari:” una Chiesa che si riduca a fare solo della musica “corrente” cade nell’inetto
e diviene essa stessa inetta”.
Oggi, da Pontefice amante della musica, insiste sul concetto in un libro, Lodate DIO con arte,applaudito dal maestro Muti, anche lui “esasperato” da “quelle quattro strimpellate di chitarre su testi inutili e insulsi che si ascoltano nelle Chiese, un vero “insulto”.
La questione sta diventando spinosa, anzi esplosiva, perché da anni è sullo stile delle celebrazioni che si gioca l’aspra contesa tra conciliarismi e restauratori, con i secondi al facile attacco di quella “eresia dell’informe” come la definisce lo scrittore
tedesco Martin Mosebach, che corrode la liturgia a colpi di “canti sguaiati”.
A che serve avere belle chiese se la musica è penosa?, insorse dieci anni fa l’allora presidente del Pontificio istituto di musica sacra, il catalano Valentino Miserachs Grau.
La Chiesa francese ha risolto la questione da tempo, con piglio gallicano, stilando una lista di canti ammessa, rigorosa e vincolante, una sorta di canatur, versione canora dell’imprimatur. Invece in Italia, sede del cattolicesimo ma anche patria del “bel canto”,
l’anarchia del parrocchia rock’n’roll sembra ingovernabile.
Ogni diocesi dovrebbe possedere un Ufficio di musica sacra tenuto a vigilare sulla serietà del sacro pop, ma di fatto quel che finisce per risuonare tra banchi e navate, è quasi sempre frutto della creatività improvvisata di qualche catechista munito di ipod,
o di certi sacerdoti chitarristi. la scena, un po’ dovunque,dev’essere quella frettolosa e distratta descritta dal bolognese don Riccardo Pane nel suo sconsolato “liturgia creativa”. Prima della messa mi piomba in sacrestia qualcuno a chiedere:”Don, che cosa
cantiamo?” e il mio ritornello è inevitabilmente “vatti a leggere le antifone e vedi se trovi un canto che ci azzecca”.
Il risultato è nelle orecchie di tutti. Reperibile a vagonate anche sui canali di youtube, pure in versioni medley e remix. Motivetti che non ci azzeccano proprio, in congruità (Signore scende la sera cantato alla messa delle 11 di mattina), cascami di musica
di consumo simil-Ramazzotti e para-Baglioni, esotismi world music con bonghi e maracas(come il cantatissimo Osanna –eh africano che )che sconcertano le vecchiette, azzardi stilistici estremi (c’è un Gloria hip-pop) perfino coover da grandi successi(allucinata
la parafrasi del Pater sull’aria di The Sound of silence di Simon & Garfunkel:”Padre nostro tu che staiiiiii/in chi ama veritàààà…”)
La ribellione è nell’aria, un gruppo Facebook frequentato da sacerdoti ha stilato perfino la classifica dei canti + disastrosi:ha vinto con 374 nomination L ‘Alleluia delle lampadine, ribattezzato così perché di solito è accompagnato da gesti delle mani che
sembrano mimare il lavoro di un elettricista.
L’Arcivescovo di Bologna ha spuntato personalmente a matita rossa dai libretti parrocchiali i canti che non devono + esserci, come Alleluia, la nostra festa, visto che, semmai la messa è la festa del Signore.